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Le attività del settore primario

L’agricoltura, l’allevamento e la pesca sono state le principali attività economiche dell’umanità per gran parte della sua storia. Da queste dipendevano la sopravvivenza e lo sviluppo delle civiltà in un rapporto con l’ambiente naturale. Ad oggi il loro impatto sull’economia si è molto ridotto. Tuttavia permane il problema di riuscire ad alimentare una popolazione sempre crescente tenendo conto della ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica (=> il settore primario è quindi ancora al centro dell’attenzione)
Scienza e agricoltura (p.200 – 201) : Inizialmente si cercava un miglioramento dei prodotti basandosi sulla propria esperienza personale (terreni più adatti, razze di animali più adatte all’ambiente o più produttive, migliorare le tecniche agricole e gli strumenti a disposizione).Con l’introduzione della meccanica (fine 800) ci fu una grande svolta. L’ introduzione della chimica (corso del 900) ha contribuito a far aumentare la produttività dei suoli: i fertilizzanti sintetici arricchiscono i terreni, gli antiparassitari proteggono le coltivazioni, i diserbanti eliminano le erbe infestanti. Questi “prodotti” non possono essere utilizzati oltre un certo limite (limite stabilito anche dall’UE); è però praticamente impossibile controllare le quantità utilizzate.

Gli OGM(organismi geneticamente modificati) : L’uomo ha sempre cercato di ottenere il massimo della produzione dai terreni. In passato questa ricerca era positiva ma con il passare del tempo si ha esagerato: utilizzati troppi fertilizzanti ecc..=> rischi per la salute e erosione del suolo.
Queste scoperte genetiche permettono di modificare alcune specie per renderle più produttive, più resistenti alle malattie, in grado di adattarsi a climi e suoli differenti, più rispondenti alle richieste del mercato. OGM = piante e animali il cui corredo cromosomico è stato modificato in laboratorio introducendo geni appartenenti a specie diverse. Lo scopo è quello di rendere più resistenti le piante in certi climi o a certi parassiti oppure vengono arricchite di vitamine e proteine.
Vantaggi e rischi degli OGM : (possono causare gravi allergie e intolleranze alimentari). Vantaggi: avere rese per ettaro 5volte superiori ; coltivare in regioni climatiche inospitali e su terreni poco fertili ; ottenere prodotti arricchiti di vitamine e proteine oppure privati di grassi e glutine (dannosi) ; ridurre l’uso di pesticidi inserendo nel patrimonio genetico piante resistenti a insetti e malattie ; ricavare farmaci e vaccini dai vegetali( nuovo tipo di patata in grado di vaccinare x la malaria) ; sviluppare un settore agricolo in grado di risolvere il problema della denutrizione nei paesi poveri. Rischi : le specie modificate si sostituiscono alle naturali mettendo in pericolo la sopravvivenza del nostro patrimonio vegetale(erosione genetica) con rischi per l’equilibrio biologico e la biodiversità del pianeta; l’enorme varietà di piante coltivate viene tutelata con la creazione di banche genetiche(raccolgono e catalogano anche i più minuscoli organi vegetali) ; le colture transgeniche possono diventare invasive,passare i propri geni alle piante selvatiche e alterarne il patrimonio genetico. (contaminazione di altre piante poiché il polline dei sementi vola) ; aumenta la dipendenza dei paesi del sud da quelli ricchi produttori di sementi, facendo in modo che i frutti risultino sterili e costringendo cosi i contadini a riacquistare le sementi dalle multinazionali biotech (attraverso qualche sostanza i sementi da sterili possono tornare fertili => prodotti ancor più pericolosi).
I produttori OGM : Gli Stati Uniti (maggior produttore), Argentina, Brasile,Canada,Sudafrica,India,Unione Europea( ancora scettica => ritardano o frenano quelle pratiche che non sono ancora state accertate).
La soia viene maggiormente prodotta con gli OGM; anche riso, cotona e la colza.
Agricoltura e ambiente (p.202 – 203 – 204 – 205)
Solo l’11% delle terre emerse libere dai ghiacciai sono coltivabili( il resto è arido, paludoso o a latitudini elevate).I fattori naturali capaci di condizionare l’attività agricola sono: -temperatura –disponibilità costante e regolare di acqua –conformazione del terreno –qualità del suolo –morfologia(presenza di rilievi o pianure)
La temperatura : le aree di coltura variano a seconda della latitudine. La durata della stagione vegetativa agricola varia a seconda del clima. Nelle zone temperate l’agricoltura è adatta(le superfici coltivabili diminuiscono all’aumentare dell’altitudine);Nelle zone equatoriali e tropicali avviene il contrario(calore e umidità eccessivi): equatoriali-> l’agricoltura è limitata sia come territorio che come varietà di piante (a causa della foresta equatoriale); tropicali->si può anche coltivare ad altitudini elevate(Perù, fascia tropicale del Sud America; 3000m territorio adatto)
L’acqua : elemento vitale per la germinazione e la crescita delle specie vegetali
E’ indispensabile all’inizio del periodo vegetativo, può diventare dannosa nel periodo del raccolto; le piogge arrecano danni alle coltivazioni e le precipitazioni condizionano le scelte colturali degli uomini; solo nelle regioni a clima arido che attingono acqua dai fiumi l’agricoltura non è legata al regime delle piogge.
