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La crescita demografica e delle città

Verso la metà del XIX secolo la popolazione mondiale superò il miliardo di abitanti. L’incremento percentuale fu forte soprattutto negli Stati Uniti, grazie alle correnti migratorie provenienti dall’Europa. Nei paesi economicamente progrediti cominciò una fase di transizione tra la vecchia demografia, caratterizzata da alti indici di natalità e di mortalità, e la nuova demografia, caratterizzata da bassa natalità e bassa mortalità: in questa fase di transizione, in effetti, i progressi della medicina ridussero la mortalità, ma la natalità diminuì solo nelle classi più agiate delle città, perciò la popolazione europea crebbe a ritmi sostenuti. In pochi anni molte città, in Europa, America e Asia, superarono il milione di abitanti.

Il colera

Nella prima metà dell’Ottocento l’Europa fu colpita dal colera, una malattia a carattere epidemico molto meno grave della peste, anche se con una mortalità elevata. Proveniva dall’Oriente e penetrò in Europa, perché non erano state adottate misure efficaci per prevenire il contagio. Il colera non colpiva tutti indistintamente: le classi popolari, che vivevano in quartieri sovraffollati e condizioni igieniche scarse, erano maggiormente esposte alla malattia; come nel Seicento, si diffuse la credenza che fosse stato propagato da alcuni «untori», per decimare i più poveri. Il colera colpì la Francia, da dove passò in Italia. La pressione demografica non diminuì a causa del colera e trovò una valvola di sfogo nell'emigrazione.

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