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SI PARLA TANTO DI CAMBIAMENTO GLOBALE, PERCHE’?

1. INTRODUZIONE
La geografia studia le relazioni tra gli uomini come abitanti della terra, gli ambienti naturali residui e quelli via via modificati. Gli uomini, infatti, sono il principale agente trasformatore dell’ambiente naturale. Dal 1950 ai nostri giorni, la popolazione mondiale è raddoppiata e la domanda di energia è quadruplicata nello stesso periodo. Si è verificato un uso più intenso delle risorse terrestri, incluse l’estensione su spazi sempre più vasti delle coltivazioni e dell’allevamento. L’impatto umano sugli ambienti naturali ha raggiunto dimensioni davvero globali, ormai non esistono aree della terra dove non arrivi l’influenza umana, diretta o indiretta.
Gli studiosi di tutto il mondo parlano da tempo di questo cambiamento, che viene riassunto dalla sigla GEC (Global Environmental Change, cambiamento ambientale globale).

2. GLOBALE E LOCALE

In geografia si definiscono locali i fenomeni che interessano solo una parte della superficie terrestre, in quanto dipendono da relazioni di stretta vicinanza fisica. Per esempio si parla di clima locale (quello influenzato dai caratteri fisici propri di un luogo), di rete di trasporto locale (quello che deriva dai soggetti e dalle risorse specifiche di un comune) e così via.
Un tempo l’economia di ogni paese, e tutto l’insieme delle sue attività umane, erano regolate essenzialmente dalle relazioni con il locale; ciascuno parlava la lingua del suo paese, rispettava le tradizioni locali e lo sviluppo delle attività produttive era legato principalmente alle risorse locali. Nel sistema mondiale legato alla globalizzazione ciascun luogo è inserito invece in reti globali, i cui nodi (imprese, multinazionali, grandi centri di ricerca, organismi finanziari ecc.) e i cui flussi (di persone, capitali, merci, informazioni) sfuggono a ogni controllo territoriale diretto. Così, per esempio, una città non può pianificare il suo sviluppo economico e culturale senza tener conto de fatto che si trova inserita in molte reti globali.
Qualche esempio può far comprendere l’ampiezza e la rapidità del cambiamento globale:
a) Il mare non è diviso in settori, guardando bene la carta del mondo si vede che oceani e mari comunicano tra loro, quindi la circolazione delle acque trasporta ovunque le sostanze dannose immesse, e diffonde ovunque, col tempo, le modificazioni apportate.
b) Anche l’aria, cioè l’atmosfera che avvolge il pianeta e consente a noi la vita, non ha confini; la circolazione aerea raggiunge ogni punto del globo. Pensare che l’inquinamento dell’aria si possa fermate entro confini politici (stati) o che interessi soltanto gli stati o le regioni in cui si verifica è un’illusione.
c) Le necessità alimentari di una popolazione sempre crescente in tempi brevi porteranno alla necessità di coltivare aree sempre più vaste, con l’impiego massiccio di fertilizzanti artificiali e di altre sostanze chimiche, e con l’allevamento intensivo di animali da carne e da latte in spazi ancora poco utilizzati, quindi l’inquinamento dei suoli e delle acque superficiali aumenterà. Probabilmente scompariranno altre estensioni di foreste. Inoltre, sappiamo che l’acqua sarà necessaria in quantità crescenti, mentre già scarseggia oggi in parecchie regioni del mondo.
d) Se aumenta il numero delle automobili e dei veicoli a motore in circolazione, aumenteranno in proporzione le emissioni di gas di scarico e di altre sostanze inquinanti, derivate dalla combustione degli idrocarburi (benzina, gasolio, ecc.).

3. TEORIA DI GAIA
La terra è un sistema molto complesso, nel quale gli uomini sono determinanti. Adoperiamo allora la parola geosistema per indicarlo (da Geo o Gaia, l’antico nome della Terra) e l’espressione sistema geoumano (cioè sistema geografico umano) quando vogliamo porre in evidenza gli uomini quali agenti modificatori. Il prefisso “geo” richiamo naturalmente geografia, la scienza che studia la Terra come sede dell’uomo e quindi i rapporti tra uomini e ambienti naturali nelle loro interazioni.
James Lovelock, famoso scienziato inglese, ha elaborato la cosiddetta Teoria di Gaia, che prende il nome da un’antica dea pagana che simboleggiava il nostro pianeta e la sua vita. Secondo lo studioso, Gaia sarebbe un organismo vivente di enorme complessità sul quale gli uomini (in numero ormai eccessivo e con tecnologie sempre più distruttive) stanno operando in modo da determinare una serie di reazioni climatiche e ambientali, dalle quali Gaia si difenderebbe, mettendo alla fine in pericolo la stessa sopravvivenza dell’umanità.

Alcuni studiosi negano che la Terra sia un organismo vivente in grado di autoregolarsi e di adattarsi alle condizioni diverse che via via si creano, anche se parecchio differenti da quelle di ere passate. Essi concepiscono la Terra come un meccanismo casuale, dove non esistono regole certe di funzionamento e dove tutto sarebbe possibile agli uomini con la tecnologia. Purtroppo i fatti dimostrano che non è così, i segnali di profondi cambiamenti ambientali sono già in atto anche se non si è in grado di fare previsioni certe nel tempo, cioè sulla durata e l’intensità di questi cambiamenti.


4. LE ALI DELLA FARFALLA
Storicamente si deve a Edward Lorenz la prima applicazione scientifica della teoria del caos con un modello globale della meteorologia terrestre, attraverso il quale ci si accorse che il sistema meteorologico del nostro pianeta non è casuale ma un sistema altamente complesso per il quale ad ogni azione corrisponde una reazione ovvero un disordine-ordinato. La sua scoperta portò alla luce "l'effetto farfalla", secondo il quale il sistema meteorologico è così complesso che anche una piccola perturbazione come il battito delle ali di una farfalla in Asia può portare alla nascita di un ciclone in America centrale. In altre parole con l'effetto farfalla si è dimostrato scientificamente come piccoli cambiamenti possano portare a conseguenze straordinarie ed imprevedibili e come piccole forze possano essere amplificate in altre di grande entità. Un tipico sistema complesso è l'atmosfera, dove i processi che ne influenzano il comportamento sono costituiti da molti fattori, per cui non si hanno mai le stesse condizioni anche in luoghi vicini. Il piccolo vortice lasciato dal battere d'ali della farfalla, in un caldo pomeriggio, può consentire ad una bolla d'aria calda di staccarsi dal suolo surriscaldato, trasformarsi in una corrente calda ascendente e poi in una nube temporalesca. Il vortice d'aria che alimenta la cellula temporalesca può avere abbastanza energia per deviare i venti alle quote superiori e provocare una perturbazione che spinta dalle correnti d'alta quota fornisce all'atmosfera, in un luogo diametralmente opposto, dopo alcuni giorni, quella energia in più per provocare il ciclone.

In maniera simile si comporta anche l'ambiente naturale terrestre, dove l'introduzione di una specie o la scomparsa di una di queste in modo violento, sia vegetale che animale, getta nel caos i delicati equilibri, un po' come tirare un sasso in uno stagno, con conseguenze non sempre immaginabili. Questo ci fa capire come tutto quanto in natura sia concatenato e che i comportamenti individuali di ciascuno di noi incidono sull'ambiente che ci circonda a volte in modo anche drammatico.

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