I rilievi : modificano le condizioni climatiche-> all’aumentare dell’altitudine si abbassano le temperature,aumentano le precipitazioni e si accentua l’azione dei venti.
Il suolo : strato superficiale della crosta terrestre(risorsa non rinnovabile a causa dei tempi di ricostruzione)
La zona del Sahel è a rischio desertificazione e desertizzazione, le precipitazioni sono scarse e vi è carenza alimentare. In Italia negli ultimi 10anni son andati persi tantissimi ettari a causa di cementificazione, deforestazione,errato utilizzo del suolo,agricoltura meccanizzata pesante. In Toscana in 10 anni: 100.000ettari persi, 3000 ettari cementificati. In Italia dagli anni ’70 la superficie agricola si è ridotta del 20%(sottratti oltre 5.000.000 di ettari ) passando da 18milioni a 13. L’Australia è molto occupata da deserti. Negli Stati Uniti e Canada molte aree sono a rischio desertificazione e erosione(insieme di processi industriali che portano alla disgregazione della superficie terrestre)
La distribuzione delle terre coltivate : maggior estensione di aree coltivate è nelle regioni temperate dell’emisfero settentrionale. In Europa -> terre arabili sono il 30% della superficie. In Africa->% più bassa in assoluto di terre arabili e più alta % di terre improduttive. In America Latina->% bassa di terre arabili, abbondano foreste e boschi che sono minacciati dalla frontiera agricola; vengono sacrificate le foreste e si mettono a coltura suoli marginali e poveri di sostanze nutritive per ampliare la superficie coltivabile e soddisfare quindi la necessità di una popolazione in continua crescita.
Il difficile rapporto tra suolo e agricoltura : Il suolo naturale è soggetto a continue alterazione e trasformazioni x l’intervento di fattori umani e naturali. Ogni anno la superficie coltivabile si riduce, cause: sfruttamento agricolo e pastorale esagerato =>fenomeno dell’erosione e desertificazione ; contaminazione dei suoli a causa dell’uso di sostanze tossiche ; urbanizzazione. L’erosione del suolo è un processo fisico-naturale accelerato da pratiche agricole scorrette o di sovra sfruttamento. Messico -> aree prevalentemente deserte;
La diminuzione del suolo coltivabile (p.205): la terra arabile è scesa e scenderà ancora creando una minaccia x la sicurezza alimentare. Milioni di tonnellate di terre sono stati portati via da tempeste di polvere. In Messico(70%) e nell’Africa sub sahariana le terre sono vulnerabili alla desertificazione =>rifugiati ambientali(lasciano le case x condizioni di vita migliori). La desertificazione è la cause e la conseguenza della povertà(i poveri coltivano terre troppo sfruttate, incapaci di soddisfare le loro necessità).Bisogna combattere la desertificazione per assicurare la sicurezza alimentare nel lungo periodo.
L’occupazione nel settore agricolo (p.206 – 207)
L’agricoltura è stata x secoli la più importante attività economica: scoperta nel Neolitico fu il principale ambito di occupazione. Dal Neolitico l’uomo ha iniziato la domesticazione delle piante: inizialmente si cibava di ciò che offriva la natura; con la domesticazione l’uomo ha fatto una selezione di piante più comode,veloci,facili e le ha selezionate anche in base alle sue esigenze e alla velocità con cui il terreno gli offriva i prodotti. Prime piante domesticate: farro,orzo,frumento(cereali),ceci,lenticchie,legumi(piselli)
Forti squilibri : il settore agricolo assorbe oltre il 40% della popolazione attiva totale. Nei paesi industrializzati e terziarizzati gli addetti all’agricoltura non superano il 5% della pop. attiva totale, nei paesi arretrati, l’agricoltura occupa più del 60% della popolazione attiva
Le differenze strutturali : gli squilibri sono destinati ad accentuarsi
-nelle regioni altamente sviluppate, l’agricoltura non contribuisce molto alla formazione del PIL anche se il settore primario è molto produttivo e meccanizzato( la produzione è abbondante, la bilancia agricola è in attivo e i consumi alimentari son elevati x quantità e qualità)
-nei paesi a sviluppo intermedio e in quelli meno avanzati l’agricoltura contribuisce in maniera determinante alla formazione del PNL (circa 50% del totale); vengono utilizzate tecnologie arretrate e la produttività è modesta tanto che in molti paesi non è assicurata l’autosufficienza alimentare. Gli addetti all’agricoltura aumenteranno ancora nel tempo
Le donne e il lavoro agricolo (p.207) : nelle zone rurali dei paesi poveri le donne sono fondamentali. Spetta a loro la responsabilità di provvedere al cibo,all’acqua e al combustibile. Gli uomini vangano i campi e conducono gli animali da traino, le donne svolgono la maggior parte del lavoro di semina,ripulitura dalle erbacce,concimazione e raccolta delle coltivazioni principali(riso,frumento,mais).Il contributo delle donne per le coltivazioni secondarie(legumi,verdure) è ancora maggiore. Vengono prodotte negli orti domestici(importanti x il benessere nutrizionale ed economico) e curate quasi esclusivamente dalle donne.
