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O falce di luna calante - Commento

Testo
O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe ’l vasto silenzio va.

Oppresso d’amor, di piacere,
il popol de’ vivi s’addorme...
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Commento
Questa lirica fa parte della raccolta “Canto novo”, composta dal poeta all'età di diciotto anni e rivela la filosofia di vita dell’autore tesa alla gioia di vivere. La poesia è composta da tre strofe di quattro versi, costituite ciascuna da due novenari e da due dodecasillabi, l'ultimo dei quali è sempre tronco.
Il giovane poeta contempla uno spicchio di luna o, meglio, le sensazioni che quella visione gli suscita. La terra diventa un enorme campo che ondeggia di sogni, proprio perché la luna ha la forma di una falce. Da un lato gli pare di essere il dominatore di quel vasto panorama; dall'altro avverte come un brivido di stupore e timore, perché tutto sembra ridursi a vaghi sogni e a piaceri che non durano. Ma è una sensazione, non una riflessione; e si risolve semplicemente in una vaga suggestione musicale.

La produzione letteraria di D'Annunzio è basata prevalentemente sul mito decadente dell'estetismo e su quello del superuomo. Nella produzione poetica assume rilievo il tempo del “panismo”, cioè la fusione dell'uomo con la natura in un armonioso “tutto” vivente. Il poeta ricerca un linguaggio raffinato, ricco di musicalità e di immagini dove il significato delle parole perde importanza rispetto al loro suono.

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