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Terra degli uomini
I primi uomini vivevano di caccia, di pesca e della raccolta dei frutti spontanei; poi impararono, a liberare qualche spazio dalla foresta e a coltivare alcuni cereali, spostandosi quando le risorse principali erano esaurite.
Il primo balzo del popolamento umano è avvenuto 12.000 anni fa, nel periodo neolitico, con l’invenzione dell’agricoltura, che diede la sicurezza del cibo a un maggiore numero di persone.
Gli esseri umani dei vari continenti ci appaiono molto dissimili per alcune caratteristiche fisiche esterne: colore della pelle, colore e forma degli occhi e dei capelli… Un esame del DNA di tutte le etnie ha dimostrato che, dal pigmeo africano al biondissimo svedese, tutti appartengono alla stessa specie umana.

1. Una razza unica: quella umana
Le caratteristiche fisiche degli esseri umani si sono adattate ai vari ambienti. Si distinguono quattro razze principali:

- Europoide o caucasica, le cosiddetta “razza bianca”, diffusa in Europa, nell’Asia occidentale e nel Nordafrica;
- Negroide, la cosiddetta “razza nera”, diffusa in Africa e nelle Americhe;
- Mongoloide, o “gialla”, diffusa in tutta l’Asia Orientale;
- Australoide, diffusa in Australia e in India.

2. I fattori dell’ecumene
Per gli antiche greci, “ecumene” significava “la terra abitata”, oggi questa parola indica la parte della superficie terrestre dove l’uomo trova le condizioni per abitarvi.
La distribuzione dell’umanità sulla superficie del pianeta dipende dai climi, dalle acque e dalla fertilità della terra. Oggi la popolazione è distribuita sulla terra in modo molto disuguale: più popolate sono le zone più povere del mondo.

3. Verso i sette miliardi: pochi o troppi?
Il continuo aumento della popolazione terrestre ha lanciato un allarme, per cui tra qualche anno non sarà possibile soddisfare le esigenze fondamentali di circa otto miliardi di gente. Per questo alcuni Paesi hanno introdotto misure costrittive per limitare le nascite: con penalizzazione delle coppie che hanno più di un figlio, con la sterilizzazione umana, ecc.

4. Il mosaico delle culture e delle lingue
I gruppi umani si distinguono, per caratteristiche fisiche, costumi, tradizioni e storia, spesso per religioni e soprattutto per la lingua. Nel mondo si parlano quasi 6000 lingue, le più importanti sono:

- Le lingue indoeuropee, diffuse in Europa, in America, in Australia, in Iran e in India;
- Le lingue semitiche, come l’arabo, nel Nordafrica, nel medio Oriente, e l’ebraico in Israele;
- Le lingue bantu-sudanesi nell’Africa;
- Le lingue uralo-altaiche nella Turchia e nell’Asia centrale;
- Le lingue sino-tibetane soprattutto in Cina.

La lingua universalmente più diffusa è l’inglese, ma quella più parlata è invece il cinese.

5. Umanità in movimento: emigranti e profughi
All’interno di tutti i Paesi, ricchi o poveri, avvengono spostamenti di popolazioni, dalle regioni più povere a quelle più ricche.
Una ragione degli spostamenti di popolazioni sono le rapidissime trasformazione che avvengono nel mondo del lavoro.
Nell’Europa Occidentale è in atto un’immigrazione strisciante di persone dall’Est europeo, dal Sud mediterraneo e dall’Asia; queste persone vanno a riempire anzitutto i settori di lavoro rifiutati dai locali. Oggi i migranti nel mondo sono 175 milioni.
I maggiori fattori di destabilizzazioni nel popolamento, le maggiori cause di carestie e di morte sono le guerre e le persecuzioni etniche.

6. Dall’animismo al monoteismo
Le forme religiose più antiche, pongono gli esseri umani in comunione con la natura, con gli altri esseri viventi, con i fenomeni naturali e con gli astri e sono chiamate animiste. Le religioni monoteiste più diffuse sono invece: l’ebraica, la cristiana e la musulmana. La popolazione mondiale attribuita alle religioni più diffuse è:

- Cristiani: divisi nelle quattro fedi principali, cattolici, ortodossi, protestanti e anglicani;
- Musulmani: divisi tra sanniti e sciiti
- Induisti: praticano la religione basata su tre divinità principali
- Buddisti: seguaci del Buddha, numerosi nell’Asia orientale e meridionale;
- Religioni tribali o animiste.

7. Tanti Stati nel mondo
La superficie terrestre è suddivisa, politicamente, in un paio di centinaia di Stati. Fanno parte dell’ONU 190 Paesi. Vi sono inoltre 60 “Territori Dipendenti”. Si assiste a due fenomeni che operano in senso contrario: da un lato, le nazioni tendono ad unirsi (ad es. l’Unione Europea) e a collaborare, dall’altro ogni etnia di minoranza e ogni popolo incluso in un sistema più vasto rivendicano la propria autonomia nei confronti dello Stato centrale. È avvenuta una crescita del numero degli Stati, quindi il mondo va verso un maggiore frazionamento politico.
Le dimensioni di ciascuno Stato e il numero di abitanti sono molto diversi. Il più piccolo è Città del Vaticano, il più esteso è la Federazione Russa, il più popoloso è la Cina, ma non sono la superficie o il popolamento a dare un grado di dignità ad un Paese.
Gli elementi essenziali di uno Stato sono: un territorio, una popolazione e la sovranità.

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