Nelle aree dove si soffre la fame il contributo delle donne è fondamentale e potrebbe essere maggiore se venisse garantito un adeguato accesso alle risorse e ai servizi essenziali(terra,disponibilità di credito..)
Le tecniche agricole (p. 208 – 209 – 210 – 211)
Si utilizzano sia quelli tradizionali che quelli avanzati
Nelle regioni arretrate domina un’agricoltura primitiva;in quelle industrializzate vengono usate tecnologie avanzate che fanno ottenere un aumento della produttività impiegando pochissimi addetti.
Attraverso queste si sn cercate più terre da adibire all’agricoltura o rendere + produttive quelle possedute.
Il debbio e il disboscamento : Il debbio è un’operazione antica che consiste nella combustione del manto vegetale di un terreno seguita dall’interramento delle ceneri; è estremamente rischioso poiché il vento può far bruciare tutto e far diventare il suolo assolutamente improduttivo(pratica molto utilizzata in Africa,dovrebbe essere eliminata). Anche il disboscamento delle aree forestali per recuperare terre coltivabili è una tecnica molto utilizzata la cui conseguenza è la presenza di aree con 0 alberi, cambio della biodiversità e avvicinamento della desertificazione (es. Madagascar, Isola di Pasqua)
L’avvicendamento colturale : fatto sia in Paesi ad agricoltura arretrata che ad agricoltura avanzata
Praticato per evitare l’esaurimento delle sostanze nutritive presenti nel suolo è una sostituzione ciclica di specie vegetali diverse su uno stesso terreno(ogni sostanza assorbe determinate sostanze e ne rilascia delle altre..è bene alternare).Se sullo stesso terreno viene coltivata di nuovo la stessa specie dopo un periodo fisso di anni si parla di rotazione agraria.
I fertilizzanti chimici : se usati tanto portano anche all’impoverimento del suolo e son molto inquinanti
La necessità di suoli fertili ha portato gli agricoltori a sostituire i materiali organici e le colture di leguminose con fertilizzanti chimici(prodotti sintetici a base di azoto,fosforo e potassio) provocando l’impoverimento dei terreni(più vulnerabili all’erosione) e l’accumulo di sostanze minerali nei suoli che possono contaminare le acque sotterranee e superficiali(le falde acquifere ad esempio sono la nostra risorsa: impiegano secoli a formarsi grazie all’acqua piovana; se si inquinano ci vuole tantissimo tempo x disinquinarle)
I fertilizzanti chimici hanno incrementato la produttività ma recato danni all’ambiente e nocivi x le persone.
Le tecniche di irrigazione : l’irrigazione accresce le rese; suolo troppo irrigato-> salinizzazione. La distribuzione dell’acqua alle colture viene attuata in forme e modi diversi alcuni studiati per risparmiare la risorsa. I sistemi di irrigazione sono: 1)a scorrimento: facendo defluire un velo d’acqua sulle colture, 2)a sommersione: coprendo totalmente il suolo(es. risaie), 3)a infiltrazione:convogliando l’acqua in solchi,
4)a pioggia:facendo cadere l’acqua dall’ alto come una precipitazione artificiale, 5)a goccia: porta l’esatto quantitativo di acqua necessaria attraverso buchi nelle tubature di plastica,con uno spreco ridottissimo; in Israele in 20anni gli agricoltori hanno raddoppiato la produzione con la stessa quantità d’acqua.
Per quanto riguarda la salinizzazione è causata dai sali minerali presenti nelle acqua di irrigazione che si accumulano nel suolo e limitano le capacità delle radici di assorbire l’acqua e rendono sterile il terreno.
