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Crescita e sviluppo sostenibile

La crescita è il PIL di un paese e il PIL pro capite. Il PIL è espresso in dollari e non è molto affidabile perché è la media di un paese. Per essere più precisi è stato inventato il PIL PPA e il PIL PPA pro capite, che modifica il valore della moneta secondo il territorio.
Lo sviluppo riguarda la crescita anche dal punto di vista sociale di un paese. Dall’ONU e stato coniato un indicatore di sviluppo umano: l’ISU, che indica il tasso di alfabetizzazione, il tasso di scolarizzazione, il numero di medici, il numero di ospedali, il numero di automobili e il consumo medio di energia (tutte queste cose sono su un campione di 1000 persone) e ultimamente anche il numero di cellulari in un paese.
Ultimamente si parla di sviluppo sostenibile, che sostiene che lo sviluppo può essere considerato sostenibile solo se c’è crescita e sviluppo ma senza compromettere l’ ambiente e quindi se c’è rispetto intergenerazionale ( se c’è il rispetto delle generazioni successive ) e intragenerazionale ( se non c’è un divario troppo grande tra le generazioni presenti ).

Il problema di sviluppo sostenibile fu affrontato per la prima volta dall’ONU nel 1987.
Nel 1930 la popolazione aveva toccato i due miliardi di abitanti. Nel 1970 superò i quattro e richiamò l’attenzione degli studiosi sui problemi ambientali. Sul rapporto tra disponibilità di risorse e sfruttamento si crearono due correnti di pensiero:
Teoria tecnocentrica: mette al centro del problema la tecnologia;
Teoria ecocentrica: mette in primo piano la difesa dell’ambiente.
L’uomo per avere ricchezza ha bisogno di distruggere elementi naturali, quindi per ottenere capitale fisico distrugge capitale naturale, ma se questo processo continuerà ancora a lungo il capitale naturale, si degraderà irrimediabilmente.
La sostenibilità è quanto in media la Terra può sostenere interventi antropici.
L’atmosfera, le acque e i suoli possono essere inquinati ed hanno un proprio impatto sull’ambiente determinando disequilibri per i quali esiste un limite chiamato capacità di carico.
Nel 1972 ci fu la prima conferenza dell’ONU a Stoccolma contro i disequilibri ambientali;
Nel 1987 a Berlino contro i cambiamenti climatici;
Nel 1990 il protocollo di Kyoto contro l’utilizzo dei gas nocivi;
Nel 1992 a Rio de Janeiro ed è ricordata per la partecipazione dei 183 stati;
Ultimamente nel 2002 a Johannesburg.
Gli enti locali si occupano di un problema presente in un preciso territorio, mentre lì effetto serra, le piogge acide e altri grossi disequilibri ambientali sono problemi a livello mondiale e sono quindi tutti i paesi che devono mettersi d’accordo per sconfiggere questi grossi disequilibri.

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