ericmc di ericmc
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L’esplosione demografica
Il subcontinente indiano ospita circa 1.350.000.000 di abitanti; di questi quasi 1 miliardo e 100 milioni vivono in India.
Il popolamento della regione è sempre stato intenso, perché l’Asia meridionale ha un forte potenziale agricolo e può nutrire grandi masse di persone. Mentre però in passato carestie ed epidemie decimavano gli abitanti, negli ultimi decenni i raccolti si sono fatti più regolari e i miglioramenti sanitari sono stati notevoli. Così, malgrado il persistere di enormi problemi sociali, la mortalità è stata contenuta e la speranza di vita ha superato i 60 anni, determinando una vera esplosione demografica.
Nel 1947, al momento dell’indipendenza, l’India contava 328 milioni di abitanti, saliti a 548 nel 1981, fino a superare il miliardo al censimento del 2001.
Nonostante i miglioramenti economici e l’aumento della produzione agricola, il continuo incremento della popolazione rende difficile innalzare il livello di vita. Il mondo indiano è sovrappopolato, anche se da qualche anno il tasso di incremento demografico è in calo. Oggi in India una donna ha in media tre figli, mentre 20 anni fa ne aveva sei, ma ogni anno la popolazione continua ad aumentare di 18 milioni di persone, quanto l’intera popolazione dell’Australia.

La distribuzione della popolazione
La densità demografica del subcontinente indiano varia a seconda delle condizioni ambientali e delle potenzialità agricole. In India le zone di popolamento più intenso si trovano lungo la valle del Gange, sulle coste del Coromandel e del Malabar e soprattutto nel Bengala (a nordest, stati di Bihar e West Bengala), dove si registrano densità di 500-800 ab/kmq.

La crescita urbana
Il mondo indiano resta un immenso spazio rurale: in India ci sono circa 600.000 villaggi, molti dei quali isolati e dominati da modi di vita tradizionali. Nel subcontinente solo il 30% della popolazione vive in città, il tasso di urbanizzazione più basso del mondo insieme a quello dell’Africa subsahariana. Questo non significa che non esistano grandi città perché, al contrario, l’urbanizzazione è molto antica. Città come Delhi o Lahore, in Pakistan, hanno origini millenarie; altre, come Calcutta (Kolkata) si sono sviluppate come grandi porti in epoca coloniale, mentre altre ancora, come Bangalore, sono cresciute rapidamente come centri industriali. Il tasso di urbanizzazione è basso in percentuale, ma equivale a quasi 400 milioni di persone che vivono in città. E’ una cifra enorme, come enormi sono i problemi sociali delle città, che negli ultimi tempi si sono ingrandite a dismisura.

La popolazione urbana è aumentata sia per l’incremento naturale, sia per l’immigrazione dalle campagne. La crescita è stata disordinata e le città si sono circondate di poverissime baraccopoli dove vive circa metà dellla popolazione urbana. Gli ultimi arrivati e i più emarginati dormono a migliaia sui marciapiedi, nelle stazioni ferroviarie e in rifugi di fortuna. Le città indiane sono anche centri industriali attivi, vero motore dello sviluppo economico del paese.
La rete urbana è costituita da circa 5.000 città di cui 300 superano i 100.000 abitanti.
Al vertice della rete urbana si trovano Mumbai (Bombay), Kolkata (Calcutta) e Delhi, città che superano i 10 milioni di abitanti. Altri centri di grande dimensione e di notevole importanza economica sono Chennai (Madras) e Bangalore nel sud dell’India; Hyderabad e Puna, nel Deccan centrale; Kanpur e Lucknow nella valle del Gange e la città di Ahmadabad ad ovest.

