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Il videofonino
Introduzione
Questo libro è una riflessione sulla nascita e sul destino di una tecnologia comunicativa che vuole inglobare in uno stesso sistema la comunicazione vocale e quella visiva. Il videotelefono mobile sta diventando un apparecchio disponibile a costi accessibili per una larga pare della popolazione mondiale. Per cominciare bisogna riportare una considerazione di senso comune sull’impressione che il desiderio di far propria tale tecnologia sia stata assorbita dalla telefonia mobile. Il video-telefono portatile è visto come estensione della telefonia mobile, piuttosto che un bisogno avvertito dall’utenza. Il traffico vocale produce l’80-90% dei ricavi. La videochiamata si presenta come un innesto sul tronco del contatto vocale, un mercato di nicchia rispetto alle dimensioni di massa dei servizi vocali. La telefonia di III generazione (UMTS: Universal Mobile Telecommunication System) non è ancora adeguata al livello di reti di connessione e le apparecchiature mobili solo ora iniziano a essere disponibili in grande quantità. La progressiva evoluzione tecnologica porterà agli utenti delle reti wireless una maggiore quantità di banda. La possibilità di video chiamare, ossia di trasmettere una grande quantità d’informazioni per descrivere i fenomeni audio-visivi nel loro naturale fluire, diverrà un’applicazione standard. Inoltre la video-comunicazione mobile ha un campo di azione enorme. L’occhio attivo del videofonino può darci la possibilità di soddisfare istantaneamente l’esigenza di avere informazioni appropriate.
La variabilità applicativa è la dimostrazione di come la video-comunicazione che si affaccia al canale fonico sia uscita dall’impasse tecnica che ne contraddistingueva il passato, mentre, nello stesso tempo, la fanno sembrare eccessivamente aperta a metamorfosi di ogni tipo. Il nostro approfondimento vuole tentare di catturare le dimensioni che potrebbero segnare l’evoluzione di questa tecnologia provando a filtrarle attraverso un setaccio che ci consenta di osservarle non solo nel loro complesso processo di mediazione socio-tecnica ma anche nel loro aspetto fenomenologico e culturale.
PARTE PRIMA Pronto chi guarda? Storia della videocomunicazione telefonica
Nel 2003 il telefonino ha compiuto trenta anni: questo è l’intervallo che ci separa dalla prima telefonata effettuata da Martin Cooper (società Motorola) nel 1973. L’apparecchiatura, il Dyna-tac era un prototipo molto scarno, senza display né altre funzioni se non quella di comporre il numero e parlare. Per la commercializzazione sono necessari altri dieci anni e questi sono anni che sono serviti per superare dei limiti di natura composita. Nel 1991 è stato possibile lanciare una seconda generazione di telefonia mobile. La comunicazione mobile di II generazione presenta il vantaggio di descrivere i diversi fenomeni costituenti i messaggi, solo in termini di informazioni numeriche. Sostituendo il precedente sistema analogico con un protocollo sulla tecnica digitale GSM (Global System for Mobile communications) si ha avuto la possibilità di andare oltre la comunicazione vocale, introducendoci ai servizi come il fax e messaggistica varia (SMS Short Message Service). Queste prime applicazioni ci hanno fatto entrare in un mondo telefonico più complesso, mentre i telefonini si dotano di schede intelligenti estraibili. Nasce la SIM (Subscriber Identity Module) cioè una minuscola identità elettronica personale che consente al cliente di attivare i servizi acquistati su qualunque telefono. Le sim sono in grado di contenere degli applicativi software aggiornabili ed espansibili. Si è riusciti ad ottenere questi livelli di modularità e intercambiabilità grazie allo sviluppo e all’adozione di uno standard tecnologico comune. Il GSM è stato un elemento strategico di successo che ha permesso al vecchio continente di giocare il ruolo di leader tecnologico mondiale.
