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L'Indice di Sviluppo Umano

Le Nazioni Unite dal 1993 applicano l’Indice di Sviluppo Umano (ISU), che si prefigge di coniugare aspetti quantitativi dello sviluppo (come nel caso del PIL) con altri relativi alla qualità dello sviluppo. È utilizzato per misurare la qualità della vita mettendone a confronto il livello nei vari paesi. L’indice, il cui valore è tra 0 e 1, considera:
- Standard di vita: PIL pro capite reale per abitante cioè valutato in base al potere d’acquisto locale;
- Longevità della popolazione (Speranza di vita alla nascita): riflette le condizioni sanitarie e alimentari;
- Tasso di scolarizzazione: alfabetizzazione adulti e iscrizioni scolastiche, dato legato alla diffusione dell’istruzione.
Le Nazioni Unite classificano i paesi in tre categorie: elevato, medio e basso sviluppo umano. È importante perché utilizzando più variabili e combinandole tra loro rappresenta numericamente, con una buona approssimazione, un fenomeno complesso come lo sviluppo umano che dipende da fattori sia economici sia sociali.
Le variabili sono:
- Una vita lunga e con adeguati standard sanitari, misurata con l’aspettativa di vita alla nascita;
- Un’adeguata diffusione della conoscenza, stimata con il livello di alfabetizzazione degli adulti (con un peso di due terzi) e il tasso di iscrizione alle scuole primarie, secondarie e terziarie (con un peso di un terzo)
- Standard di vita decorsi, approssimati dal PIL pro capite (misurato in dollari USA a parità di potere d’acquisto)
Per calcolare l’indice di sviluppo umano occorre calcolare tre indici relativi a ciascuno di questi parametri. Le Nazioni Unite hanno determinato per ognuno dei tre parametri valori standard di riferimento definiti goalpost.

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