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Divina Commedia

Con Dante Alighieri la lingua volgare riceve il suo massimo impulso espressivo e la letteratura italiana, tocca uno dei suoi vertici più alti. Per questo l’Italia ha riconosciuto in lui il “padre” della lingua italiana e il suo poeta nazionale.
Scritta in lingua volgare, la Divina Commedia è un grande poema composto in versi suddivisi in 100 canti. I canti si distribuiscono in tre parti dette cantiche: l’Inferno, il Purgatorio, il Paradiso. Il poema è allegorico, cioè si serve di personaggi e figure simboliche per trasmettere un messaggio morale: mostrare agli uomini gli effetti negativi del peccato e insieme indicare la via della redenzione spirituale. Nella Divina Commedia Dante immagina di essere stato prescelto a visitare l’oltretomba per poter poi narrare agli uomini ciò che vi aveva visto. Colloca il suo viaggio nell’anno 1300. Dante la qui anima è smarrita nel peccato, compie il viaggio attraverso l’inferno, il Purgatorio ed il Paradiso in una settimana.

Dapprima Dante scende nell’Inferno accompagnato dal poeta latino Virgilio, simbolo della regione e della poesia. Dante descrive la struttura di questo mondo ultraterreno, i peccati che qui vengono puniti, i peccatori che incontra e le pene cui sono stati condannati. L’onore del paesaggio, la disperazione dei dannati in eterno, il tormento dei castighi aumentano via via che ci s’inoltra nell’abisso. Dal fondo dell’Inferno attraverso “un cammino oscuro” Dante giunge sino all’opposto emisfero dove s’innalza la montagna del Purgatorio; Virgilio lo accompagna nella faticosa salita ed è ancora un percorso tra la sofferenza del peccato e della punizione. Nel Purgatorio, però, i peccatori scontano la pena per purificarsi e diventare degni di essere ammessi al cospetto di Dio; così ci si avvicina al Paradiso terrestre, Virgilio abbandona il suo ruolo di guida: spetta a Beatrice, la donna che Dante ha amato, simbolo della Grazia, il compito di accompagnarlo nel Paradiso. Il Paradiso, formato da nove Cieli e dall’Empireo, è la sede di Dio e dei beati. Passando in Cielo, il poeta può osservare la felicità dei beati che gli vengono incontro: essi hanno meritato l’amore di Dio e hanno ricevuto in premio la visione eterna di Dio. Poi Dante scende nell’Empireo dove, vede lo splendore di Dio. Il viaggio di Dante ed il suo poema hanno un lieto fine.

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