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Gli occupati nel settore agricolo

Nel mondo circa il 40% della popolazione attiva totale è ancora occupata nel settore agricolo.
Nei paesi più industrializzati però, gli addetti all'agricoltura rappresentano circa il 5% della popolazione attiva totale. In questi paesi il settore primario è altamente produttivo, fortemente meccanizzato e innovativo.
La produzione è abbondante e la bilancia agricola è quasi sempre in attivo.
Nei paesi più arretrati invece, la percentuale degli occupati nel settore agricolo è del 70% della popolazione attiva. Il settore primario in questi paesi contribuisce in misura determinante alla formazione del Prodotto Interno Lordo (P.I.L.).
In genere vengono utilizzate tecnologie arretrate e la produttività è modesta, tanto da non assicurare l'autosufficienza alimentare.

I fattori naturali che condizionano l'attività agricola (settore primario)

Il clima e le acque, la conformazione del terreno e le qualità del suolo costituiscono i fattori naturali che condizionano l'attività agricola.
La durata della stazione vegetativa agricola varia a seconda del clima. In generale nelle regioni fredde si coltivano pochi prodotti, mentre laddove le temperature sono alte è possibile coltivare un maggior numero di prodotti per tutto l'anno.
Anche l'acqua è un elemento vitale per la crescita della vegetazione. Per la loro importanza le precipitazioni condizionano le colture degli uomini (per esempio il riso è tipico delle regioni dal clima monsonico).
Per quanto riguarda la conformazione del terreno, l'altitudine condiziona le superfici coltivabili. Infatti esse diminuiscono con l'aumentare dell'altitudine.
Anche la pendenza del terreno condiziona notevolmente le scelte conturali e i metodi di coltivazione, sia per l'impossibilità di utilizzare macchinari di grandi dimensioni, sia per il rischio di erosioni dei suoli.
Per quanto concerne la qualità del suolo, vediamo che esso è formato dall'azione degli agenti atmosferici (calore, vento e pioggia) e dalla deposizione di composti organici di origine animale e vegetale, su cui intervengono successivamente gli elementi climatici.
Le differenze tra i suoli dipendono dunque dal tipo di roccia di origine e dalla caratteristiche del clima.

I fattori umani che trasformano le terre

Il suolo naturale è soggetto a continue trasformazioni per l'intervento dei fattori naturali e umani.
La superficie coltivabile della terra potrebbe anche raddoppiare in presenza di interventi mirati, in realtà invece, si deve constatare la scomparsa di circa 11 milioni di ettari di terre produttive.
Le cause sono diverse:
* l'indiscriminato sfruttamento agricolo e pastorale, che provoca la desertificazione;
* l'erosione indotta da pratiche agricole scorrette;
* la contaminazione dei suoli con sostanze tossiche;
* l'urbanizzazione.
La maggiore estensione delle aree coltivate si trova nelle regioni temperate dell'emisfero settentrionale. Mentre la più alta percentuale di terre improduttive si registra in Africa, in America latina. Le terre arabili sono solo l'8% della superficie.
L'esigenza di ampliare la superficie coltivabile per soddisfare le necessità di una popolazione in continua crescita sta spingendo i paesi meno sviluppati a sacrificare le foreste, mettendo a coltura suoli marginali, poveri di sostanze nutritive che si rivelano fragili e soggetti all'erosione.

Le tecniche di fertilizzazione

Per contrastare l'impoverimento e la perdita del suolo agricolo dovuti dall'eccessivo sfruttamento del terreno vengono adottate da sempre tecniche specifiche, quali:
* il debbio;
* il diboscamento;
* l'avvicendamento culturale;
* la fertilizzazione chimica;
* la fertilizzazione naturale.
L'operazione più antica è il debbio, ossia la combustione del manto vegetale di un terreno seguita dall'interramento delle ceneri. Essa consente di recuperare terreni agricoli o di fertilizzare quelli gia in uso.
L'avvicendamento colturale consiste invece in una sostituzione ciclica di specie vegetali diverse su uno stesso terreno. E' una tecnica praticata per evitare l'esaurimento delle sostanze nutritive presenti nel suolo.
La necessità di aumentare le rese per ettaro e lo sviluppo dei fertilizzanti chimici hanno spinto sempre più gli agricoltori a sostituire i materiali organici con prodotti sintetici. Ciò ha provocato con il tempo un eccessivo impoverimento dei terreni rendendoli più vulnerabili all'erosione.

Gli antiparassitari

Nel rapporto tra agricoltura e ambiente un aspetto importante è rappresentato dai parassiti e dalle misure con cui l'uomo li combatte. Per contrastare le perdite causate da parassiti alla produzione agricola mondiale, si utilizzano i cosiddetti pesticidi.
In passato venivano utilizzati anti-parassitari ottenuti da piante o da materie prime inorganiche (come lo zolfo); a partire dagli anni 50 questi prodotti sono stati sostituiti con pesticidi di sintesi provocando una serie di effetti negativi, come danni alla salute dell'uomo, inquinamento dell'ambiente, sviluppo di nuovi parassiti.

I sistemi agricoli

I sistemi agricoli principali sono riconducibili a due tipi: agricoltura commerciale e quella tradizionale.
L'agricoltura commerciale è fortemente meccanizzata e specializzata, praticata nei paesi ricchi del mondo e rende il settore agricolo altamente produttivo e competitivo.
La meccanizzazione comprende sia l'introduzione di nuove tecniche, come macchinari, sementi ibride, fertilizzanti, etc.; sia la realizzazione di infrastrutture, come opere irrigue, reti di trasporto, reti di elettrificazione.
Grazie alla meccanizzazione, la produzione complessiva e la produttività per addetto sono notevolmente migliorate (es. produzione di grano negli U.S.A. è passata da 8 milioni e mezzo di tonnellate a quasi 60 milioni).
All'agricoltura commerciale è collegato l'allevamento moderno applicato nei paesi più evoluti e ricchi.
L'allevamento moderno intensivo è praticato in stalle altamente meccanizzate e automatizzate e richiede un impegno limitato di manodopera. Le diete e i mangimi sono scientificamente studiati e le razze sono frutti di incroci e selezioni che assicurano alte rese. E' un tipo di allevamento diffuso soprattutto nei paesi dell'Europa occidentale dove gli spazi sono ridotti.
L'allevamento estensivo praticato allo stato semi-brado, è orientato verso la produzione di carne (U.S.A., Brasile, Africa meridionale, Pampa Argentina, Steppe Australiane).

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