Un miracolo nel deserto (p.210) : Siccome le acque correnti e freatiche ricavate dai pozzi erano insufficienti a coprire il fabbisogno idrico dell’agricoltura israeliana sono state escogitate alternative:
-irrigazione con acqua marina dissalata(praticata nel sud dello Stato)
-irrigazione con acque di scarico trattate(riutilizzo delle acque provenienti dagli scarichi domestici)
-uso razionale dell’ acqua(attuato mediante controllo degli acquedotti e adozione dell’irrigazione a goccia)
Gli antiparassitari : In passato venivano usati antiparassitari naturali(prodotti fitosanitari o pesticidi) per difendere i raccolti. Dopo il 2dopoguerra son stati sostituiti con pesticidi di sintesi(sostanze chimiche). L’impiego di questi prodotti ha aumentato la produttività agricola ma ha causato danni potenziali alla salute dell’uomo,ripercussioni nei confronti dell’ecosistema e presenza di nuovi parassiti che sono resistenti agli insetticidi( questo fa si che l’agricoltore utilizzi dosi sempre più massicce di pesticidi o ne utilizzi di più potenti). Questo ciclo può essere interrotto con la “lotta biologica”(introduzione di colture promiscue o avvicendamento delle colture): -in natura esistono specie vegetali tossiche per alcuni insetti che a loro volta sono parassiti di altre specie;coltivandole insieme si innesca un processo di mutua protezione -queste tecniche funzionano benissimo nelle serre (luoghi ristretti);negli ampi spazi coltivati i pesticidi restano comunque la mossa più efficace(es. cavallette del Sahel, zanzare portatrici di malaria in Africa e India).
Come si pratica l’agricoltura (p.212 – 213) : si divide in intensiva ed estensiva( in base alla quantità di prodotti che voglio ottenere per ettaro) e in mono colturale e policolturale( in base al numero o varietà dei prodotti che coltivo). INTENSIVA(tipica della Pianura Padana)sfrutta al massimo la fertilità dei suoli per ottenere alte rese x ettaro che dipendono dal maggiore o minore impiego di capitale(alto impiego di macchinari,alto utilizzo di fertilizzanti o prodotti chimici di sintesi, basso impiego di manodopera).Si pratica nelle zone densamente popolate con limitate porzioni di terreno coltivabile(Europa Occidentale, Giappone, USA orientali). ESTENSIVA(si Europa orientale)ha basse rese per ettaro ma utilizza grandi spazi. Questa scelta può dipendere dalla scarsità di fertilità dei suoli o dai bassi livelli di capitale investito. Si trova negli USA dove la gran disponibilità di superficie agricola assicura produzioni consistenti seppur con rese x ettaro limitate. La produzione agricola x addetto è alta grazie alla forte meccanizzazione. Monocoltura: forma privilegiata delle colture estensive e diffusa sia nei paesi più sviluppati(marcata specializzazione colturale) che in quelli meno avanzati(piantagioni); viene coltivato con continuità lo stesso prodotto ma non è mai in funzione del consumo diretto dei prodotti ma dalla vendita degli stessi al mercato. Ha grande impatto ambientale poiché esaurisce i suoli agrari.
Policoltura: coltivazione di più specie vegetali in una stessa azienda o su un unico appezzamento. Questa pratica è funzionale al soddisfacimento dei bisogni alimentari della famiglia contadina, pertanto si identifica con le colture di sussistenza.
I sistemi agricoli (p.214 -215 – 216)
L’agricoltura di sussistenza : Ha come fine il sostentamento della famiglia contadina o di piccole comunità di villaggio, o al massimo banchetti improvvisati. È praticato nei paesi a sviluppo intermedio e in quelli meno avanzati ed è caratterizzato da un alto impiego di lavoro manuale e da una scarsa produttività: la maggior parte della manodopera è femminile e le rese unitarie per ettaro sono molto basse in quanto il contadino dispone solo di strumenti tradizionali. La quantità prodotta è sufficiente per al massimo qualche mese, il resto dell’anno l’alimentazione è carente, anche a causa dell’estrema difficoltà di conservarli e di venderli sul mercato dato che non ci sono vie di comunicazione.
I problemi di ordine sociale e ambientale : In paesi dove la pressione demografica è molto forte, il numero di famiglie contadine aumenta molto rapidamente della disponibilità di nuove terre agricole. Questo provoca uno sfruttamento irrazionale delle terre, la diminuzione delle dimensioni medie dei poteri e l’aumento degli agricoltori senza terra, quindi erosione e deforestazione sono un problema. Ci sono inoltre migrazioni per terre prese dalle multinazionali.
L’agricoltura commerciale : Tipica dei paesi ricchi, dove l’agricoltura deve sottostare ai bisogni del mercato ed è fortemente meccanizzata e specializzata per aumentare la redditività, la produttività ed essere più competitivo.
La meccanizzazione : La meccanizzazione comprende sia nuove tecniche (come sementi ibride, fertilizzanti..) sia la realizzazione di infrastrutture (come le reti di trasporto). Tutto ciò ha notevolmente migliorato la produzione.
