La Globalizzazione

Negli ultimi decenni, soprattutto sul piano economico e finanziario si è verificato un intenso processo di globalizzazione, cioè di incremento dell’interdipendenza e degli scambi a livello planetario, che ha creato una maggiore integrazione tra tutte le parti del globo, diffondendo comuni costumi di vita e gli stessi modelli di produzione e di consumo dei beni. Il termine globalizzazione viene utilizzato dagli anni Sessanta del XX secolo, quando lo studioso canadese Marshall McLuhan inventò l’espressione villaggio globale, per spiegare che impatto avevano le nuove tecnologie della comunicazione e dei trasporti sulla vita sociale e culturale degli uomini. McLuhan sostenne che si stava verificando una riduzione temporale delle distanze: dati, uomini e prodotti impiegavano un tempo sempre minore per percorrere le stesse distanze. La vita dell’uomo non andava più relazionata a quanto avveniva nel territorio in cui viveva, ma a quello che succedeva sull’intero pianeta.

La globalizzazione della tecnologia

La crescita della tecnologia è il principale fattore che ha permesso lo sviluppo della globalizzazione. Le innovazioni nel campo dei trasporti e la realizzazione di un sistema di rapida diffusione delle informazione hanno creato una serie di relazione a lunga distanza che si basano sulla possibilità di incontro delle persone, di trasferimento delle merci e di comunicazione delle notizie. I trasporti hanno visto crescere l’uso dell’automobile e dell’autocarro e dell’aereo. Questi sistemi hanno velocizzato lo spostamento di merci e persone rispetto alla mobilità ferroviaria e alla navigazione. Dagli anni Novanta c’è stato uno sviluppo notevole delle telecomunicazione. Dal 1992 al 2002 il traffico telefonico internazionale è aumentato di 5 volte e il numero di abbonati è quadruplicato. Ma la grande rivoluzione a cavallo dei due millenni è stata la telefonia mobile. Nei Paesi più ricchi il telefono cellulare è ormai diventato una realtà quotidiana. Nelle zone più povere del mondo , dove non esiste ancora una rete fissa , è meno costoso installare un sistema di telefonia mobile. Negli ultimi dieci anni del XX secolo , c’è stata una crescita fortissima dell’uso di personal computer , passati dai 130 milioni del 1991 ai 650 milioni nel 2003. Parallelamente, si è diffusa su scala planetaria la navigazione su Internet , i cui utenti erano 4 milioni e 400 mila nel 1991 e oltre 700 milioni nel 2005. Nei Paesi in via di sviluppo e in quelli più poveri , Internet arriva solo nelle grandi città e la maggior parte dei cittadini non ne ha accesso. Dallo sviluppo tecnologico hanno tratto vantaggio le attività di ricerca, che sfruttano la velocità con cui oggi si è in grado di ottenere conoscenze prima possibili solo con il movimento delle persone. La forza e la competitività delle economie più sviluppate si basa proprio sulla ricerca scientifica.

