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Agricoltura

Il termine agricoltura deriva dal latino che significa coltivazione dei campi. Le prime forme di coltura agricola risalgono all’8000.C. , cioè al periodo del Neolitico, e sono localizzabili geograficamente all’interno del bacino mediterraneo, nella Valle del Giordano e in quel tratto di territorio composto attualmente da Siria, Iraq e Giordania e conosciuto come “Mezzaluna fertile”: La comparsa dell’agricoltura indusse man mano le popolazioni nomadi a cercare luoghi in cui iniziare una vita stabile, dandosi delle regole di convivenza precise. All’agricoltura si può collegare inoltre l’inizio dell’allevamento: le specie animali erano impiegate, per l’appunto, nei lavori di coltivazione. La preoccupazione principale degli agricoltori antichi era quella di riuscire a procurarsi delle riserve alimentari che si potessero conservare a lungo. Forse è questo il morivo per cui le prime specializzazioni riguardarono i cereali, anzitutto il frumento. Con l’avvento delle grandi civiltà agropastorali, cioè fondate sulla collaborazione tra agricoltori e allevatori dei bestiame, furono migliorate le tecniche per rendere le terre più fertili e produttive. Nella storia dell’agricoltura si attribuiscono a Egizi e Greci le prime coltivazioni di vite e alberi da frutto. Ai Romani, invece, si deve la creazione del sistema a rotazione biennale, che permetteva al terreno di godere di periodi di riposo annuale fra una coltivazione e l’altra, in modo da rigenerarsi. La rotazione romana prevedeva l’alternarsi di colture di cereali a periodi a periodi di pascolo o maggese. Sempre al tempo dell’antica Roma bisogna far risalire l’introduzione dell’aratro rafforzato in ferro e del mulino ad acqua. L’aratro rafforzato in ferro dalla struttura molto semplice, era adatto in particolare ala trattamento di terreni leggeri. All’uso delle prime macchine rudimentali si accompagnò, fin dalle origini, l’impiego di mano d’opera servile, formata, di norma, prima da schiavi e poi, nel Medioevo, da servi della gleba e coloni. La produzione agricola conobbe un periodo di declino intorno al II secolo d.C., quando le guerre strapparono i contadini alle loro terre per trasformarli in soldati, e anche nei secoli successivi, quando l’Europa fu tormentata delle invasioni barbariche. Nell’alto Medioevo, ancora più che in età romana, si formarono i latifondi, cioè grandi estensioni di territorio nelle mani di un unico proprietario, detto appunto latifondista. Molti campi vennero però lasciati in stato di abbandono(a causa del calo demografico dell’alto Medioevo) e quindi si ricoprirono di boscaglia. Una ripresa si verificò solo fra il X e l’XI secolo. Appartengono infatti a questo periodo le prime bonifiche, che consentirono di restituire all’agricoltura molti terreni incolti, spesso grazie all’attività promossa dalle abbazie. In questi secoli, inoltre, fu introdotto l’aratro pesante, completamente di ferro e in grado di arare i terreni duri e impregnati d’acqua piovana, tipici dell’Europa settentrionale, e fu sperimentato il nuovo sistema di rotazione triennale. All’inizio del XVI secolo cominciarono ad arrivare in Europa nuove colture tra cui patate, pomodori e mais, dall’America appena scoperta. Nel XVII e XVIII secolo in Gran Bretagna si verificò un salto di qualità nel settore della coltivazione una vera e propria “rivoluzione agricola”. L’innovazione fu legata a una nuova concezione dell’utilizzo dei prodotti della terra. Gli inglesi, infatti, mirarono a creare un mercato agricolo che potesse dare anche risultati economici. Questo nuovo modo imprenditoriale di concepire l’agricoltura contribuì alla nascita di una scienza dell’agricoltura, che nel XVIII sec. Prese il nome di agronomia. Ma determinò anche un ulteriore impoverimento dei contadini non proprietari, costretti così a emigrare nella città e a cercare lavoro nella nascente industria inglese (rivoluzione industriale). L’età contemporanea, specialmente dall’inizio del XX sec. Ha completato la rivoluzione agricola, soprattutto a livello tecnologico. Oggi, infatti l’agricoltura si avvale di macchine molto sofisticate, che permettono di accorciare i tempi di produzione, di aumentare notevolmente la produzione stessa e, soprattutto, di ridurre drasticamente la mano d’opera. Nell’economia attuale dei paesi industrializzati l’agricoltura è un settore che dà lavoro a pochissime persone. Notevole importanza, invece, ha ancora per i paesi in via di sviluppo.

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