Mosaico etnico
Gli abitanti più antichi del subcontinente indiano erano i dravidi, genti di pelle scura, da cui discendono i popoli attuali dell’India meridionale, detta per l’appunto dravidica. Le antiche civiltà dravidiche furono travolte dall’invasione degli arya, un popolo guerriero di lingua indoeuropea e di pelle chiara proveniente dall’Asia centrale. I dravidi rimasero confinati nel sud dell’India. Invasioni successive complicarono ulteriormente il quadro etnico dell’India caratterizzata attualmente da un mosaico complesso di lingue e dialetti (circa 1.600), frammentata dal punto di vista religioso, con una maggioranza induista, circa l’80%, una forte presenza musulmana, il 12%, e minoranze cristiane, 2,4%, sikh, 2%, jainiste e buddiste. La divisione sociale in caste che ancora oggi modella la società indiana, nonostante non sia riconosciuta giuridicamente, deriva probabilmente dall’influenza ariana.

La maggior parte delle lingue parlate è di origine indoeuropea. Le lingue nazionali sono l’hindi, parlato nel nord del paese, e l’inglese. Ma sono riconosciute altre 21 lingue ufficiali.

Quadro politico
La divisione politica del subcontinente indiano risale agli anni della decolonizzazione. Nel disegno di Gandhi, leader del movimento indipendentista,, doveva nascere uno stato federale senza distinzioni di carattere religioso o etnico. Questo progetto fu avversato soprattutto dai partiti islamici; perciò nel 1947 India e Pakistan raggiusero l’indipendenza dal Regno Unito come stati indipendenti. Il Pakistan era diviso in due regioni: una occidentale, l’attuale Pakistan, e una orientale, divenuta indipendente nel 1971 col nome di Bangladesh. La divisione tra India e Pakistan provocò l’esodo di milioni di persone e numerosissimi episodi di violenza con centinaia di migliaia di vittime. La tensione tra India e Pakistan è proseguita negli anni nella regione contesa del Kashmir dove il conflitto è latente da oltre 40 anni. India e Pakistan dispongono di un arsenale nucleare e ciò rende molto preoccupante lo stato di tensione tra i due paesi. Recentemente India e Pakistan hano avviato iniziative politiche per risolvere la crisi del Kashmir.
L’India è una repubblica federale che comprende 28 stati, ciascuno dotato di Assemblea legislativa e Governo propri, e 7 territori amministrati dal Governo centrale.

Sono attivi vari movimenti separatisti soprattutto a est, nella regione dell’Assam, oltre che in Kashmir.
Il Presidente è eletto dal Parlamento e dura in carica 5 anni; egli nomina il Primo Ministro nella persona del leader del partito di maggioranza. Il Parlamento è composto da 2 Camere. L’India è considerata la pià grande democrazia del mondo perché è un sistema pluripartitico in cui il Parlamento viene eletto a suffragio universale.


Economia

Negli ultimi anni sono sorti poli di sviluppo avanzati. L’India manda satelliti nello spazio e dispone di centrali e armi nucleari. La città indiana di Bangalore è diventata una delle capitali mondiali dell’informatica. Questi cambiamenti sono però ancora troppo isolati e l’India resta, nel suo complesso, molto arretrata e ancora caratterizzata da scarsa produttività del lavoro umano. Oltre metà della popolazione attiva è ancora impiegata nell’agricoltura, praticata spesso con tecniche arcaiche.
Malgrado i progressi tecnologici la povertà di massa è ancora un dramma sociale. Nella sola India si calcola cha circa 400 milioni di persone vivano sotto la soglia di povertà e che i mendicanti siano quasi 10 milioni.
La disoccupazione è dilagante mentre 50 milioni di bambini lavorano in condizioni di semi-schiavitù.
La produzione agricola basta in teoria a soddisfare il consumo interno, ma 250 milioni di persone soffrono la fame. Malattie come la malaria, il colera, la lebbra restano diffuse. L’India occupa il 127° posto nella classifica dell’indice di sviluppo umano.

