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La popolazione europea

Il popolamento del territorio europeo è iniziato fin dai tempi remoti, probabilmente da quasi un milione di anni. Nel corso di questo lunghissimo periodo si sono verificati innumerevoli spostamenti di interi popoli e vicende altalenanti: a fasi di accrescimento della popolazione sono spesso seguiti momenti di stasi o di regresso. I primi consistenti nuclei della popolazione europea si insediarono soprattutto nelle regioni meridionali e centrali. L'Europa rimase nel complesso scarsamente popolata fino a quando non si affermò un nuovo sistema economico, l'agricoltura, che consentiva il sostentamento di un numero maggiore di persone stanziate stabilmente sullo stesso territorio.

Il più forte accrescimento demografico dell'era antica si verificò nel periodo dell'impero romano ed i censimenti cominciarono a essere realizzati periodicamente.

Nel V secolo d.C. la caduta dell'Impero romano e le invasioni dei popoli del nord e dell'est diedero invece inizio a un periodo di instabilità. Le conseguenze sul piano demografico furono un calo della natalità e una diminuzione della durata media della vita. Con la rinascita politica, economica e sociale di varie regioni europee durante il basso Medioevo la popolazione europea iniziò a crescere , fino a tornare ai livelli dell'epoca romana.

A partire dalla seconda metà del XVIII secolo, invece, l'aumento della popolazione è divenuto sempre più intenso ed è proseguito fino agli anni 50' del nostro secolo. Questo impetuoso andamento è stato permesso dai notevoli progressi tecnici promossi dalla Rivoluzione industriale che hanno permesso di abbassare sempre più i tassi di mortalità. Nel corso dell'ultimo secolo, in Europa e in altre regioni economicamente sviluppate si è registrata contemporaneamente anche la progressiva diminuzione dei tassi di natalità. Questa evoluzione dell'andamento demografico si è accompagnata a grandi mutamenti sociali:

1. le donne hanno cambiato il proprio ruolo nella società
2. le famiglie sono formate da un minor numero di persone

La popolazione del nostro continente continua a crescere lievemente, nonostante il tasso di accrescimento sia di poco superiore allo zero. In alcuni paesi l'aumento è però dovuto quasi esclusivamente al saldo migratorio positivo. Oggi in quasi tutti gli stati europei il tasso di fecondità è inferiore a 2 bambini per donna, ciò è dovuto al calo dei numeri dei matrimoni, al forte uso di contraccettivi, all'aumento della sterilità.

Negli ultimi anni le cause di mortalità sono in parte mutate, a causa di vari fattori. Tra questi vi sono i cambiamenti nei regimi alimentari, l'intensificazione del volume dei trasporti e dell'urbanizzazione, i miglioramenti dei sistemi sanitari e le scoperte in campo biomedico. In particolare in Europa sono diminuite le morti per parto e per patologie neonatali ma nonostante i grandi progressi sono in continua crescita le morti per cancro e aids.

Dalla Conferenza sulla popolazione europea sono emerse alcune tendenze sulla sua consistenza nei decenni futuri: gli abitanti del continente continueranno a crescere fino al 2010, anno in cui inizierò il declino. L'invecchiamento della popolazione modificherà gli scenari futuri, perché la presenza di un alto numero di anziani provocherà inevitabilmente una caduta della natalità. D'altra parte la mortalità tenderà a salire, anche se si assisterà a un deciso allungamento della vita media.

I movimenti di popolazioni hanno sempre accompagnato i momenti di crescita demografica, i mutamenti tecnologici, i conflitti politici et etnici. Da sempre il territorio europeo è stato teatro di imponenti spostamenti di popolazione da e per il nostro continente. Sin dall'antichità, i popoli europei si sono spostati alla ricerca di nuovi territori che consentissero migliori condizioni di vita, in epoca moderna le conquiste geografiche diedero l'avvio alle migrazioni oltreoceano, migliaia e migliaia di europei si spostarono in Australia, America, Sudafrica. Nel secondo dopoguerra si verificò un fenomeno nuovo nella storia del continente, l'inizio di un'inversione di tendenza: fino agli anno quaranta l'Europa era stata quasi esclusivamente una terra di emigrazione verso i Nuovi Mondi, America e Australia. Negli anni della ricostruzione prima e della ripresa economica poi, gli Stati europei più industrializzati cominciarono invece a richiamare lavoratori in Germania, Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi che si espansero economicamente. Nell'ultimo decennio, nel panorama europeo delle migrazioni sono comparsi nuovo elementi: in particolare si sono verificati l'aumento dell'immigrazione dall'Africa verso i paesi dell'Europa mediterranea.