La struttura economica e sociale : Le innovazioni tecnologiche hanno prodotto modifiche nella struttura economica e sociale del settore agricolo: il numero di aziende è diminuito, ma sono aumentate le loro dimensioni e i capitali investiti. La quota di popolazione attiva occupata in agricoltura è diminuita in tutti i paesi, ma soprattutto in quelli industrializzati. Negli ultimi decenni è cambiato anche il ruolo dei contadini e si sono attenuate le differenze tra addetti dell’agricoltura e lavoratori di altri settori. Si sono anche sviluppate nuove forme di agricoltura, come l’agriturismo e le aziende che trasformano e commercializzano direttamente i loro prodotti.
L’agricoltura di piantagione : È una forma di agricoltura commerciale altamente specializzata, caratteristica dei paesi intertropicali, introdotta nel XVI secolo con le conquiste coloniali europee e produce esclusivamente per l’esportazione (caucciù, cotone, caffè, banane..). Conquistata l’indipendenza, la maggior parte dei Paesi tropicali ha continuato a praticare quest’agricoltura e a dipendere economicamente dall’estero. Infatti spesso le terre sono di multinazionali straniere, attirate dal basso costo sia della terra che del lavoro.
Conseguenze ambientali ed economiche : Essa impoverisce i suoli e accelera i processi di erosione, soprattutto in ambienti fragili come quelli tropicali, facendo alto uso di pesticidi e fertilizzanti. Le multinazionali agroalimentari pur di ottenere un profitto allargano o riducono la superficie delle terre in base alla richiesta del mercato: quando diminuisce molti contadini devono spostarsi per cercare lavoro.
L’industria agroalimentare (p.217) : Si occupano della produzione e trasformazione di materie I° sia al nord che al sud. Il settore agroindustriale si basa su una stretta integrazione di agricoltura e industria, infatti le industrie che operano nel settore controllano un ciclo completo che va dalla produzione alla trasformazione e alla commercializzazione dei prodotti. Le scelte colturali e produttive dell’azienda agricola sono subordinate alle richieste del mercato. Le industrie agroalimentari operano in condizioni di quasi monopolio, stabilendo che cosa coltivare , quali sementi utilizzare, a che presso vendere e, attraverso la pubblicità anche che cosa consumare. Queste industrie sono collegate alle industrie chimiche (per pesticidi), meccanica (per macchinari), terziario (per trasporti e distribuzione).
L’allevamento (p. 218 – 219)
L’allevamento tradizionale : Viene praticato come attività legata all’agricoltura di sussistenza,tranne per situazioni climatiche che impediscono la coltivazione dei campi. È caratterizzato in genere dalla presenza di razze miste e da bassissime rese in carne e in latte (ovini e caprini).
La pastorizia : Tipica delle regione pre - desertiche, è un’attività sempre più difficile a causa della desertificazione e della siccità. La pastorizia è il sistema più antico ed efficace per sfruttare le regioni dove le piogge irregolari e scarse rendono difficile l’agricoltura. L’incremento demografico e gli interventi degli organismi internazionali hanno messo in crisi il suo equilibrio, creando problemi di sopravvivenza alle società dedite alla pastorizia nomade: la banca mondiale e la FAO hanno infatti introdotto tecniche di perforazione e punti stabili di approvvigionamento idrico che hanno modificato il tradizionale spostamento delle greggi. Questo è negativo perché il loro spostamento ha provocato che tutte le greggi facessero lo stesso percorso provocando desertificazione lungo il percorso e poca acqua (esaurendo le falde acquifere) perché tutti bevono nello stesso momento.
L’allevamento tradizionale degli ovini è ancora molto praticato nelle zone predesertiche dell’Africa, nelle steppe aride dell’Asia centrale e negli altopiani dell’Himalaya e della Mongolia.
L’allevamento nei paesi più sviluppati : L’allevamento moderno, praticato nei paesi evoluti e ricchi è collegato con l’agricoltura commerciale e specializzata; a volte l’agricoltura viene organizzata in funzione dell’allevamento. L’allevamento moderno può essere intensivo o estensivo:
- l’allevamento intensivo è praticato in stalle altamente meccanizzate e automatizzate e richiede un impiego limitato di manodopera. Le razze sono frutto di incroci e selezioni che assicurano alte rese, grazie all’utilizzo di prodotti chimici e mangimi industriali. È diffuso in Europa occidentale (dove gli spazi sono ridotti) e nel nord est degli USA (dove si pratica allevamento da latte);
- l’allevamento estensivo praticato allo stato semi brado, è orientato soprattutto alla produzione di carne. È diffuso dove ci sono grandi estensioni, quindi pianure degli USA, del Brasile, nella Pampa argentina.
Negli ultimi anni è aumentato il consumo di carne e per il loro allevamento si produce molto metano e protossido di azoto.
L’allevamento dei volatili : Esso costituisce la produzione zootecnica più industrializzata; nei paesi industrializzati quasi tutte le uova e i polli da carne provengono da allevamenti in batteria fortemente meccanizzati. Dal 2012 in Europa è vietato l’allevamento delle galline da uova in batteria, cioè in gabbie piccolissime, oggi possono essere all’aperto, biologici o a terra. Quasi tutti i paesi sono autosufficienti per questo allevamento.