Nel 2004 è decollata la III generazione di rete, l’UMTS, sistema a banda larga perché capace di trasportare una quantità di dati molto maggiore rispetto alla precedente tecnica. Il successo della telefonia mobile spingeva gli operatori a immaginare e attualizzare servizi che riuscivano comunque a differenziare le varie offerte commerciali. Tali sperimentazioni si poggiano su protocolli di scambio comuni ed è stato proprio lo sviluppo di diversi “standard” di passaggio a rivelarsi un potente fattore di disturbo. Bisogna premettere che strutturare uno standard è laborioso. È un processo in cui si devono apprendere la maggior pare delle esigenze dell’utenza per consentire ai costruttori di software e hardware di produrre dei dispositivi in grado di implementare i servizi. La difficoltà evidente è quella di attuare delle politiche di raccordo tra gli interessi di tutti gli attori in gioco.
Definiti con dei numeri intermedi tra il 2 e il 3 (2.5 e 2.75) i vari GPRS (General Packet Radio Service) i-mode giapponese o EDGE (Enhanced Data GSM Environment) si sono rivelati poco standard a supporto dei servizi; essi hanno complicato la vita alla piena implementazione dell’UMTS, in quanto si sono moltiplicati i dialetti con cui le apparecchiature mobili e le reti devono essere capaci di parlare. Uno dei motivi di ritardo nell’offerta è stato la mancanza di apparecchiature cellulari appropriate. Era il 2003 ma il fenomeno sembra essere in procinto di ripetersi. Si deve comunque far presente che le reti mobili, che si rifanno a questi protocolli di scambio intermedi, riescono a gestire l’invio di immagini e di brevi videoclip in tempi ragionevolmente accettabili. Più difficoltosa è la comunicazione video “live” senza mettere a rischio la qualità della trasmissione. L’aggiornamento dei software e delle Sim si è rivelato una soluzione poco efficace di fronte alla velocità e alle crescenti pretese dei nuovi servizi. È questo un aspetto così importante da essere messo al centro della IV generazione radio-mobile; la soluzione è nello sviluppo di terminali tecnologicamente Neutri, predisposti a caricare sul proprio Hardware di base il software di funzionamento che le reti wireless metteranno a disposizione. La cosiddetta tecnologia SDR (Software Defined Radio).
Il problema che si sta prospettando è avere utenti che utilizzino le nuove reti con servizi significativamente diversi da quelli della precedente generazione. La sfida è iniziata nel 2005, l’anno del pieno decollo delle reti wireless.
“Net economy” e reti mobili
Le modalità wireless di accesso e trasmissione di informazioni vanno a inserirsi in un sistema di telecomunicazioni che diviene sempre più inglobante e che sembra dotato di vita propria. In realtà siamo noi stessi parte di questo organismo e in esso noi viviamo in una specie di osmosi. Dovremo quindi iniziare a seguire le evoluzioni in maniera più contestualizzata. Abbiamo avuto la prova di quanto sia complicato pensare di importare dei servizi nati in ambienti culturali peculiari. Per chiarire la natura di questa spinta progressiva verso una comunicazione senza fili converrà fare un passo indietro di dieci anni. Tra il 1995 e il 2002 l’occidente è stato scosso da una corrente di innovazione tecnologica che prometteva di creare nuove opportunità di sviluppo per quasi tutti i campi dell’attività umana. Questa visione ha avuto il suo perno nella crescita delle reti di telecomunicazioni e ciò ha consentito di interconnettere quella serie di sottoreti su cui vivono i computer (server) della “rete delle reti” (internet). Quando parliamo di Net economy ò New economy si riferiamo appunto a tale dinamica. Bisogna sottolineare l’effetto trascinamento che la “New economy” ha rappresentato nel mondo del Wireless. Per questo il mondo dei servizi wireless si è visto costretto ad allargare la sfera dei propri confini per agganciare e dialogare con il nuovo e prorompente universo. Il fatto di andare verso un mondo che effettivamente presentava caratteristiche e dinamiche poco conosciute, ha complicato la capacità di ponderare le azioni in rapporto ai risultati raggiungibili; le frequenze aeree usate per trasmettere le informazioni iniziavano a essere messe in vendita dai rispettivi Stati. Oggi possiamo dire che è possibile comprendere tale appannamento di analisi pensando a quanto velocemente i frutti maturati al tempo della “New economy”, e-mail, web, chat, sms, si siano affermati nelle nostre abitudini d’uso. In quegli anni, nei 30 paesi industrializzati dell’OCSE, sono stati impegnati 124 miliardi di dollari in investimenti passivi. Una volta pagato il diritto per usare le frequenze su cui veicolare le comunicazioni UMTS, rimaneva il problema di finanziare la costruzione delle infrastrutture tecniche per realizzare l’effettivo servizio (investimenti attivi). Nella corsa si è quindi creata una forbice tra l’offerta e la domanda che ha evidenziato l’insostenibilità finanziaria dell’impresa. Le società di telecomunicazioni si muovevano in un mercato depresso dall’abbondanza dell’offerta.
