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ASIA ORIENTALE

REGIONE CONTINENTALE

L'Asia orientale, o Estremo Oriente, è una regione con una superficie superiore a 11 milioni di km2, di cui l’80% è formato dalla Repubblica cinese. L'Asia orientale può essere divisa in due grandi regioni fisiche una parte continentale e una marittima.
La prima parte è costituita dalla Cina continentale e dalla Mongolia, un territorio in prevalenza montuoso, percorso, da ovest a est, da tre imponenti sistemi montuosi: a sud le catene dell'Himalaya, al centro quelle del Kunlun Shan e del Tian Shan, più a nord quelle degli Altaj.
Tra queste catene si allargano elevati altopiani, come L'altopiano del Tibet e quello della Mongolia, e vasti deserti, come quelli di Takla Makan e di Gobi.
In questa regione montuosa nascono numerosi fiumi che si dirigono a nord nella regione Siberiana, a sud verso L'Oceano Indiano, come l'Indo e il Brahmaputra, a est verso l'Oceano Pacifico, come i grandi fiumi cinesi.

REGIONE MARITTIMA

Nella parte marittima, che si affaccia sull'Oceano Pacifico, si allargano a nord e al centro la pianura della Manciuria e il bassopiano cinese; a sud la regione è invece occupata dai rilievi del Wuyi Shan. Il bassopiano cinese è attraversato dal corso inferiore dei due maggiori fiumi della Cina, lo Huang He (Fiume Giallo) e il Chang Jiang (Fiume Azzurro), che è anche il più lungo del continente (5.800 km). Tutta la costa del Pacifico è orlata da arcipelaghi e isole che chiudono mari interni. A nord, troviamo L'arcipelago giapponese, formato da quattro isole maggiori (Hokkaido, Honshu, Shikoku e Kyushu), che chiudono il Mare del Giappone; al centro, lei piccole isole Ryukyu, che bordano il Mar Giallo e il Mar Cinese Orientale; a sud, le due isole di Formosa e Hainan, quest'ultima situata all'interno del grande Mar Cinese Meridionale.

CLIMI E AMBIENTI

Anche i climi dell'Asia orientale possono essere divisi in due gruppi, corrispondenti alle due grandi regioni fisiche. La regione interna presenta climi abbastanza uniformi, caratterizzati dalla continentalità, cioè dalla scarsa piovosità e dalla forte escursione termica annua. Queste caratteristiche dipendono soprattutto dal fatto che la regione è sbarrata verso sud, cioè verso l'Oceano Indiano, da imponenti catene montuose che impediscono di far giungere i monsoni estivi, mentre a est essa è troppo lontana dal Pacifico per risentirne l'influenza. Gli ambienti che prevalgono sono la steppa e il deserto, mentre sulle catene montuose è presente una foresta mista.
Più vari i climi della regione marittima: la parte più settentrionale della Cina ha un clima temperato continentale, poco piovoso, con estati moderatamente calde ed inverni freddi; invece, la penisola coreana e la parte centro-settentrionale del Giappone hanno un clima temperato piovoso, con estati calde e umide. La parte centro-meridionale della Cina e del Giappone sono caratterizzate da un clima subtropicale umido, con estati molto calde, mentre la fascia più meridionale della Cina ha un clima tropicale molto piovoso.
I biomi di questa regione marittima sono costituiti in gran parte da boschi di latifoglie.

STORIA

La valle del Fiume Giallo, dove si sviluppò una delle più antiche culture agricole del mondo, nel II millennio a.C. fu il nucleo di formazione dell'impero cinese. Le dinastie che si succedettero sul trono oltre ad ampliare i confini dell'impero, sia a occidente verso il Turkestan e il Tibet, sia a oriente in Corea - trasformarono la Cina in una delle regioni più sviluppate del mondo dal punto di vista economico, culturale e scientifico.
AL VII secolo a.C. risale, invece, il nucleo originario dell'impero giapponese, legato alla mitica figura dell'imperatore Jimmu Tenno.
Per secoli gli imperatori giapponesi dovettero lottare per imporre la loro autorità su potenti clan locali, mentre il principale nemico cinese furono, fin dall'antichità, i popoli nomadi della steppa, che più volte giunsero a conquistare parti dell'impero e a provocarne la divisione: prima gli Unni e i Turchi, poi i Mongoli, che mantennero il controllo della Cina dal XII al XIV secolo.

