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Un’antica tradizione urbana

Nell’Europa antica, lungo le zone costiere del Mediterraneo vennero fondate numerose città portuali e commerciali.
Erano soprattutto città-Stato che avevano solidi legami con il territorio circostante.
Il termine greco ‘polis’ indica sia il nucleo urbano sia il territorio rurale circostante.
La creazione di una vera e propria rete urbana in Europa avvenne però solo con la nascita e l’espansione dell’Impero romano.
Da Roma si irradiava un complesso sistema di vie di comunicazione, le vie consolari, che raggiungeva nodi viari e città di confine, costituì il principale elemento di differenziazione tra l’impianto urbano romano e quello delle altre città antiche.
Nei secoli che seguirono una profonda crisi economica e politica colpì tutto il continente ed ebbe come conseguenza anche la decadenza delle città europee.

Mura esterne, strade strette e tortuose, case addossate le une alle altre caratterizzano infatti le città medievali.
Con il decadere della vita urbana, i castelli feudali divennero i centri del potere politico-militare.
Abbazie e monasteri, invece, diventarono i luoghi del sapere e dell’economica.
Dall’XI secolo la rinascita economica interessò quasi tutto il continente e molte città divennero attivi mercati.
Acquistò importanza la borghesia, formata da mercanti e artigiani che dal loro lavoro trassero grandi ricchezze e una forza politica fino ad allora sconosciuta.
Molte città divennero liberi Comuni.
La popolazione urbana aumentò considerevolmente, tanto che molti abitanti si dovettero espandere oltre la cinta muraria.
Sorsero inoltre nuovi centri, dove i mercanti crearono sedi per la loro attività e in tal modo si realizzarono alcuni assi urbani formati da città situate lungo le principali vie di comunicazione.
Nel XIV secolo nacque la Lega Anseatica che riuniva numerose città portuali.
Questo fu il primo esempio d’integrazione territoriale urbana tra soggetti paritari.
Nel corso del XVI secolo, molte città divennero centri bancari che finanziavano la ricerca di materie prime negli altri continenti.
Lione, Milano, Lipsia divennero sedi di importanti fiere.
Anversa divenne il primo porto specializzato nel commercio con le Americhe.
L’urbanesimo moderno ebbe inizio con la rivoluzione industriale.
I centri industriali si estesero sempre più: vennero costruiti quartieri operai accanto alle fabbriche, nuovi edifici destinati ai servizi e all’amministrazione, aree residenziali per le classi più abbienti.
L’avvento dell’energia elettrica e l’evolversi della tecnologia dei trasporti hanno favorito lo sviluppo di città anche lontane dalle fonti di materie prime.
La ferrovia è stata un importante elemento di trasformazione del territorio.
Nella seconda metà del XIX secolo Parigi fu oggetto di profonde trasformazioni urbanistiche, pianificate dal barone Haussmann, prefetto della città.
Si realizzò quindi quello che in seguito è stato chiamato sventramento, un termine che ben esprime un intervento distruttivo.
Furono allargate strade e abbattuti vecchi quartieri.
Furono invece salvaguardati gli edifici storici e artistici più importanti: è in quest’epoca che nasce il concetto del monumento come opera d’arte da conservare.
Similmente, furono aperti i primi musei pubblici.
Anche nel corso del XX secolo le città europee hanno subito grandi trasformazioni.
Dopo la Seconda guerra mondiale moltissimi centri urbani europei devono essere ricostruiti.
I maggiori cambiamenti avvengono nei decenni successivi: la forte ripresa economica di molte aree spinge le città maggiori ad allargarsi continuamente.
Alcune grandi città estendono poi la loro influenza arrivando a creare aree metropolitane a livello regionale o nazionale.
Questo sposta verso le periferie le abitazioni dei cittadini.
Il pendolarismo tra la fascia esterna e la città diventa un fenomeno di massa.

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