Metodi di traduzione latina

A Roma vi erano due modi per i poeti latini di tradurre: interpretatio (interpretazione) e vertere (trasformazione). Quest’ultimo metodo di traduzione conservava la mens principale del testo, ma veniva rivoltato completamente: ne fa riferimento il "versi pellis" di un lupo: il cambiamento di pelle. Vertere vuol dire proprio trasformare da bianco a nero, dal legno in cenere, dal greco al latino.

È il parafrasare, il riarticolare in parole che esistono già. Si passa da un modo di formulare un discorso ad un altro. Tutto ciò che conta è il significato del testo, e questo è ciò che pensava anche Livio, poiché nella sua Odusia si nota che egli non voleva riprodurre fedelmente l’originale, cioè l’Odissea, ma attualizzare l’opera d’arte, per avvicinarla al gusto del nuovo pubblico romano.

Infatti egli cambia la forma metrica: l’esametro greco viene rimpiazzato dall’italico saturnio. Da lì abbiamo una continua ricerca di equivalenti romani per tradurre istituzioni politiche, sociali e religiose greche, e in particolare i nomi delle divinità: nell’Odusia, Camena viene utilizzata da Livio al posto della Musa greca utilizzata da Omero, “Cantami, o Camena, l’uomo astuto” al posto di “Cantami, o Musa, l’uomo dal multiforme ingegno”. Un altro esempio citabile è l’equivalente latino della divinità del fato, la Morta, alla Moìra, quella greca: “Quando verrà il giorno che Morta ha predetto”.

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