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1. Quid agit tua uxor? Ut valet? Che fa tua moglie? Come sta?
2. Tune has pepulisti fores? Sei tu che hai bussato a questa porta?
3. Num cogitat quid dicat? Num facti piget? Forse che pensa a quel che dice? Forse che gli rincresce quel che ha fatto?

Le proposizioni interrogative dirette hanno il verbo al modo indicativo, introdotto da pronomi o avverbi di interrogazione, come quis?, uter?, quo?, cur?, ecc...
In mancanza di tali pronomi o avverbi, il valore interrogativo è segnalato da speciali particelle: -ne(enclitica), num, nonne.
Propriamente, si userà -ne, se chi formula l'interrogazione non sa se gli sarà risposto sì o no; num, se chi formula l'interrogazione si aspetta una risposta negativa; nonne, se chi formula l'interrogazione si aspetta una risposta affermativa.

1. Utrum vestra an nostra culpa est? La colpa è vostra o nostra?
2. Custosne urbis an direptor et vexator est Antonius? Antonio è custode della citta o saccheggiatore e aguzzino?

Le interrogative disgiuntive sono introdotte da speciali particelle correlative: utrum... an, ne(enclitica)...an,...an.
1.Quid Romae faciam? Che cosa dovrei fare a Roma
2. Quid agerem, iudices? Contenderem contra tribunum plebis? Che cosa avrei dovuto fare? Combattere contro il tribuno della plebe?
Le dubitative si traducono col verbo al congiuntivo. I tempi sono: presente, per il dubbio riferito al presente o futuro; imperfetto, per quello riferito al passato. La negazione è non

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