Sfogliando la letteratura specialistica sono 3 i driver normalmente menzionati come importanti per lo sviluppo dei nuovi servizi di III generazione:
1. La domanda di servizi sofisticati;
2. La disponibilità di piattaforme tecnologiche in grado di implementarli;
3. L’esigenza da parte dell’industria e degli operatori di rinnovare le apparecchiature in uso per recuperare gli investimenti e aumentare le possibilità di guadagno.
Il problema dello start-up
La tecnologia wireless a banda larga è alla ricerca di un utente più attento e desideroso di nuove modalità comunicative, disposto a sperimentare in un nuovo contesto dei servizi che prima viaggiavano su canali più classici. La teoria economica legata allo sfruttamento delle innovazioni tecnologiche si è trovata più di una volta di fronte a tali dilemmi: cosa precede lo sviluppo di un prodotto/servizio innovativo o di più alta qualità, la domanda o l’offerta? Un prodotto/servizio può essere fruito solo se offerto e il produttore lo rende disponibile solo se la sua vendita è motivo di guadagno. Vi è una situazione d’incertezza che rende problematica la diffusione del prodotto/servizio, il quale, invece richiede un equilibrio stabile tra l’aspettativa di un adeguato supporto nel tempo, e un’altrettanta certezza da parte di chi produce, dell’espansibilità del mercato. Perché una nuova tecnologia si diffonda c’è bisogno di una co-evoluzione positiva di entrambe. La tematica è interessante proprio in relazione allo sviluppo e all’offerta del primo servizio di video-telefonia. La vicenda del primo servizio di video-comunicazione pensato per un mercato di massa ci consente di recuperare le cornici tecniche e culturali in cui dibatte da tempo il progetto.

CAPITOLO SECONDO
Archeologia del video-telefono
La storia tecnica dei media rende evidente almeno 2 fenomeni centrali nello sviluppo del video-telefono. Il telefono si è dimostrato capace di catturare e trasmettere in tempo reale la voce umana, è diventato più chiaro quanto le tecniche combinate di registrazione e trasmissione stabilissero le possibilità di evoluzione dei moderni media.
Parlare per vedersi
L’altro fenomeno rilevante per la video-comunicazione è stato il desiderio di incorporare nella comunicazione a distanza l’immagine della persona. Questa pretesa ha dovuto combattere anche con la qualità specifica della voce. La voce ha un’attrazione già a un livello sensoriale e fenomenologico primitivo in quanto il suono penetra passando dall’orecchio, propaga qualcosa dei suoi effetti attraverso tutto il corpo. A tale proposito è stato notato come la convergenza assoluta dei corpi nella voce e nell’ascolto che avviene nella conversazione telefonica riesca a creare uno spazio attivo per la costituzione di un’intersoggettività ideale. C’è da aspettarsi che la possibilità di video-comunicare incrementi la probabilità di incontro fisico tra persone che si contattano in maniera casuale grazie a servizi di “dating”. La capacità e la garanzia identificativa della voce incoraggiano e permettono lo sviluppo di innovativi servizi come la possibilità di inviare i nostri messaggi vocali, contenuti in un MMS. L’aggiunta delle funzionalità video sembra potersi confrontare con il dissidio che si crea tra un’immagine che fissa lo sguardo e l’attacco e lo scorrere veloce della voce. La video-chiamata improvvisamente riporta in primo piano gli altri elementi espulsi dalla tele-comunicazione restituendo soprattutto la magia del viso. Vi è inoltre una questione specifica di contatto vocale. La voce fa vibrare il corpo sia nel momento in cui la produciamo che quando la ascoltiamo. Questo fatto ricrea un circuito fisico tra i comunicanti; si tratta di un contatto che riforma una specie di canale fisico denso tra le persone.
