Ominide 30 punti

L'energia nucleare in Italia e nel mondo

L’energia nucleare potrebbe essere una valida alterativa ai combustibili fossili, un grammo di uranio sottoposto a fissione, infatti, libera un’energia equivalente a quella di 20 quintali di petrolio, ma sono ancora molti i dubbi e gli aspetti negativi riguardo al suo sfruttamento. Nonostante le moderne misure di sicurezza, c’è sempre un margine di rischio: un semplice malfunzionamento degli impianti, magari dovuto a errori umani o a calamità naturali come in Giappone, potrebbe provocare danni irreparabili. C’è poi il problema delle scorie radioattive, come l’uranio impoverito, pericolosissime per la salute: al momento non ci sono serie soluzioni e si ricorre allo stoccaggio in bunker sotterranei.
L’energia nucleare, comunque, è ormai indispensabile per alcuni Paesi, tra cui il Giappone e la Corea del Sud, dove la totale assenza di risorse minerarie e petrolifere relega al nucleare un compito di vitale importanza. In questi e in tutti gli altri Paesi del mondo, ad eccezione dell’Italia e degli Stati meno sviluppati dell’America Meridionale, dell’Africa e dell’Asia, sono presenti diverse centrali nucleari dove le reazioni di fissione vengono riprodotte e controllate per produrre energia. Attualmente nel mondo gli impianti funzionanti sono 443 e nei prossimi anni se ne aggiungeranno altri 63 in costruzione.

E’ curioso pensare che, nonostante sia stato proprio un fisico italiano, Enrico Fermi, ad ottenere per primo una reazione di fissione controllata, nel 1942 negli Stati Uniti, l’Italia sia pochi Paesi ancora sprovvisti di centrali nucleari. Il dibattito sul nucleare in Italia è uno dei più famosi e duraturi del mondo: nato in seguito ad un referendum del 1987 è in corso tuttora, accentuato nel marzo scorso dal disastro giapponese. Il nostro Paese non è stato sempre ostile al nucleare, infatti nel 1966 si classificava al terzo posto della classifica mondiale dei maggiori produttori di energia nucleare, dopo gli Stati Uniti e l’Inghilterra. L’idea di fare dell’Italia un produttore di quest’energia venne presa già all’indomani della conferenza “Atomi per la pace” di Ginevra nel 1955. Nonostante gli accordi di pace del 1947 imponessero all’Italia di ridurre le sua attività industriali, la prima centrale elettronucleare fu costruita a Latina nel 1963. Il suo reattore di tipo Magnox era considerato il più potente d’Europa. Successivamente venero realizzati in breve tempo le centrali di Trino, Caorso e Sessa Aurunca (CE). A partire dagli anni ’80 una serie di eventi negativi scoraggiò la fiorente attività nucleare dell’Italia: l’incidente di Three Mile Island nel 1979, la chiusura della centrale di Garigliano in seguito ad un guasto del 1982 e il disastro di Chernobyl del 1986. Per questi motivi venne indetto nel 1987 un referendum abrogativo in seguito al quale, in soli due anni, tutte le centrali italiane vennero chiuse. Le società energetiche italiane, quindi, hanno rivolto il loro interesse verso l’estero, ad esempio l’ENEL S.p.A. ha finanziato la costruzione di due impianti nucleari in Slovacchia ed ha partecipato alla costruzione di una centrale di ultima generazione in Francia.
Tra il 2005 e il 2008 il continuo dei prezzi dell’energia derivata dai combustibili fossili ha portato il governo a proporre il ripristino dell’attività nucleare. Questa scelta si scontra con l’opinione contraria di molti studiosi che sostengono che l’Italia abbia un rischio sismico troppo elevato per consentire il funzionamento sicuro di una centrale. Altri, invece, sono favorevoli alla rinascita del nucleare e sostengono che, dato che il Paese è circondato da Nazioni in cui sono presenti impianti nucleari, sia inutile che acquisti l’energia da altri Stati quando il rischio è comunque presente. Se infatti si guastasse uno dei 61 reattori francesi o uno dei 20 tedeschi, le conseguenze sull’Italia sarebbero le stesse che provocherebbe un guasto di un impianto italiano. Va detto, inoltre, che l’eventuale costruzione di una centrale arricchirebbe notevolmente la zone interessata e ridurrebbe sensibilmente la dipendenza da altri Paesi. L’Italia, infatti, compra circa l’81% dell’energia da Nazioni esportatrici come Francia, Germania e Russia, geograficamente vicine al nostro Paese. Ci sono ancora, comunque, molte perplessità riguardo all’ipotetica costruzione di un impianto: la collocazione, per esempio, che dovrebbe essere in un’ area poco sismica, o lo smaltimento delle scorie, che negli ultimi anni ha interessato anche gli Stati Uniti, la prima potenza nucleare nel mondo (111 reattori), che ha scelto come deposito di scorie radioattive il Monte Yucca.
In Italia il dibattito resterà aperto probabilmente ancora per anni, per quanto riguarda gli altri Paesi, invece, il nucleare continuerà ad essere sfruttato e garantirà ancora al mondo il 16% dell’elettricità totale, anche se molte Nazioni hanno preferito sospendere o addirittura fermare le attività nucleari dopo il disastro di Fukushima.

Registrati via email