Fino a oggi non è stato facile coordinare le politiche sull'immigrazione all'interno dell'Unione Europea che hanno sempre visto l'immigrazione generalmente come un grave problema, da contenere soprattutto attraverso politiche di blocco e con forti controlli sugli interessi illegali. Tuttavia non è stato semplice trovare un accordo sui provvedimenti concreti e su una normativa comune. Le politiche sull'immigrazione rimangono infatti di stretta competenza dei singoli Stati, che si comportano in modi molto diversi, ma che uniformemente concordano sul fatto che per invertire la tendenza dell'aumento dei flussi migratori occorre disincentivare la fuga, causata dalla disoccupazione e dal sottosviluppo, dai Paesi più poveri, aiutandoli nella strada dello sviluppo economico.

Dal punto di vista sociale e culturale, l'Europa presenta contemporaneamente caratteri ben definiti che la differenziano decisamente dagli altri continenti e numerosissime particolarità che creano frammentazioni etniche anche all'interno dei confini di molti Stati.

Gli elementi che hanno favorito il processo di identificazione europea e che fanno del continente un insieme unitario sono numerosi. Alcuni sono legati al territorio e alla posizione geografica: la limitata estensione e la collocazione nella fascia temperata hanno determinato infatti una relativa uniformità di paesaggio, anche la religione è un altro importante elemento di uniformità grazie alla diffusione del Cristianesimo.

La consistenza e la composizione della popolazione europea sono fenomeni facilmente determinabili: le loro dinamiche si possono studiare con esattezza ed è possibile formulare previsioni sugli andamenti futuri. Meno facile è parlare della qualità della vita, un concetto che contiene molte sfumature. Anche in questo caso, a livello internazionale sono stati scelti vari indicatori statistici: il risultato è certamente parziale, ma consente comunque di fare confronti fra le varie realtà. Il primo indicatore del generalizzato benessere che contraddistingue i Paesi europei è l'allungamento della speranza di vita: una vita più lunga è il risultato di una corretta alimentazione, di un'abitazione igienica e funzionale, di un sistema sanitario efficace, di una società organizzata ed attenta alla salute dei suoi membri. Le altre componenti sono il reddito pro capite ed il tasso di scolarizzazione che individuano la possibilità di avere risorse per un livello di vita dignitoso e di accedere a conoscenza e informazione. A fronte delle situazione positive, molti elementi possono invece compromettere la qualità della vita nei Paesi Europei come i problemi ecologico-ambientali.

Dappertutto, le popolazioni hanno in ogni tempo occupato le aree che offrivano le migliori condizioni morfologiche e climatiche per la vita. Grazie alla sue favorevoli caratteristiche l'Europa ha sempre attirato l'insediamento umano e, attraverso i secoli della sua lunga storia, ha costruito una fitta rete insediativa, corrispondente oggi a un'alta densità di popolamento. Il territorio europeo ha presentato fin dall'antichità un'alta densità abitativa, grazie al clima temperato, alla vicinanza al mare, ai terreni fertili e pianeggianti, alle precipitazioni abbondanti e regolari. Agli elementi naturali si sono sovrapposti in seguito le attività dell'uomo. Numerosi gruppi umani popolarono le zone ospitali dell'Europa meridionale, mentre comunità più disperse si stabilirono nelle regioni centro-settentrionali del continente. Nel corso del XIX secolo, quindi, accompagnato da grandiose migrazioni dalla campagna alla città, si intensifica il popolamento delle zone minerarie e industriali del continente. Parallelamente, inizia anche il declino delle aree a coltura estensiva delle zone di montagna.

