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I gradi dell'aggettivo e dell'avverbio

Gli aggettivi e gli avverbi qualificativi possono avere tre gradi:
1) grado positivo: quando aggettivi e avverbi esprimono semplicemente una qualità.
Es. Marco è attento.
Marco ascolta attentamente.

2) Grado comparativo: quando aggettivi e avverbi, nell’esprimere una qualità, stabiliscono anche un paragone, un confronto fra due termini. A seconda che il primo termine possieda rispetto al secondo la qualità di misura uguale, minore, o maggiore, si hanno tre forme di comparativo.
• Comparativo di uguaglianza: si ottiene premettendo all’aggettivo o all’avverbio di grado positivo le espressioni ‘tanto, così, non meno’ e al secondo termine di paragone le espressioni correlative ‘quanto, di, che, come’.
Es. marco è tanto attento quanto Giulio.

• Comparativo di minoranza: si ottiene premettendo all’aggettivo o all’avverbio di grado positivo ‘meno’ e al secondo termine di paragone la congiunzione ‘che’ o ‘di’.
Es. Marco è meno attento di Giulio.
• Comparativo di maggioranza: si ottiene premettendo all’aggettivo o all’avverbio di grado positivo l’avverbio più e al secondo termine di paragone la congiunzione ‘che0 o ‘di’.
Es. Marco è più attento di Giulio.

3) Grado superlativo:quando aggettivi e avverbi esprimono la qualità al massimo grado in senso assoluto o in senso relativo.
• Superlativo assoluto: esprime il grado massimo della qualità senza il confronto con altri termini.
Es. marco è attentissimo.
• Superlativo relativo: esprime il grado massimo della qualità relativamente a più persone o cose appartenenti alla stesa categoria. Il termine di confronto, introdotto dalle preposizioni ‘di’ o ‘tra’, si chiama complemento partitivo.
Es. Marco è il più attento dei due ragazzi.


OSSERVAZIONI
1) La comparazione può avvenire anche tra due aggettivi o avverbi o complementi.
Es. Marco è più furbo che intelligente.
Marco si comporta più furbamente che intelligentemente.
Marco agisce più con la furbizia che con l’intelligenza.
2) Il secondo termine di paragone può anche essere sottinteso.
3) Nei comparativi di maggioranza e minoranza non si deve non si deve confondere il 2° termine di paragone con un complemento di specificazione. Per essere sicuri, basta sostituire al preposizione ‘di’ con la congiunzione ‘che’: se la sostituzione non è possibile, si è in presenza di un complemento di specificazione.

4) Ricorda che il superlativo relativo si forma premettendo l’articolo al comparativo di maggioranza o minoranza. Se l’aggettivo al grado superlativo relativo è preceduto da un nome, l’articolo si pone direttamente innanzi al nome.
Attento a non confondere il superlativo relativo ocn il c comparativo di maggioranza, che non vuole l’articolo e comporta il paragone soltanto fra due termini e non fra un termine e tutti gli altri della stessa categoria.
5) Il termine di confronto che accompagna il superlativo relativo può essere costituito da un termine collettivo o indicante la totalità degli esseri appartenenti alla stessa specie o gruppo.

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