Jeyam di Jeyam
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AMERICA LATINA

Superficie: 20.604.445 km2.
Popolazione: 249.301.000 ab.
Lingua: Spagnolo, portoghese, inglese.
Religione: Cattolica e protestante.
Confini: confina a nord con gli Stati Uniti d’America; le coste sono bagnate a est dall’Oceano. Atlantico; a ovest dall’Oceano Pacifico.

L’AMBIENTE NATURALE

Le coste atlantiche tra il Messico e Panama sono piatte e orlate di lagune; le rimanenti sono basse e paludose. Le coste dell’Oceano Pacifico sono per lo più alte e rocciose. Lungo tutta la costa del Pacifico di articola il sistema delle Ande, nella parte centrale dell’America del Sud prevalgono le pianure occupate da vasti bacini fluviali. A sud si incontrano la grande pianura della Pampa e il freddo altopiano della Patagonia. L’America Latina è compresa nella fascia dei climi caldi a eccezione della parte fredda dell’estremo sud. Nell’America istmica prevale il clima tropicale caldo-umido con precipitazioni scarse. Le temperature sono particolarmente elevate in estate e le coste orientali sono investite da cicloni. Sulle Ande, fino a 1000 m è diffusa la foresta equatoriale, fino a 3000 m si trova la savana e oltre domina la prateria di graminacee. Le temperature sono abbastanza elevate e le precipitazioni costanti. Nelle Ande Centrali si ha un’estesa fascia costiera desertica. La foresta amazzonica è la più grande foresta pluviale del mondo e vi domina un clima equatoriale umido, con temperature elevate e piovosità regolare. L’idrografia dell’America meridionale è molto ricca e si distinguono i fiumi tributari del Pacifico e quelli che si gettano nell’Atlantico.

POPOLAMENTO E STORIA

I primi insediamenti interessarono le coste del Veracruz sfruttate per fini agricoli, poiché vi erano condizioni favorevoli allo sviluppo dell’agricoltura create dai fiumi che rendevano fertile il terreno, ne conseguì una crescita demografica ed economica che fu alla base della civiltà degli olmechi. Nei secoli successivi compresero i maya nello Yucatan, gli aztechi nel Messico e gli inca nelle Ande, oltre ad altre popolazioni. Tra i prodotti coltivati assunsero grande importanza il granoturco e la patata, le civiltà principali realizzarono impianti di irrigazione e una complessa rete di strade e raggiunsero conoscenze scientifiche e sociali. Lo scarso dinamismo militare però fece si che i conquistadores in poco tempo radessero al suolo grandi imperi. Essi, resisi conto che il bottino non consisteva solo in metalli preziosi, ma anche in uomini e territori, si orientarono verso l’agricoltura; all’inizio si insediarono nei nuovi territori in qualità di encomenderos, dopodiché divennero padroni delle terre e le comunità agricole furono sostituite dalle haciendas; per sopperire alle necessità di manodopera furono deportati migliaia di schiavi dall’Africa. La scoperta dell’oro e dei diamanti provocò una forte immigrazione. Nel 1810 scoppiò un’insurrezione, avviando un cammino verso l’indipendenza. L’america latina, liberatasi conobbe un discreto progresso, che portò i Paesi della regione a chiedere prestiti all’estero. Questo processo portò a una progressiva dipendenza dal sistema finanziario e mercantile europeo, legata al ruolo di produttrice di materie prime e generi alimentari.