POPOLAZIONE

L'Asia orientale è abitata da circa un miliardo e mezzo di persone, quasi un quarto della popolazione mondiale. La Cina da sola raccoglie quasi 1 miliardo e 300 milioni di persone ed è pertanto il paese più popoloso della Terra. La crescita demografica della Cina, molto elevata fino agli anni settanta, nei decenni successivi è sensibilmente rallentata per la politica demografica imposta dalle autorità comuniste (obbligo del figlio unico, legalizzazione dell'aborto e della sterilizzazione, campagna a favore del matrimonio tardivo). L'incremento naturale registra valori simili a quelli che caratterizzano gli altri paesi emergenti (Corea del Sud, Taiwan), ma risulta ancora distante da quello del Giappone, che è dell'1‰. Mongolia e Corea del Nord, invece, hanno incrementi demografici elevati, tipici dei paesi in via di sviluppo.
La densità demografica dell'Asia orientale presenta un forte squilibrio tra la regione marittima, dove è quasi ovunque superiore a 100-200 ab/km2, e la regione continentale, dove i valori medi sono inferiori a 10 ab/km2.
Tutti i paesi dell'Asia orientale hanno una popolazione urbana superiore a quella rurale, fatta eccezione per la Cina: ancora oggi più di 60 Cinesi su 100 vivono nelle campagne. Tuttavia, negli ultimi decenni, in concomitanza con il forte sviluppo economico e dopo la liberalizzazione delle migrazioni interne, anche in Cina decine di milioni di contadini si sono trasferiti nelle grandi città, alcune delle quali sono diventate tra le maggiori metropoli del mondo: come agglomerato urbano Shanghai raggiunge quasi i 17 milioni di abitanti, Pechino sfiora i 14 milioni e almeno altre cinque metropoli superano i 5 milioni.
L'esplosione urbana ha investito anche altri Stati della regione, come la Corea del Sud, la cui capitale Seoul accoglie nell'agglomerato urbano quasi 10 milioni di Coreani, un quarto della popolazione nazionale; o come Taiwan, la cui capitale Taipei ha un agglomerato urbano superiore ai 6 milioni di abitanti. Tutto ciò ha provocato un rinnovamento urbanistico e una modernizzazione delle tradizionali città asiatiche.
Ancora più esplosiva risulta l'urbanizzazione giapponese, che ha portato alla formazione di una del¬le maggiori regioni urbane del mondo, la cosiddetta megalopoli giapponese, un "mostro urbano" che raccoglie circa 70 milioni di Giapponesi ed formato da tre conurbazioni: il Kanto, che comprende le metropoli di Tokyo, Yokohama e Kawasaki, il Kansai (Osaka-Kyoto-Kobe) e la conurbazione Kytakyushu-Fukoka.

ECONOMIA

L'agricoltura si concentra nella regione marittima, dove ha tradizioni millenarie e dove si trovano grandi pianure fluviali ricche di acqua e di fertile loess. Nella parte più settentrionale, che presenta un clima più fresco, in particolare nel bassopiano cinese, prevalgono il frumento (di cui la Cina è la massima produttrice mondiale), il mais, L'orzo, il sorgo, l'avena; notevole anche la produzione di patate. Invece nella regione centrale della Cina, in particolare nella valle del Chang Jiang, ma anche in Corea e Giappone, il prodotto dominante è il riso, coltivato intensiva¬mente nei rilievi collinari terrazzati. La Cina è il primo produttore mondiale di questo cereale (circa il 15% del totale). Altrettanto importante in questa regione è la produzione di tè. Nella parte più meridionale della Cina e del Giappone sono invece diffuse le colture tropicali del caucciù, della canna da zucchero e del cotone e della frutta tropicale.
La vasta regione continentale dell'Asia orientale presenta, come abbiamo visto, condizioni poco adatte all'agricoltura; qui prevalgono i pascoli, che permettono l'allevamento di milioni di capi di ovini, caprini e cavalli. Nelle zone montuose è intenso anche lo sfruttamento del legname.
Alcuni Stati dell'Asia orientale sono tra le massime potenze industriali della Terra. Fra tutti primeggia il Giappone, che ha avviato un intenso processo di industrializzazione già nei primi decenni del dopoguerra, tanto da diventare la seconda potenza economica mondiale. Anche se nell'ultimo decennio entrata in una fase di crisi e di rallentamento dello sviluppo, l'economia giapponese continua ad avere i suoi punti forti nell'industria tradizionale (siderurgia, meccanica, costruzioni navali, chimica) e nei settori più moderni (elettronica e informatica). Più recente, ma molto rapido, è stato lο sviluppo industriale della Corea del Sud e di Taiwan, che hanno basato il loro successo sull'afflusso di capitali stranieri, su produzioni ad alto contenuto tecnologico e sulla conquista di mercati internazionali. Le produzioni industriali di maggiore successo sono quelle automobilistiche ed elettroniche.
Anche la Cina, sotto la spinta di una politica di liberalizzazione economica promossa dalle autorità comuniste e grazie alla disponibilità di ingenti risorse minerarie (carbone, ferro, petrolio), ha conosciuto recentemente un'impetuosa crescita economica, basata soprattutto sullo sviluppo delle atti-vita industriali. Negli ultimi vent'anni il suo PNL
cresciuto dell'8% annuo ed essa è diventata la settima potenza industriale del mondo.

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