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Il Dolce stil novo

L'affermazione della lingua volgare nella letteratura del 1200
Nella prima meta' del 1200 ebbe molta importanza la poesia in lingua volgare siciliana che fiorì nella corte di Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Ipero. Questo sovrano, colto e intelligente, aveva radunato nella sua corte di Palermo i migliori ingegni del suo tempo (poeti, filosofi, ingenieri, architetti, artisti) senza distinzione di razza o religione.
La poesia siciliana era una poesia amorosa che aveva come argomento l'amore , e la donna era vista come una creatura bella e splendente capace di dare all'uomo gioia e pienezza spirituale. Morto Federico II (1250) anche l'attività della sua corte finì e in campo letterario si affermò una nuova poesia che fiorì in un'altra regione italiana: la Toscana.
In Toscana ci fu una ricca produzione letteraria sia in poesia che in prosa e la lingua utilizzata era il volgare toscano. In campo poetico in Toscana ci furono due tipi molto diversi di poesia :

- il Dolce stil novo:
- la poesia comico - realistica.

Il Dolce stil novo
L'iniziatore di questa poesia fu il bolognese notaio, Guido Guinizzelli (1230\40-1276 circa).
Lo seguirono e lo imitarono numerosi poeti toscani: Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Gianni Alfani, Cino da Pistola, Dante Alighieri.
L'unico tema delle loro poesie era l'amore.
Questi poeti celebravano ed esaltavano la donna che suscita nell'uomo il fenomeno dell'innamoramento.
L'amore per gli stilnovisti non è una passione fisica travolgente ma forza spirituale positiva che rende nobile l'animo dell'uomo innamorato e lo spinge verso la perfezione morale.
Naturalmente soltanto gli uomini che hanno un animo gentile possono provare questi effetti e vivere il sentimento d'amore in modo cosi' elevato.

Guido Guinizzelli
Vedut'ho la lucente stella diana,
ch'apare anzi che 'l giorno rend'albore,
c'ha preso forma di figura umana;
sovr'ogn'altra me par che dea splendore:

viso de neve colorato in grana,
occhi lucenti, gai e pien' d'amore;
non credo che nel mondo sia cristiana
sì piena di biltate e di valore.

Ed io dal suo valor son assalito
con sì fera battaglia di sospiri
ch'avanti a lei de dir non seri' ardito.

Così conoscess'ella i miei disiri!
ché, senza dir, de lei seria servito
per la pietà ch'avrebbe de' martiri

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