La globalizzazione dell’economia

L’economia è stata il “motore” che ha permesso la realizzazione degli scambi a livello planetario. Fin dall’antichità gli uomini si sono mossi alla ricerca di prodotti che non riuscivano a reperire nei luoghi che abitavano. A partire dal XV secolo , i progressi nella navigazione hanno portato gli europei a conoscere e colonizzare il resto del mondo, creando legami economici , politici e culturali con popolazioni lontane. Nell’Ottocento le navi a vapore hanno reso più rapidi i commerci. Con l’evoluzione dei trasporti, le distanze si sono ulteriormente “accorciate”. Le macroscopiche differenze tra le parti del globo sono alla base delle intense relazione tra i loro abitanti. Ad esempio : i norvegesi devono importare banane dall’Africa e dall’America latina, perché difficilmente riuscirebbero a coltivarle alle loro latitudini. A partire dagli anni Ottanta del secolo scorso , sono venute meno anche le limitazioni imposte dagli Stati alla circolazione di capitali e merci. Si è creato uno spazio economico mondiale. Questo processo non ha interessato solo i Paesi con un’economia capitalista ma anche la maggior parte di quelli socialisti che hanno abbandonato la pianificazione statale dell’economia, per passare alla gestione privata della produzione e dello scambio delle merci. Ovunque si sta assistendo a un trasferimento delle attività economiche appartenenti agli Stati, che vendono quote crescenti delle loro imprese a soggetti privati. In questo modo si è aperta la strada alla crescita di grandi gruppi internazionali, che rilevano quote sempre maggiori della produzione locale. Stanno scomparendo le piccole imprese, che vengono spesso rilevate da società multinazionali con un raggio d’azione planetario. Per far funzionare questi gruppi trans-nazionali , è necessario il trasferimento rapido e frequente di capitali da una parte all’altra del mondo. Imprese che hanno la propria sede in un Paese spendono grosse cifre in altri Stati: sono gli investimenti diretti esteri , che dagli ultimi vent’anni del XX secolo sono cresciuti progressivamente, di pari passo con la delocalizzazione industriale.

La globalizzazione della politica

I governi dei singoli Stati stanno progressivamente riducendo i propri poteri e le proprie competenze, per trasferirli alle amministrazioni regionali sub-statali e alle organizzazioni sovrastatali. E’ soprattutto a livello planetario che oggi si decide il futuro dell’umanità. Sta nascendo una sorta di amministrazione globale, che si manifesta in un gran numero di riunioni. Ogni anno i nostri politici si dividono tra gli oltre 400 summit planetari di interesse sovrastatale. Centocinquanta anni fa se ne organizzavano due o tre all’anno. Gli stati odierni possono più agire come desiderano all’interno dei propri confini ma devono tenere conto di una mole crescente di “leggi globali” che regolamentano soprattutto le guerre, i diritti umani e la tutela dell’ambiente.

G8
I capi di Stato dei Paesi più ricchi del mondo si riuniscono ogni anno per discutere temi che interessano l’intera umanità. Si occupano dell’economia planetaria, della tutela della pace, del terrorismo internazionale, dell’ambiente , dei diritti umani e della sanità. Il primo incontro avvenne nel 1975 in Francia con lo scopo di decidere come affrontare la crisi petrolifera di allora. Nel castello di Rambouillet si trovarono i rappresentanti dei sei Stati più industrializzati della Terra in ordine decrescente : USA, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito e Italia. Nacque così il G6. Che l’anno successivo divenne G7 con l’ingresso del Canada. Nel 1998 a questo gruppo si aggiunge la Russia che divenne membro effettivo dal 2002 e il G7 divenne G8. La critica che viene mossa a questo “club” di potenti è che si tratta di una storia di gruppo dirigente che si occupa di gestire le sorti del pianeta senza essere mai stato legittimato dal resto del mondo. Le discussioni che avvengono al G8 non prevedono che gli altri Paesi possano partecipare attivamente, senza esporre i loro punti di vista per un confronto costruttivo che si basi su valori etici e non su interessi economici. Per questo gli incontri sono diventati il simbolo della globalizzazione e hanno dato vita a contestazioni da parte dei cosiddetti No-Global, che sostengono che il futuro dell’umanità debba essere stabilito democraticamente e regolato da norme comuni a tutta l’umanità. Le proteste più violenti contro i G8 si sono verificate a Genova tra il 19 e il 21 Luglio del 2001.

I No-Global

Come già abbiamo detto i No-Global sono gruppi che hanno un atteggiamento critico nei confronti della globalizzazione. E’ possibile individuare tre tipologie di questi gruppi :

• Quelli che protestano in modo pacifico contro la globalizzazione economica e la sua matrice capitalistica
• Quelli che fanno della violenza organizzata uno strumento di lotta contro i protagonisti della globalizzazione
• Quelli che rifiutano una globalizzazione imposta da poche superpotenze e ne propongono una che nasca dal basso e dalle esigenze delle popolazioni.

Registrati via email