Arte in Croazia

Nelle regioni costiere dell’Istria e della Dalmazia, oggi appartenenti per la maggior parte alla Repubblica croata, si conservano ancora le tracce degli insediamenti greci (Nesazio) e soprattutto romani, fra i quali si segnalano in particolare Pola e Spalato. Questo territorio fece successivamente parte dell’Impero romano d’Oriente e fu interessato da un’ingente attività architettonica soprattutto durante il regno di Giustiniano I (527-565). A questo periodo risale infatti la costruzione, nell’antica colonia romana di Julia Parentium (odierna Parenzo), della Basilica Eufrasiana, presso la quale ancora si conservano gli splendidi mosaici originali. Dalla fine del VI, quando l’invasione delle popolazioni slave interruppe la tradizione romana, al IX secolo sono esclusivamente i reperti provenienti dai corredi tombali a fornire la testimonianza di una attività artistica nella regione. Tra i secoli IX e XI rifiorì in quest’area un’arte di carattere monumentale, testimoniata, soprattutto in Dalmazia, da chiese a pianta centrale, fra le quali degna di nota è la rotonda di S. Donato a Zara, e da piccole chiese longitudinali con volte a cupola. A questa produzione preromanica si affiancò successivamente la penetrazione dell’architettura dei Benedettini cassinesi, che costruirono varie basiliche lungo la costa adriatica. Nel secolo XII Dalmazia ed Istria conobbero la diffusione del romanico, i cui tratti caratteristici si fusero inizialmente con lo stile architettonico della tradizione bizantina mentre solo nei secoli successivi le diverse correnti tesero a differenziarsi accentuando i tratti più specifici di ciascuna. In C. penetrò nel XIII secolo il gotico francese e tedesco, di cui restano significative testimonianze nella chiesa cistercense di Kostanjevica (sec. XIII) e nella cattedrale di Zagabria, costruita verso il 1275 e successivamente riedificata nel XIX secolo. Numerosi sono anche gli edifici di culto tardogotici, quali quello dedicato a S. Marco a Zagabria e le rovine della chiesa di Topusko. In C. il gotico si esaurì solo nel XVII secolo con l’affermarsi dell’architettura tardobarocca dei maestri italiani, ai quali si deve la costruzione della chiesa parrocchiale di Belec (1729-1740) e di quelle di Lepoglava (1740 ca.) e della vicina città di Purga (1750). A Zagabria lavorò lo scultore sloveno di origine veneziana F. Robba, pure influenzato dagli artisti italiani. Una particolare vicenda artistica caratterizzò la Dalmazia che, diversamente dal resto del Paese, essendo indissolubilmente legata all’arte italiana, ne seguì a grandi linee gli sviluppi dal romanico al barocco. Nel XIX secolo la pittura croata seguì le tendenze artistiche che si andavano affermando negli altri Pesi europei ed in particolare in Francia. All’inizio del Novecento i pittori impressionisti croati, come M. Kraljevic, J. Racic e V. Becic, si legarono al movimento di unità nazionale iugoslavo e dopo l’unificazione con la Serbia, la Slovenia e la Bosnia-Erzegovina, avvenuta nel 1918, si manifestò in C., come pure nelle altre regioni, una reazione all’impressionismo. Grandissima influenza ebbe inoltre, anche al di fuori della C., lo scultore I. Mestrovic. Dopo la fine della seconda guerra mondiale l’arte si adeguò per un certo periodo ai canoni del realismo socialista ma dopo il 1950 ripresero vigore anche le correnti artistiche moderne. Un cenno particolare meritano i pittori naïf, tra i quali emergono i croati I. Generalic, intorno al quale è fiorita la scuola di Hlebine, e I. Rabuzin. Va infine ricordato che, nel corso del conflitto sviluppatosi a partire dal 1992, nei territori croati confinanti con la Serbia e la Bornia-Erzegovina numerose città d’arte, come la dalmata Ragusa, sono state bombardate, subendo danni gravissimi e un numero incalcolabile di monumenti e opere d’arte è andato così irrimediabilmente distrutto.

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