Il picturephone dell’AT&T
Lo storico ufficiale dell’American Telephone and Telegraph Company (AT&T) afferma che è almeno da 70 anni che le persone pensano tecnicamente al videotelefono. La stessa AT&T fece una dimostrazione di una videochiamata nel 1927 con il candidato presidenziale, poi Presidente Herbert Hoover. Ma il rapporto tra il telefono e immagine a distanza ha richiami anche molto più antichi. La prima presentazione al pubblico di un reale video-telefono avviene all’interno di una fiera internazionale tenuta a Seattle nel 1962. L’apparecchiatura dell’AT&T, denominata “picturephone”, è installata in varie cabine telefoniche distribuite lungo i percorsi della mostra. Per la reale commercializzazione si attende il 1964 quando AT&T presenta il suo “nuovo modo di comunicare”. Il picturephone era un sistema che trasmetteva in maniera simultanea la voce e l’immagine degli utenti attraverso le normali linee telefoniche e, secondo le previsioni, avrebbe sostituito i mezzi di comunicazione odierni entro la fine del secolo. Nel passaggio dalla fase prototipale a quella commerciale l’AT&T investì 500 milioni di dollari in un’impresa veramente visionaria. Il picturephone si appresta a divenire il prodotto più pubblicizzato dell’azienda; nel 1964 il servizio era offerto in poche città con un costo di chiamata che arrivava anche a 27 dollari al minuto. Nel 1970 il servizio debuttò anche a Pittsburgh con l’obiettivo di arrivare a 12 milioni di utenti, ma il picco fu raggiunto nel 1973 con la vendita di solo 453 apparecchi.
Le ragioni del fallimento
Il fallimento commerciale del progetto si rifà a due ordini di motivi: l’economicità e la privacy. L’alto costo del servizio rappresentava una barriera alla diffusione di una tecnologia che alla fine era poco utile. Essendo il servizio ideato dalla sola AT&T risultava inutilizzabile come servizio di videoconferenza tra gli utenti di reti telefoniche diverse.
Economicità
Il ragionamento commerciale a supporto del progetto picturephone era di offrire un servizio costoso ma fortemente agognato da una platea di clienti desiderosi di scambiare le informazioni più varie. Le basse tariffe si sono rivelate un fattore primario nel far aumentare i volumi di scambio. I modelli di “pricing” si sono semplificati e svincolati dalla distanza. L’altro aspetto di interesse per il pricing dei nuovi servizi è la scelta di valorizzarli secondo il criterio del contenuto oppure in base all’impegno delle risorse richieste per il loro trasporto. L’equilibrio è stato creato all’interno di un paradigma sociale più ampio con una segmentazione tra tipologie di operatori ormai ben consolidata nelle sue dimensioni economiche. Spesso si dimentica che la comunicazione è lontana dall’essere il segmento più grande dell’economia rispetto ai settori auto, casa, cibo, medico. Un alternativa è quella di legare la tariffazione alla quantità dei dati trasportati che era il punto di vista classico dell’operatore che doveva interessarsi solo al trasporto.
