Giovanni Verga - Opere

Verga appartiene alla corrente letteraria del verismo (chiamato così in italia, mentre in Francia viene chiamato naturalismo). Egli tende a rappresentare la realtà così come è, senza intrusioni soggettive, ma non ci riesce, infatti nelle descrizioni di personaggi e ambienti, spesso, si introduce per descrivere meglio. Verga inizialmente operò nell'ambiente milanese dove scrisse i suoi primi romanzi di successo, Eva e Tigre reale. Ritornerà nell'ambiente siciliano con la novella Nedda. Questa parla di questa ragazza, bracciante, che deve prendersi cura della madre malata che poi muore, dopo essersi sposata con Iano, e quindi parla delle sue sfortune e fortune. Altre novelle di Verga sono Mazzarò in cui emerge uno dei tre miti vergani, quello della Roba (le terre) e Jeli il pastore in cui emerge il mito dell'onore. Tra i romanzi ricordiamo: I Malavoglia in cui sono presenti i tre miti vergani la roba, l'onore e il focolare domestico, rappresentati dai vari personaggi, padron 'Ntoni, simbolo del focolare domestico, Alesi e Mena anche loro rappresentanti di quest'ultimo, che riscattano, proprio perchè restano uniti, la casa del Nespolo; 'Ntoni è il nipote maggiore, è il simbolo della trasgressione e non ascolta il nonno, non rimane quindi nel focolare domestico. Quando infrange il mito dell'onore (era stato in carcere) non rimane nella casa del nespolo. Nel romanzo sono presenti molti proverbi, indovinelli, filastrocche, usanze (salare le olive e le acciughe, vendere le noci alla festa dei morti e tornare dalla sciava - la lava, le pendici dell'etna - con un fascio di ginestra sulle spalle). Un altro protagonista è il marein tempesta, come i personaggi de I Malavoglia. I Malavoglia è un romanzo dell'unione familiare, infatti il motto è: "chi resta unito ai salva". Si salvano Mena e Alessi perchè hanno seguito gli insegnamenti del nonno che viene definito il pollice della mano. Un altro romanzo degno di nota di Verga è senza dubbio Mastro don Gesualdo, che parla della storia di un mastro che vuole diventare don (signore), appelativo di origine spagnola. Ci riesce perchè da mastro riesce ad accumulare una certa fortuna, ma non potrebbe mai diventere don, se non sposando una nobile e così fu. Sposò una nobile decaduta, ma alla fine nè la figlia della donna, Isabella, che non lo apprezza e ha vergogna delle mani del padre, rozze, nè i servi che nel punto di morte non lo accudiscono,c ome si conveniva un nobile e dicono "guarda! Un mastro che ha la fortuna di morire in delle lenzuola di lino", riescono ad accettarlo.

La differenza tra la provvidenza di Manzoni e quella di Verga è che nel primo c'è la fede, nel secondoun mezzo di sussistenza.

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