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AGRICOLTURA, ALLEVAMENTO E RISORSE NATURALI IN ITALIA

Il settore agricolo è molto vario,in armonia con le caratteristiche del territorio e del clima. Nel complesso però presenta una bassa produttività e non copre il fabbisogno nazionale: l’Italia importa una gran quantità di prodotti alimentari. Il problema principale è dato dalle esigue dimensioni delle aziende agricole, fra cui prevalgono quelle a conduzione familiare, anche se la diffusione della meccanizzazione e di tecnologie innovative ha notevolmente aumentato la produttività .
In linea di massima i settori più carenti sono le cerealicoltura e l’ulivicoltura. I punti di forza,sono costituiti dai numerosissimi prodotti agroalimentari di qualità (tra cui soprattutto vino,olio d’oliva, formaggi e salumi, conserve e dolci), insieme alla continua estensione dell’agricoltura biologica: l’Italia è al secondo posto nell’Unione Europea, dopo la Spagna, per superficie coltivata con metodi biologici. Poco produttiva è anche la pesca,a causa della povertà di fauna che caratterizza oggi il Mediterraneo,fenomeno dovuto all’inquinamento e al sovrasfruttamento.

I principali porti sono quelli di Ma zara del Vallo (Sicilia) e di San Benedetto del Tronto (Marche). Uno dei problemi dell’economia italiana è la carenza di materie prime. Il sottosuolo del nostro Paese non possiede molte risorse utili come il ferro (presente solo in Valle d’Aosta e sull’Isola d’Elba) o il petrolio. La regione più ricca di minerali è la Sardegna,dove sono presenti vari giacimenti; molti però non sono più sfruttati a causa dei costi troppo elevati.
Anche se possiede alcuni pozzi petroliferi e giacimenti di gas naturale, l’Italia importa la maggior parte delle fonti di energia che utilizza: petrolio dal Medio Oriente e dalla Russia, gas da Paesi Bassi, Russia, Libia e Algeria. Circa il 17% dell’energia consumata proviene da fonti rinnovabili, fra cui soprattutto quelle idroelettrica; altre fonti rinnovabili utilizzate sono quella geotermica in Toscana, l’eolico, fotovoltaico e le biomasse in regioni come Abruzzo e Basilicata.
Per quanto riguarda l’energia nucleare, nel 1987, un referendum popolare ne ha vietato l’uso; nel 2009 è stata approvata tuttavia una legge che prevede la costruzione di nuove centrali entro il 2020.

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