Privacy
Il secondo aspetto a cui si rimanda per spiegare il fallimento del picturephone è la riservatezza. L’utenza era scarsamente propensa a mostrarsi e cioè ad aprire durante una conversazione la propria casa e la propria intimità. In verità, quando la chiamata diventa mobile la natura del problema si modifica perché il telefono fisso mette in comunicazione dei luoghi, ma il telefono mobile connette delle persone. Nell’introduzione alle regole per sfruttare positivamente la comunicazione visiva si inizia a leggere della rassicurante necessità di apparire nelle condizioni migliori. Il primo consiglio ha a che fare con l’orario della chiamata, da effettuare nelle ore in cui l’interlocutore è presentabile, quindi non prima delle 10 di mattina e non più tardi delle 22. La seconda regola è di non indossare mai abiti bianchi o a strisce e comunque non vestirsi in maniera impegnativa. Il terzo suggerimento ha a che fare con l’illuminazione preferibilmente una luce alle spalle della persona. La quarta regola è quella del sorriso, obbligatorio se si sta effettuando per la prima volta la video-chiamata. Il quinto è l’essere educato; il sesto è fare attenzione al linguaggio del corpo. Insomma una video telefonata non sembra proprio un impresa alla portata di tutti.
Come l’AT&T descrive il picturephone
Rifacendoci a quanto scritto prima, l’attuale lancio del videotelefono sembra ricalcare la stessa strategia seguita dall’AT&T con il suo picturephone. L’apparecchiatura del picturephone era pensata per funzionare armoniosamente con la rete telefonica esistente, essendo collegata a un doppino telefonico per la funzione voce e in parallelo a due cavi per l’invio e la ricezione delle immagini. Nella sua descrizione troviamo gli elementi tipici del futuro personal computer: display, che comprende monitor, telecamera e altoparlante interno; la tastiera numerica a 12 pulsanti; un unità centrale munita di microfono interno e un unità di servizio contenente l’alimentatore e il dispositivo di trasmissione. Dopo aver raggiunto la prima centrale i segnali erano trattati con la tecnica digitale, quando la videochiamata raggiungeva i circuiti domestici, veniva ritrasformato in segnali analogici. Il desiderio di vedersi doveva fare da traino alla convenienza di connettersi attraverso le apparecchiature aperte a molteplici servizi. La semplice telefonata è considerata un valido strumento per supportare egregiamente anche in quegli ambienti affaristici che si consideravano pronti ad accettare forme evolute ed efficienti di scambi informativi.

CAPITOLO TERZO scenari e tecnologia
La tecnologia video-comunicativa richiama quel complesso scenario a cui stiamo attualmente assistendo, ma con 30 anni di anticipo. È solo con l’emergere di una cultura di massa che fa uso di personal computer in cui convergono molteplici funzioni che si può pensare a una videofonia che abbia la capacità di raggiungere un adeguata diffusione. Il caso del picturephone si può leggere come un incubatore di diversi fenomeni ora divenuti pienamente maturi. Tra i tanti è possibile rivelare come il complesso dispositivo telefonico possa aprirsi a usi alternativi. Un sistema acquisiva una certa duttilità tanto da attirare l’attenzione di una particolare figura di utilizzatori, i primi che appartengono a tale categoria sono gli “hacker”, un movimento che ha consentito di diffondere l’informatica al di fuori dei circuiti professionali. Negli anni 70 una particolare figura di hacker era il “phreak”(gioco di parole tra phone e freak) esperto di tecniche e di dispositivi atti a sfruttare o creare diverse funzionalità: uno dei fini era di collegarsi gratuitamente infrangendo le regole. Si potrebbe concludere che il tentativo di introdurre il videotelefono si presenti sempre come una sorta di sonda lanciata per verificare le possibilità di nuove stagioni comunicative. La storia potrebbe ripetersi ancora anche se il linguaggio delle immagini ha nella mobilità e nell’incarnazione esperienziale del cellulare degli alleati formidabili.
