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La Belle Époque

Gli anni compresi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento sono stati definiti “l’epoca bella”: anni di speranza, di sviluppo economico, sociale e culturale, di innalzamento del tenore di vita e di progresso tecnologico e scientifico. Si cominciò a definirli “Belle Époque”, dato che per una parte degli europei il benessere aumentò con una certa rapidità, grazie alla crescita industriale, all'aumento dei salari, allo sfruttamento delle colonie e alle tante scoperte e innovazioni. Eppure non tutti potevano condividere lo stesso ottimismo: gli operai delle nuove industrie erano spesso costretti ad abitare in quartieri periferici fatiscenti; le classi più povere si dovevano accontentare di diritti civili, politici e tutele sindacali ancora molto limitati; la forte crescita della popolazione, la povertà e la mancanza di lavoro costrinsero milioni di europei a emigrare, in particolare nel continente americano e in Oceania. Emigravano soprattutto i contadini che si ritrovavano senza lavoro a causa della meccanizzazione dell’agricoltura e della crisi agraria di fine Ottocento: molti si trasferirono in città, ma per altri non rimase che andarsene lontano in cerca di un futuro migliore. Le destinazioni prevalenti furono il Nord e il Sud America. Il viaggio per mare durava 30-40 giorni, gli emigranti non conoscevano la lingua dei paesi in cui si recavano e l’integrazione in una realtà culturale e sociale diversa era difficile.

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