La pesca (p.220 – 221)
Le aree di pesca : Le aree sono: mare del nord (merluzzi, naselli,sogliole, razze), banco di terranova (nell’Atlantico nord occidentale, per merluzzi), nel mediterraneo (tonni e soggetto a fermo pesca per l’intenso sfruttamento e il forte inquinamento), nel pacifico settentrionale (arcipelago giapponese, Canada e USA con salmoni e molluschi), area costiera peruviana (plancton, acciughe), acque antartiche (non ancora usatissime).
Produzione e consumi : L’attività peschiera è dominata da alcuni paesi industrializzati, dotati di flotte specializzate e attrezzature per stare in mare aperto a lungo. Le fasi per lavorare il pesce vengono svolte nelle “navi officine”, affiancate da navi da trasporto con frigoriferi. La domanda mondiale di pesce è in crescita e chi li produce è anche colui che ne consuma di più, per cui il commercio di pesce è modesto (1° Cina, 2° Perù, 3° Giappone).
L’impatto ambientale : Eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche che ha impoverito gli oceani a causa di attività intensive e indiscriminate. Un’alternativa allo sfruttamento degli oceani è l’acquacoltura, cioè l’allevamento marino di molluschi e altri pesci che ha però un rilevante impatto ambientale per i danni alle coste usate (soprattutto in Asia, primo fra tutti il Giappone che attraverso l’acquacoltura produce per le esportazioni).
La produzione agricola (p.222 – 223 – 224 – 225 – 226 – 227 – 228 – 229)
America settentrionale, Australia e Nuova Zelanda : La loro agricoltura è prevalentemente estensiva; le rese produttive sono altissime, a causa delle grandi estensioni, e gran parte della produzione è destinata all’esportazione. Hanno ambi mercati urbani, industrie meccanizzate e sviluppate reti di trasporto, inoltre la pratica estensiva esigeva capitali molto bassi.
In queste aree la competitività del settore è stata favorita anche dalla presenza di fattori quali:
-enorme disponibilità di terreno sfruttabile, che consente di adeguare la produzione alle esigenze del mercato, ampliando o diminuendo il terreno coltivabile;
-mancanza di uno stretto legame tra popolazione e terreno agricolo, che rende possibile la specializzazione produttiva;
-grandi capitali che consentono la meccanizzazione.
Le grandi fasce agricole degli USA : Un esempio concreto di questo tipo di agricoltura sono le grandi fasce agricole chiamate belt, in cui è suddiviso il territorio statunitense, caratterizzate da monocolture. Le varie fasce hanno elementi comuni:
- grande dimensioni di terreno;
- specializzazione pressoché totale delle colture nelle varie aree: nella zona centrale c’è la fascia Corn Belt con il mais, nel nord e nel centro frumento e a sud cotone e tabacco;
-altissime rese produttive tra le più produttive al mondo con uso di fertilizzanti, OGM e biocarburanti;
- forte legame con l’industria, specialmente nella varietà di prodotti da destinare alla vendita diretta o ad altri processi produttivi.
La situazione in Canada, Australia e Nuova Zelanda : A causa di un clima sfavorevole, le rese produttive sono inferiori agli USA; in Canada per esempio la stagione vegetativa è all’incirca di 4 mesi nel meridione (dove si coltiva frumento) e 3 al nord. In Nuova Zelanda l’agricoltura è poco estesa, mentre è praticato l’allevamento estensivo, specialmente ovino, sia per la presenza di aree verdi a pascolo per tutto l’anno, sia per una lontana eredità coloniale. In Australia c’è molto deserto quindi è troppo caldo e arido e non si coltiva.
In Europa l’agricoltura è intensiva : Non disponendo di vaste aree da coltivare, il prezzo dei terreni è generalmente elevato. Ciò unitamente all’alto costo di fattori produttivi, impone sia l’adozione i agricoltura di tipo intensivo, sia l’abbandono dell’attività se non si ottengono alti profitti. Dato che i prodotti europei costano di più di quelli a sviluppo intermedio, è necessaria la difesa dei redditi agricoli con l’adozione di politiche si sostegno, sia a livello nazionale che europeo (Politica del PAC, politica agraria comune). Da quando sono entrati gli stati dell’est si sono introdotte anche politiche per meccanizzare l’agricoltura.
Tutto il territorio europeo è coltivabile,per il clima favorevole, eccetto la Scandinavia; c’è una grande varietà di prodotti; in Europa dell’est esistono aree a coltivazione estensiva per il socialismo che investiva pochi capitali.
L’organizzazione spaziale : In generale le aree agricole più vicino alle città vengono destinate alla coltivazione di prodotti indirizzati ai mercati urbani; al contrario le più lontane hanno prodotti destinati a mercati lontani o anche esteri.