La tecnologia e lo spirito del tempo
Il tentativo di introdurre su larga scala il videotelefono mette in evidenza come una tecnologia sia inserita in un determinato sistema di idee e come sia in grado di incarnare o meno lo spirito del tempo. Il telefonino ha avuto il merito di far cadere le remore intellettuali che impedivano di affrontare le questioni tecnologiche in maniera meno avulsa delle altre sfere in cui l’uomo è coinvolto. Un ruolo importante si deve al fatto che ormai si collega automaticamente il telefonino allo specifico corpo a cui appartiene. In termini più generali Myerson vede nell’idea di comunicazione proposta dal telefono mobile ma deriva focalizzata sulla continuità e varietà degli scambi informativi che avvengono non solo tra agenti umani ma con tutta un'altra serie di vari sistemi. Per altri versi è anche una rivalsa del telefono a lungo trascurato dagli studi sociali dei media nonostante la sua efficacia nell’influenzare “le strutture sociali e spaziali della comunità” (Wellman 2001). Da questa disattenzione si evince quella che Wellman definisce “affordance sociale” in termini di strutture e relazioni che nella società sono presenti. In una delle annuali convention del settore tenutasi a Cannes nel 2004, è stato presentato il IV aggiornamento di uno studio qualitativo e quantitativo sugli utenti dei dispositivi mobili. La ricerca ha come concetti guida l’identità, il dialogo e il simbolismo.
Telefono e società
L’indagine sulle evoluzioni del videotelefono può tenere conto delle indicazioni ricavabili dalla storia del telefono anche per il ruolo che il telefono ha avuto come dispositivo mediale peculiare della modernità. Il telefono e la rete telefonica vivono sempre in forte connubio con quelle che si annunciano come le nuove tecnologie di rete. Il rapporto non si limita solo agli aspetti strutturali, ma riguarda anche quelle esperienze psicologiche più intime ritenute peculiari alla società dell’informazione. Il telefono ha portato nella quotidianità delle persone la disaggregazione spazio-temporale, cioè la possibilità di essere contemporaneamente presenti e attivi in luoghi distanti attraverso l’interazione dei corpi. Ciò che è interessante evidenziare ai fini del videofonino è la dinamica di vincoli e opportunità che un sistema di rete affronta. Il videofonino può certamente continuare a essere visto come dispositivo dalla forte caratterizzazione individuale. Va anche inquadrato in un sistema tecnologico di rete che si confronta con le pratiche, i condizionamenti e le concezioni a cui spesso deve sottostare. Peppino Ortoleva dice che il telefono è l’esempio per eccellenza di una rete sociale in quanto ha la funzione di fornite un servizio ma anche di permettere una varietà di relazioni. I grandi sistemi tecnici si evolvono sulla base di una progettazione capace di interpretare le esigenze sociali. In questa modalità evolutiva si prefigurano dei vincoli per le evoluzioni future. La realizzazione di un prodotto tecnico presenta una negoziabilità limitata che dipende dai percorsi precedentemente intrapresi. Le funzionalità del videofonino sono legate alla standardizzazione dei protocolli di scambio delle reti su cui sono connessi gli utenti. Queste reti, parlano ancora dialetti specifici e ciò limita la circolarità dei messaggi tra uno specifico bacino d’utenza e l’altro. Quando si cerca di riportare tutte le funzionalità di un pc collegato in rete all’interno di un apparecchiatura mobile, si incontrano problemi che richiedono tempi di soluzione abbastanza lunghi. Questo ci fa capire che il dispositivo mobile è il prodotto di una serie di componimenti che evolvono con il medesimo passo. Mentre per alcuni aspetti quali la potenza elaborativa o la banda di trasmissione, gli sviluppi sembrano rispettare la legge Moore nello stesso lasso di tempo la potenza delle batterie di alimentazione cresce solo del 10%. Sembra inutile sottolineare quanto ciò sia limitante: le apparecchiature incrementano i consumi in relazione alle maggiori funzionalità, ma gli utenti, rischiano di trovarsi sempre più spesso nel panico per l’indisponibilità delle funzioni più elementari. Un altro aspetto penalizzante è la molteplicità degli stessi protocolli di comunicazione, una babele di linguaggi che comprende non solo gli standard per la trasmissione tra le reti geografiche ma anche quelli che interagiscono con una portata più locale per interconnettere i terminali con i dispositivi ad esso circostanti (wi-fi, bluetooth ecc.)

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