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Sillabe latine

Le sillabe possono essere in base all’ultima lettera:
-sillaba chiusa,se terminante per consonante
-sillaba aperta, se terminante per vocale
In base alla durata si ha:
-sillaba chiusa, che è lunga indipendentemente dalla vocale in essa contenuta
-sillaba aperta, che se è con vocale lunga dà sillaba lunga
se è con vocale breve dà sillaba breve

Già i grammatici antichi greci e poi latini si resero conto che in determinati contesti fonetici una sillaba con consonante finale e vocale interna breve era percepita come lunga. In particolare, i grammatici alessandrini vagliarono i testi omerici e, non sapendosi spiegare certe scelte esametri che anche per la mancanza di conoscenza della moderna linguistica fonatoria, affermarono che tutto ciò si verificava per “θῆσις” (τίθεμι = pono), cioè per un allungamento.

Quintiliano e altri grammatici latini fecero poi lo stesso ragionamento e, avendo i greci usato la parola “θῆσις”, modellando i latini la propria terminologia su quella greca, tradussero con “positio” tale fenomeno. Quello dei latini fu un calco del vocabolo, che tuttavia non tenne conto del fatto che “θῆσις” significasse sì “positio”, ma nell’accezione grammaticale fosse usato come opposto a “φύσις” e quindi valesse “ciò che è posto per convenzione”, cioè un accordo che i grammatici greci individuavano tra i parlanti (poeta ed uditorio) ma di cui non sapevano bene il motivo. Ad oggi tuttavia si sa che sillaba si definisce lunga non perché arrivi ad una determinata durata di pronuncia, ma perché la sua durata si definisce in termini relativi. Infatti, se la sillaba breve è il punto di riferimento, un’altra sillaba si dice lunga semplicemente quando dura più di quella di riferimento

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