Il ruolo delle grandi proprietà in America Latina : Durante la colonizzazione venivano sfruttati gli schiavi; al termine della dominazione l’area latinoamericana si è specializzata e inserita nel commercio internazionale con prodotti agricoli e dell’allevamento. Oggi infatti esporta, oltre ai prodotti delle piantagioni, anche frutta e verdura. L’agricoltura destinata ai consumi interni viene ignorata e i grandi proprietari terrieri, grazie al loro potere, accrescono ulteriormente il loro controllo su terra, lavoro e capitale. In seguito alle rivolte agricole dell’inizio del 900, a causa del malcontento popolare, si sono verificate delle conseguenze in America Latina:
-crollo del ruolo di questa area nell’ambito del commercio internazionale;
-nuovi orientamenti economici, che privilegiano l’industria rispetto al settore agricolo.
Il compito dell’agricoltura diventa quindi quello di fornire capitali per lo sviluppo industriale, attraverso un massiccio prelievo fiscale e materie prime a basso costo per il mercato interno.
L’inserimento nel sistema agroalimentare : Tra gli anni 60 e 70 del 900, l’agricoltura, pur trascurata, resta una fonte importante di valuta estera, aumentando gli investimenti stranieri. Anche gli organismi statali partecipano alla crescita del settore, favorendo le grandi proprietà che producono beni per l’esportazione come è avvenuto in Brasile e in Messico con la “rivoluzione verde”.
Negli ultimi anni l’agricoltura latinoamericana si è inserita nel sistema agroalimentare mondiale:
-la partecipazione di imprese multinazionali è sensibilmente aumentata che controllano l’industria agroalimentare;
-si è accentuata la tendenza alla concentrazione della proprietà fondiaria, dato che la riconversione produttiva richiede grandi capitali, necessari anche per l’acquisto di concimi e fertilizzanti;
-per i piccoli proprietari terrieri, invece, il passaggio dall’agricoltura tradizionale a quella che produce per l’esportazione ha spesso conciso con pesanti indebitamenti. È per questo che molti contadini hanno dovuto abbandonare le campagne e si sono trasferiti nelle megalopoli per cercare fortuna.
Perù, Bolivia, Colombia coltivano sostanze stupefacenti come coca, legale in queste aree, masticata dalla popolazione locale come cicles per combattere il freddo. Quando queste coltivazioni vengono lavorate diventano droghe a uso illegale. Per questi stati è molto più redditizio produrre coca piuttosto che piante alimentari come caffè.
Le produzioni : Le esportazioni penalizzano le colture alimentai di base destinate al consumo interno, che sempre più spesso, è necessario importare dall’estero.
L’estensione indiscriminata dell’allevamento, dovuta all’aumento del consumo di carme nel mondo, p anche responsabile di gravi problemi ambientali, come deforestazione e erosione.
Africa: le colture di piantagione : l’organizzazione agricola dell’Africa ha mantenuto per lungo tempo caratteri autonomi: la conquista coloniale europea si caratterizzò inizialmente per il prelievo di forza di lavoro, cioè con la tratta degli schiavi portati in centro e in sud America, che per lo sfruttamento delle risorse. Dalla seconda metà dell’ottocento l’agricoltura commerciale fece la sua comparsa: fino al 1930 sono state introdotte nuove colture richieste dal mercato: molto importanti le produzioni derivanti da colture di piantagione cioè cacao, cotone, caffè, arachidi, palma da olio.
L’aumento delle produzioni : Dalla fine degli anni 70 a oggi, la produzione complessiva(esportazioni più consumi interni) è aumentata costantemente ma la forte crescita della popolazione ha in gran parte vanificato i risultati ottenuti perché la produttività del settore cresce in modo inferiore rispetto all’aumento degli abitanti avendo così anche casi di sottonutrizione e malnutrizione, i governi attuano spesso politiche per mantenere i prezzi bassi e la popolazione rurale, specie i piccoli agricoltori, è andata verso le zone urbane ma poi ci si rende conto che la vita rurale da certi punti di vista è più facile.
Le forme di agricoltura : nel continente africano le forme di agricoltura variano a seconda delle aree: in alcuni paesi prevalgono le piantagioni(Costa d’Avorio: 1° prod. di cacao), in altri(Sudan, Kenya) è diffusa anche l’agricoltura per il mercato interno. Tuttavia in tutte le aree diventa sempre più fondamentale il lavoro delle donne a causa dello spostamento degli uomini verso le zone urbane.
L’insufficienza della produzione alimentare : il principale problema dell’agricoltura africana è l’insufficienza della produzione alimentare, l’Africa è infatti dipendente dagli aiuti alimentari internazionali perché: la diffusione delle colture commerciali ha fatto si che l’agricoltura destinata a soddisfare il fabbisogno della popolazione locale venga praticata su aree dai suoli poveri e con scarse precipitazioni, si sono verificati lunghi periodi di siccità che hanno dato origine a gravi e prolungate carestie, gli interventi attuati con la rivoluzione verde non hanno ottenuto i risultati sperati.
