Genius 2742 punti

Ludovico Ariosto

La produzione lirica
La produzione lirica può essere suddivisa in due sezioni:
- una in latino;
- l'altra in volgare.
Nella produzione lirica, Ariosto si mostra ovviamente sensibile al modello petrarchesco.
Ma più interessante è poi la libertà e l'originalità con la quale Ariosto interpreta il rapporto con la tradizione.

Le satire
Il poeta si dedicò alla composizione delle satire solo dopo la stampa della prima edizione del poema.
La satira prevede uno sviluppo narrativo e una struttura discorsiva, il suo modello principale è il latino Orazio, con le sue Satire e le sue Epistole.
Ariosto scrisse sette satire, esse traggono origine da eventi biografici e rispondono perlopiù a un bisogno di difendersi o di affermare il proprio punto di vista.
Le satire sono rivolte a personaggi reali: Ariosto immagina di colloquiare con essi, rispondendo alle loro domande.

Satira I: Ariosto espone i motivi che lo hanno indotto a rifiutarsi di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria.
Satira II: Ariosto chiede al fratello Galasso di procurargli a Roma un alloggio dignitoso; il poeta coglie l'occasione per criticare con severità la corruzzione del papa e del mondo ecclesiastico.
Satira III: Il poeta espone al cugino Annibale Malaguzzi il suo ideale di vita semplice e schivo da ambizioni mondane: desidera solamente una buona moglie e la pace della coscienza.
Satira IV: durante la permanenza in Garfagnana, rivolgendosi a Sigismondo Malaguzzi, il poeta descrive la propria diffice vita ed esprime la nostalgia per Ferrara e per la donna amata.
Satira V: è ancora rivolta al cugino Annibale Malaguzzi, che si sposava; essa tratta appunto della vita matrimoniale, esponendo i rischi a essa commessi.
Satira VI: è rivolta a Pietro Bembo, cui Ariosto chiede consiglio per il figlio Virginio, bisognoso di un precettore in grado di educarlo saggiamente.
Satira VII: fu scritta in Garfagnana, ed è rivolta al cancelliere del duca Alfonso. Ariosto rifiuta di diventare l'ambasciatore degli Estensi presso la corte di papa Clemente VII a Roma. Ancora una volta il poeta delinea il proprio ideale di vita: accanto a una donna innamorata, tra i libri e gli amici, al di fuori delle frenesie della società mondana.
Le satire ricorrono alla terzina dantesca.

Registrati via email