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La demenza digitale


Lo studio scientifico condotto per anni nella Corea del Sud, dove la popolazione è quella che più fruisce di Internet grazie alla diffusione della tecnologia wireless, ha portato il neuroscienziato Manfred Spitred a stilare il saggio “Demenza digitale-Come la tecnologia ci rende stupidi “. Egli, analizzando gli effetti che i mezzi di comunicazione digitale hanno sul nostro cervello, è arrivato a conclusioni davvero gravi, infatti, dice che: “Se ci limitiamo a chattare, twittare, postare, navigare su Google… finiamo per parcheggiare il nostro cervello, ormai incapace di riflettere e concentrarsi. L’uso sempre più intensivo del computer scoraggia lo studio e l’apprendimento e viceversa incoraggiare i ragazzi a restare ore davanti ai giochi elettronici. Per non parlare poi dei social che indeboliscono la capacità di socializzare nella realtà e favoriscono l’insorgere di forme depressive”. Inoltre stabilisce che l’uso smodato della LIM, dello smartphone e del portatile sviluppa il metodo astrattivo o deduttivo (dalla regola si ricava l’esempio) e non favorisce l’approfondimento del metodo induttivo o sperimentale (dal particolare al generale).
Per ciò che riguarda gli aspetti positivi dei media tecnologici, secondo me, ci hanno permesso di velocizzare e semplificare la ricerca e la trasmissione delle informazioni. Ne ha favorito la diffusione ampliando il livello culturale rendendo accessibili concetti che spesso erano relegati solo alle categorie esperte, quali mediche, scientifiche, religiose…. Penso anche agli anziani, a cui Internet ha favorito la socializzazione e l’allenamento del cervello, a chi l’uso del PC ha velocizzato la ricerca del lavoro o a chi addirittura lavora da casa, oppure segue le lezioni universitarie. Di vantaggi per l’uso dei media tecnologici se ne possono trovare davvero tanti, così come però di difetti. Per esempio, per noi italiani, lo slang degli smartphone ha sostituito la nostra grammatica, facendoci dimenticare le regole primarie di questa. Forse, si sono annullate totalmente le conoscenze e le relazioni interpersonali. Una volta, si scrivevano le lettere, si usava il telefono e si manteneva sempre il contatto reale con l’altra persona. Invece, oggi, le relazioni sembrano essere spesso fredde e distanti, ma spregiudicate sul web. Probabilmente si è arrivati al punto in cui la cosa più giusta è spegnere per qualche ora la TV e il PC e affidarsi alla riscoperta di quelle attività che per anni hanno guidato l’umanità: lo sport, la buona lettura e magari la scoperta di una nuova socialità che sempre più scompare assieme ai luoghi d’incontro che sono spesso stati sostituiti dalle piattaforme digitali in una realtà che non esiste.
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