L'Europa presenta una ricchissima varietà di forme urbane: piccole e medie città, a volte inserite in nuove e più ampie agglomerazioni; villaggi cresciuti rapidamente intorno a nuclei produttivi; vaste aree metropolitane che hanno al loro interno enormi differenze abitative (centri storici, zone residenziali, periferie degradate, vecchi comuni agricoli inglobati nella cerchia urbana, ecc.) Al contrario di altri continenti, dove le aree urbane spesso di grandi dimensioni emergono come isole sperdute in vastissime estensioni di territorio scarsamente abitato, l'Europa è interamente costellata da centri e aree metropolitane. Questa enorme concentrazione di popolazione urbana forma la megalopoli più vasta del mondo. All'interno della megalopoli possono essere evidenziate alcune aree di dimensione minore:

1. la regione renana, la più estesa area urbanizzata continentale, che dalla zona della Ruhr giunge fino al mare del Nord nei PaesiBassi.
2. la regione urbana inglese
3. la Pianura Padana
4. La regione metropolitana dell'Ile-de-France

L'area urbanizzata posta più a sud è in gran parte basata su piccole e medie città. Nell'Europa dell'est le aree metropolitane non formano grandi sistemi territoriali ma si sviluppano soprattutto intorno alle capitali.

Un tempo la vita in città e la vita in campagna erano molto differenti: in campagna le abitudini di vita erano ritmate dal lavoro dei campi e dalle stagioni, in citta', invece, mutavano di frequente ed erano dettate dalle mode. Oggi in molte parti d'Europa queste differenze si sono praticamente annullate. Le aree metropolitane si espandono, occupando e trasformando radicalmente le aree rurali. Il fenomeno della sempre più evidente "urbanizzazione" di molte aree rurali europee è contrassegnato anche dalla grande diffusione delle cosiddette seconde case che spesso nascono dalla ristrutturazione di vecchi edifici già esistenti o da nuove costruzioni in zone turisticamente appetibili. A volte le imprese immobiliari costruttrici propongono l'acquisto secondo il metodo della multiproprietà, ossia una particolare forma di comproprietà secondo la quale i diversi proprietari possono abitare l'immobile acquistato soltanto in determinati periodi dell'anno. Ogni città si caratterizza per le funzioni predominanti che svolge. Queste funzioni possono cambiare nel tempo e sono capaci di modificare la struttura e il paesaggio dei centri urbani, oltre alle relazioni con il territorio circostante e agli altri insediamenti. Le vicende storiche, la collocazione geografica, le attività economiche presenti sono tutti fattori che possono determinare la funzione principale di una città. In passato questa funzione era facilmente individuabile: vi erano città prevalentemente industriali o marcatamente politico- amministrative o centri di aree agricole cui servivano soprattutto come mercato. Oggi le città europee sono diventate grandi organismi polivalenti nei quali sono presenti attività di tutti i generi. In particolare, però, un peso sempre più crescente assumono tutte quelle attività indicate come "di servizio" per tutti gli altri settori. In ogni grande città esiste una differenza quantitativa tra la popolazione diurna e quella notturna: piu' la città è grande e attiva e più questa situazione è accentuata. La vita di una metropoli, però, è determinata principalmente da chi la anima durante il giorno. La città dev'essere quindi considerata come l'insieme globale delle attività della gente che vi abita e vi lavora.

L'enorme crescita produttiva e demografica delle grandi città industriali, l'espansione incontrollata di quartieri periferici, la posizione accentratrice delle capitali rispetto al resto del territorio, l'aumento irrazionale dei movimenti pendolari: sono questi i principali problemi che hanno portato, nel corso di questo secolo, le autorità di alcuni Paesi europei ad affrontare il problema di un riequilibrio della struttura urbana. In linea di massima, gli obbiettivi primari di qualsiasi pianificazione urbana per molti decenni sono stati:

1. limitare l'espansione demografica delle grandi città
2. riorganizzare il sistema produttivo in modo da attrarre i cittadini nei centri esterni e facilitare gli spostamenti casa-lavoro
3. creare una rete di trasporti funzionale
4. migliorare la qualità della vita nelle aree urbanizzate con la creazione di zone verdi, spazi ricreativi e servizi vicini ai luoghi di residenza.

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