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LE MIGRAZIONI
La popolazione si muove sul territorio, migra da un'area all'altra. Le migrazioni, dunque, sono le variabili sociali della crescita demografica. Le cause dei fenomeni migratori sono numerose,ma la più importante è il confronto fra le possibilità di vita nel paese di origine e nel paese di destinazione. E' evidente, che coloro che abitano in un'area economicamente povera tendono a emigrare in un'area più ricca.
La distanza tra queste aree consente di distinguere migrazioni interne e internazionali.

LE MIGRAZIONI INTERNE
Gli spostamenti all'interno di uno stato riguardano tutte le zone del mondo. Si svolgono sopratutto verso le città.
Le migrazioni interne provocano mutamenti anche nel luogo di origine. Primo fa tutti, la perdita del patrimonio sociale e culturale rappresentano delle persone che se ne vanno.

LE MIGRAZIONI INTERNAZIONALI

Le migrazioni internazionali hanno avuto, nel corso dei secoli, significative variazioni nella portata e nella direzione dei flussi. Nei secoli più vicini a noi sono individuabili tre tipi di movimenti migratori internazionali:
1 Verso i Paesi nuovi, colonizzati dagli europei, a partire dal Cinquecento.
Questo tipo di migrazione, sollecitata dalla ricerca di nuove risorse, ha avuto come conseguenza la formazione di grandi Stati, come gli Stati Uniti e l'Australia;
2 verso i Paesi industriali, a partire dal XIX secolo. Il flusso migratorio di questo tipo, caratterizzato dalla ricerca del lavoro e di migliori condizioni di vita, è simile nelle cause e belle conseguenze al flusso interno verso la città.
Ultimamente si è assistito a migrazioni da Stati poveri verso il Paese da cui furono colonizzati, con un'inversione del flusso di migrazione del primo tipo;
3 Verso i paesi liberi che non esercitano oppressione politica o persecuzione etnica religiosa a partire dal XVI secolo.
Si tratta di migrazioni forzate, con origini diverse: diaspore.
Attualmente il fenomeno migratorio rappresenta un importante fattore di crescita demografica in molti Paesi sviluppati.
Questi Paesi, infatti, caratterizzati dall'invecchiamento demografico e del generalizzato rifiuto di determinati lavori manuali, trovano nell'immigrazione un rimedio alla scarsa disponibilità di manodopera.
Gli Stati europei che oggi ospitano il maggior numero di stranieri sono la Germania, la Francia, il Regno Unito.
L'Italia accoglie più di un milione di immigrati. I principali Paesi da cui si emigra sono la Cina e il Messico. Quasi tutti i Paesi in via di sviluppo registrano un saldo migratorio negativo.
Tuttavia, come conseguenza di guerre interne e in particolare di conflitti a sfondo religioso o tribale, può verificarsi uno spostamento di rifugiati da un Paese a un altro confinante.
Gli studi dei demografi portano a prevedere che fino al 2050 le regioni avanzate accoglieranno immigrati provenienti da paesi in via di sviluppo al ritmo di 2 milioni di persone l'anno.

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