DALLE DITTATURE ALLE DEMOCRAZIE

Vi erano enormi squilibri, dove la maggior parte della popolazione era povera e c’era solo un ristretto numero di ricchi. Il potere fu assunto da uomini forti, i caudillos, attenti a mantenere inalterata la struttura sociale interna e a non minacciare il potere dei latifondisti. Così le dittature militari si solo alternate per tutto il XX secolo. Si formarono anche organizzazioni paramilitari finanziate dall’oligarchia fondiaria, ‘gli squadroni della morte’, famosi per la loro sanguinaria attività contro gli oppositori e i contadini. Si mantenne un clima di violenze e guerre civili per quasi tutta la seconda metà del Novecento. La progressiva scomparsa dei governi militari comunque non attenuò le tensioni sociali, perché le democrazie non sono state in grado di colmare i profondi squilibri economici e di riparare alle ingiustizie sociali. A partire dall’inizio del Novecento però l’influenza degli Stati Uniti è divenuta sempre più determinante, esercitando un rigido controllo sui governi locali.

POPOLAZIONE

La popolazione è formata per 1/3 da bianchi e creoli, 1/3 da indios e meticci e per un altro terzo da neri e mulatti. Nella gerarchia sociale determinata dal reddito le popolazioni indigene e i neri occupano i gradini più bassi. Nelle città la segregazione sociale è forte e la popolazione più povera vive in enormi agglomerati di catapecchie (favelas). Le lingue ufficiali sono lo spagnolo, seguito dal portoghese e dall’inglese, poi dal francese e dall’olandese in minoranza, i popoli amerindi hanno conservato le lingue originarie. La religione maggiormente praticata è quella cattolica, importata dai colonizzatori; il protestantesimo è diffuso nelle colonie e nelle ex-colonie inglesi e olandesi; le popolazioni amerindie praticano i riti animistici.
Nell’America centrale e meridionale, i tassi di natalità sono molto elevati, la mortalità infantile però resta piuttosto alta e la speranza di vita mostra valori assimilabili a quelli dei Paesi meno sviluppati. La popolazione è distribuita molto irregolarmente nei territori.

TERRITORIO ED ECONOMIA

Negli insediamenti rurali, la struttura tipica è l’hacienda, collocata su terreni fertili. Grandi latifondi e piantagioni industriali fanno parte integrante di questo paesaggio. La popolazione indigena vive in piccoli villaggi e la famiglia vive in stretto rapporto con la terra. L’economia familiare è integrata dall’allevamento di alpaca, lama e pecore. Alcune popolazioni indigene hanno preservato le loro tradizioni originarie, per esempio i tarahumara vivono isolati sugli altopiani e coltivano mais, mentre gli aymarà coltivano patate, orzo e quinoa e allevano camelidi. Altri popoli indigeni vivono nella foresta sfruttando le sue risorse; sono organizzati in piccoli gruppi e necessitano grandi spazi, si spostano frequentemente. Coltivano mais, patata dolce, banana e manioca, ma vivono anche di caccia e pesca. Il nucleo principale della comunità è il villaggio di capanne. In America Latina l’agricoltura occupa una quota considerevole di popolazione, l’agricoltura di piantagione utilizza una manodopera numerosa solo in alcuni periodi dell’anno. Il latifondo è un’eredità coloniale che permane ed è un ostacolo all’agricoltura moderna e produttiva. Un’attività molto diffusa è l’allevamento estensivo di bovini e di ovini; l’America latina inoltre è ricca di materie prime minerarie, di fonti di energia e di materie prime preziose, monopolizzate dalle multinazionali straniere. Lo sviluppo dell’industria riguarda soprattutto il settore manifatturiero. L’apparato industriale e le infrastrutture però sono rimasti incompleti ed arretrati. In America il tasso di urbanizzazione è assai elevato. I centri urbani più importanti sono localizzati lungo le coste. La forte concentrazione urbana produce il fenomeno di ‘macrocefalismo’, cioè l’agglomerazione in genere corrisponde alla città capitale e alla sua area metropolitana. Le strade sono le vie di comunicazione più utilizzate, la rete ferroviaria fu costruita da società inglesi interessate allo sfruttamento delle risorse minerarie e naturali.Talvolta la carenza del sistema delle vie di comunicazione stradale e ferroviaria si rimedia con la navigazione fluviale.

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