I progressi dell’Asia : ha caratteristiche simili all’Africa ma ha condizioni meno gravi, è un continente con una forte densità di popolazione rurale e ha una grande varietà dei sistemi agricoli adottati(estensiva, destinata all’esportazione, al mercato nazionale).
La conduzione a mezzadria : ancora diffusa è la conduzione a mezzadria delle grandi proprietà terriere, che prevede il pagamento in natura del canone annuo al proprietario terriero. Oggi essa però viene progressivamente sostituita dalla piccola proprietà contadina che presenta una disparità delle produzioni ottenute, e la diffusione delle grandi proprietà terriere, condotte come aziende capitalistiche, testimoniano la crescente vocazione commerciale dell’agricoltura del continente asiatico.
L’autosufficienza alimentare : rispetto all’Africa, la produzione agricola è aumentata ad un tasso superiore, o per lo meno equivalente, al tasso di crescita della popolazione. Viene praticata molto l’agricoltura di piantagione(palma da olio, cacao, tabacco, mais, soia), alcuni paesi poi producono eccedenze di riso e di frumento. L’India è il 1° produttore di banane. I progressi dell’agricoltura asiatica, specie nella produzione di cereali, dipendono in larga misura dalla “rivoluzione verde”, attuata negli anni 60, i migliori risultati sono stati ottenuti in India e in Pakistan.
La proprietà fondiaria : con qualche eccezione prevale la grande proprietà e ultimamente il suo peso è aumentato grazie ai crescenti profitti derivanti dalla commercializzazione dei prodotti agricoli. La ricchezza tende a concentrarsi sempre più nelle mani di poche persone, mentre le condizioni di vita della popolazione rurale restano stabili o peggiorano.
La rivoluzione verde (p.230) : negli anni 60 la FAO promosse l’esportazione nei paesi più poveri di nuove tecniche agrarie per aumentare la produttività agricola e la disponibilità alimentare. Per ottenere raccolti abbondanti i contadini sono stati costretti ad acquistare ogni anno le sementi selezionate più resistenti, i fertilizzanti e i pesticidi, le pompe idrauliche per l’irrigazione e per affrontare queste spese molti si sono indebitati perdendo le loro città e trasferendosi nelle città. La Riv. Verde ha avvantaggiato specie le grandi aziende agricole provviste di capitali indispensabili per introdurre le innovazioni tecniche. La crescita della produzione è solo in parte destinata al sostentamento della popolazione rurale, buona parte di essa è esportata. Il problema della denutrizione non è scomparso e in alcuni casi il numero è aumentato il numero dei disoccupati e il numero di persone migranti verso le città. In Cina e India, essa ha prodotto un incremento dei raccolti: importatrici fino a qualche decennio fa di riso e di frumento si sono trasformate in grandi esportatrici di cereali. Si sono avute anche conseguenze sull’ambiente: uso eccessivo di concimi chimici e antiparassitari, le irrigazioni abbondanti provocano la salinizzazione del terreni, e la specializzazione colturale priva la popolazione di prodotti indispensabili per una corretta alimentazione.
La commercializzazione dei prodotti agricoli (p.231 – 232)
Il commercio dei cereali : in principali esportatori di cereali, specie frumento e masi, sono gli Stati Uniti, seguiti da Canada, Australia, Francia. I paesi a sviluppo intermedio e quelli meno avanzati sono invece importatori di cereali, alcuni di essi però hanno raggiunto l’autosufficienza con la Riv. Verde come India e Cina.
I prodotti tropicali : provengono specie dall’Africa, Asia, America Latina per dirigersi verso i Paesi industrializzati. Il commercio di essi è fondamentale per moltissime economie, di conseguenza una riduzione della domanda oppure un ribasso dei prezzi, trattati nelle Borse merci dei paesi altamente sviluppati, sono in grado di provocare gravissime crisi economiche nei paesi esportatori. Dagli anni 70 è in atto una lenta ma continua tendenza alla diminuzione dei prezzi dei principali prodotti tropicali, anche non alimentari.
I prodotti agricoli non alimentari : sono materie prime destinate alla trasformazione industriale come per esempio le fibre tessili, cioè cotone, lino, canapa, juta e vengono prodotti in aree del sud del mondo; e le piante oleaginose che sostituiscono i grassi animali sulla tavola e nell’ambito delle produzioni industriali, offrono valide alternative alla gomma naturale e alle resine. La contrazione dei prezzi di essi dipende in gran parte dalla crescente presenza sul mercato di prodotti sintetici e chimici. Il cotone è stato spesso coltivato in aree non adeguate come le zone del Lago d’Aral dove venivano prelevate enormi quantità d’acqua e utilizzati tanti pesticidi, fertilizzanti.

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