L’agricoltura è ancora il settore cruciale nell’economia indiana. Tra il 1950 e il 1980 i raccolti cerelicoli sono triplicati, grazie all’estensione dell’irrigazione, all’adozione di varietà selezionate di sementi e all’uso massicio di fertilizzanti (rivoluzione verde)..
In questo modo sono state limitate le gravi carestie che in passato falcidiavano la regione e gli stock di cereali si mantengono su livelli rassicuranti. Quasi ogni anno vengono infatti esportati discreti quantitativi di riso e frumento, per quanto quasi metà della popolazione sia troppo povera per procurarsi cibo a sufficienza. Tuttavia la situazione dell’agricoltura rimane precaria perché i miglioramenti si sono concentrati solo in alcune aree (Punjab, Haryana, Uttar Pradesh) mentre vaste zone dipendono ancora dai capricci del monsone.
L’India compare comunque ai primi posti nel mondo per molte produzioni agricole, anche se questi primati sono legati alla vastità degli spazi coltivati e al grande impiego di manodopera. Il calendario agricolo, che segue il ritmo delle piogge, si divide in due stagioni: alla fine del periodo piovoso (kharif) si raccolgono riso, miglio, sorgo, iuta e cotone; alla fine della stagione asciutta (rabi) si raccolgono frumento, orzo e colza.
Il riso è la coltura fondamentale nella valle del Gange e lungo le coste, mentre il frumento è il cereale base dell’India nordoccidentale, in particolare del punjab. Tè (nell’Assam), cotone, iuta, canna da zucchero (nella pianura gangetica), arachidi, caffè (sui rilievi meridionali), caucciù, pepe e cannella sono le principali colture commerciali, in buona parte esportate. Una forte espansione hanno conosciuto anche la frutticoltura e l’orticoltura, penalizzate però dalla mancanza di una moderna industria agroalimentare e di adeguate infrastrutture (centri di refrigerazione, ecc.)
L’India dispone di risorse forestali ed esporta legnami pregiati (tek, sandalo, ecc.); il Bengala è ricco di bambù, utilizzato nella fabbricazione della carta. Il paese è al primo posto al mondo per numero di bovini (220 milioni), piuttosto malnutriti per mancanza di pascoli, che non possono essere macellati per motivi religiosi e che vengono utilizzati soprattutto per il lavoro nei campi e la produzione di latte e burro (1° posto nel mondo).

L’India dispone di discrete risorse minerarie, come carbone (Bihar e West Bengala), petrolio e gas (Gujarat e Assam), ferro, manganese, cromo, bauxite che hanno favorito lo sviluppo delle industrie di base, siderurgica e chimica, soprattutto nella vale del fiume Damodar, nella cosiddetta “Ruhr indiana”, tra il Bihar e il West Bengala.L’industria chimica è diffusa soprattutto nelle aree carbonifere e di estrazione del petrolio e in molte città costiere.
Le industrie ad alta tecnologia hanno i loro centri nella regione compresa tra Bangalore e Hyderabad, la “Silicon Valley” indiana, dove si addensano parchi scientifici e stabilimenti, molti appartenenti a multinazionali straniere attratte dai bassi costi e dalla buona preparazione tecnologica oltre che dagli investimenti in infrastutture operate negli ultimi anni. Grazie alla globalizzazione delle informazioni in molte città indiane si stanno sviluppando i cosiddetti servizi a distanza o IT (Information Technology) enabled services, cioè quelle attività che nel paese di origine delle imprese avrebbero costi molto supriori: per esempio molte società indiane garantiscono assistenza continua, di notte e durante i fine settimana, quando le aziende statunitensi o europee sono chiuse.
I maggiori centri industriali sono tuttavia le metropoli di Bombay, Calcutta e Ahmadabad, oltre alle città della valle del Gange, come Lucknow e Kanpur. Bombay è anche la capitale finanziaria dell’India, oltre che il centro della cinematografia nazionale, la prima al mondo per film prodotti (900 all’anno), un’industria che dà lavoro a milioni di persone. Per questo motivo Bombay è soprannominata “Bollywood”.
Per quanto riguarda i trasporti la rete ferroviaria, che è la prima dell’Asia e la quarta del mondo per lunghezza, garantisce collegamenti efficienti tra tutti i centri maggiori, mentre meno sviluppata è la rete stradale.

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