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Gabriele D'Annunzio nacque nel 1863 e rappresenta la figura molto discussa di uomo e di artista, dominò il gusto e le tendenze artistiche della generazione che visse tra il finire del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo.
Egli è considerato, con Pascoli, il maggiore esponente italiano del Decadentismo , nacque a Pescare da una famiglia borghese e iniziò giovanissimo la sua intensa attività letteraria di poeta, romanziere e autore di teatro.
Alla vigilia della Prima guerra mondiale si schierò a favore degli interventisti e partecipò ad alcune spericolate azioni , tra cui su Vienna (9 agosto 1918) con il lancio di volantini tricolori sulla città. Simpatizzò per
il fascismo e dal 1921 fino alla morte nel 1938 dimorò nella sua villa di Gardone, da lui chiamata "Vittoriale degli italiani".
Fra le sue numerosissime opere si ricordano i romanzi il Piacere (1889), L'innocente (1892), il trionfo della morte (1894), Le vergine delle rocce (1895), Il fuoco (1900), le opere teatrali La città morta (1904); i componimenti poetici Maia, Elettra e Alcyone, pubblicati nel 1903. La caratteristica fondamentale dell'arte di D'Annunzio è una squisita

sensibilità verbale e musicale che, nei momenti più felici , riesce a cogliere le più segrete vibrazioni dell'anima.
Sfruttando in mondo completamente nuovo le tradizionali risorse metriche (rime, allitterazioni, assonanze, ecc), l'autore raggiunge straordinari risultati poetici grazie ai quali il testo più che dire suggerisce, crea
armonie musicali e sensazioni indistinte, associa idee e immagini inusuali, esprime la piena identificazione dell'autore con il ritmo della natura. Il poeta, sul finire dell'estate, viene assalito da un improvviso sentimento di ansia , originati dallo scorrere della sabbia nella sua mano. Il pensiero della morte, evocato dall'idea dell'inesorabile fluire del tempo, suscita in lui la riflessione sulla fugacità della vita e delle cose.

La sabbia del tempo - Gabriele D'Annunzio

Come scorrea la calda sabbia lieve
Per entro il cavo della mano in ozio,
Il cor sentì che il giorno era più breve.

E un'ansia repentina il cor m'assalse
Per l'appressar dell'umido equinozio
Che offusca l'oro delle piagge salse.

Alla sabbia del Tempo urna la mano
Era, clessidra il cor mio palpitante,
L'ombra crescente d'ogni stelo vano
Quasi ombra d'ago in tacito quadrante.

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