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Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli nacque nel 1855 a San Mauro di Romagna, dove il padre amministrava una vasta tenuta dei principi Torlonia. L'infanzia trascorse serena fino all’avvenimento che segno tutta Ia vita del poeta: il 10 agosto 1867 il padre fu ucciso in un agguato, per motivi mai chiariti, mentre tornava da Cesena a San Mauro. Di li a poco seguirono altri lutti: morirono infatti l'amatissima madre e alcuni dei nove fratelli.
Giovanni poté comunque concludere gli studi con la laurea in Lettere, iniziando a insegnare nei Licei e a comporre le prime poesie. Si era intanto avvicinato alle idee socialiste, che egli interpreto a suo modo, sostenendo che l’Italia era Ia grande "proletaria", cioè una nazione povera e sfruttata che doveva conquistarsi un proprio spazio lottando contro l’egoismo dei paesi ricchi. Peraltro Pascoli non rinnego mai la sua formazione cristiana, da cui derivo un’attenzione particolare ai temi del male e del dolore e una tensione continua verso la dimensione ultraterrena, anche se rivisitata attraverso una sensibilità inquieta e inappagata.

Nel 1885 Pascoli riusci a ricomporre il "nido" familiare, chiamando le sorelle Ida e Maria a vivere con sé. Dopo alcuni anni i tre si trasferirono in una casa di campagna a Castelvecchio, presso Barga, in Garfagnana: era il ritorno a quel mondo agreste che al poeta ricordava Ia pace perduta dell’infanzia.
Nel 1895 Pascoli inizio Ia carriera universitaria che lo porto a insegnare a Messina, a Pisa e infine a sostituire il Carducci, di cul era stato allievo, sulla prestigiosa cattedra dl Letteratura italiana a Bologna (1905). Pubblicava intanto Ie sue varie raccolte di poesie, diventando (insieme a Gabriele D’An-
nunzio) il poeta più quotato e noto del primo Novecento.
Morì a Bologna nel 1912.
Le sue opere più importanti furono: Myricae, I Poemetti, I Canti di Castelvecchio e I Poemi conviviali.

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