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AFRICA CENTRALE E MERIDIONALE

TERRITORIO

La regione centrale e meridionale corrisponde, grosso modo, all'Africa subsahariana, cioè alla parte del continente nero posta a sud del Sahara, che si affaccia a est sull'Oceano Indiano, a ovest sull'Atlantico, divisi dal Capo Agulhas.
La regione è formata in gran parte da un tavolato geologicamente molto antico, quasi ovunque superiore ai 500 m. All'interno, il tavolato si abbassa in corrispondenza del bacino del Congo, che ha comunque un'altitudine di oltre 200 m, mentre, nella parte orientale e meridionale, si innalza a formare una serie di altopiani superiori ai 2.000 m, delimitati da catene montuose (catena dei Mitumba, monti Muchinga, monti dei Draghi), anch'essi di antica origine geologica e quindi fortemente erosi.
La parte orientale del tavolato έ attraversata in direzione nord-sud dalla Rift Valley, una lunga fossa tettonica che prosegue fino al Mar Rosso. Ai bordi della Rift Valley sorgono le cime più elevate del continente: il Kilimangiaro (5.895 m) e il Kenya (5.199 m), entrambi antichi vulcani estinti, e il Ruwenzori (5.119 m).
Le uniche fasce pianeggianti si trovano lungo le coste, per lo più uniformi, caratterizzate da insenature e ampi golfi, come il golfo di Guinea. Nell'Oceano Indiano emergono alcune isole, fra cui la grande isola continentale di Madagascar, separata dalla costa dal canale di Mozambico, e i piccoli arcipelaghi delle Seicelle, delle Comore e delle Mascarene.
L'Africa centrale e meridionale è percorsa da numerosi fiumi, alcuni di grandi dimensioni. Nel golfo di Guinea sfocia il Niger (4.160 km), che attraversa da ovest a est la regione del Sahel prima di dirigersi verso l'Atlantico. Αl centro del continente si estende il grande bacino fluviale del Congo (3.690.000 km2, 4.200 km di lunghezza), che nasce dai monti Mitumba col nome di Lualaba. Nella parte meridionale, scorrono verso l'Atlantico l'Orange, verso l'Oceano Indiano il Limpopo e lo Zambesi. Nella parte orientale del continente, si trovano grandi laghi di origine tettonica, primo fra tutti il lago Vittoria (68.000 km2) da cui nasce il Nilo, poi il Tanganica e il Niassa, che hanno forma allungata perché occupano la fossa della Rift Valley.

CLIMA

Il territorio dell'Africa subsahariana è attraversato dall'equatore ed è compreso in gran parte fra i due tropici, perciò presenta climi caratterizzati da temperature elevate durante tutto l'anno, che si differenziano tuttavia per la piovosità. Essendo un territorio uniforme, privo di elevate catene montuose, il principale fattore climatico è la latitudine.
La fascia centrale che comprende le coste guineensi e il bacino del Congo ha un clima equatoriale, con piogge costanti per 10-12 mesi all'anno: questo il regno della foresta pluviale africana; a nord e a sud della zona equatoriale si estendono due fasce a clima tropicale, con piogge concentrate nei mesi estivi; la stagione delle piogge diventa sempre più breve man mano che ci si avvicina ai tropici. In queste due fasce predomina la sa-vana. Nella parte meridionale, attraversata dal tropico, è presente un clima subtropicale arido, che ha dato origine ai deserti di Namib e del Kalahari; infine nell'estrema punta meridionale predomina un clima mediterraneo.

STORIA

La regione orientale dell'Africa, dall'Etiopia al Sudafrica, è stata la culla dell'umanità, cioè il luogo nel quale sono comparsi circa 5 milioni di anni fa i primi ominidi, i più lontani antenati dell'uomo e dove, dopo un lungo processo di evoluzione, ha avuto origine la nostra specie, l'Homo sapiens.
Durante L'età antica, mentre nella regione mediterranea si sviluppavano le prime civiltà urbane, nell'Africa subsahariana l'uomo iniziava a coltivare piante come il miglio, il sorgo e legname, ad allevare bovini e ovini, a lavorare il ferro.
Nel Medioevo e nell'età moderna, gli Arabi musulmani dell'Africa settentrionale si insediavano anche lungo l'intera costa dell'Oceano Indiano; intanto, nell'Africa subsahariana sorgevano i regni neri nella costa guineense, in Congo e nello Zimbabwe.
Α partire dal secolo XV, con le esplorazioni di navigatori portoghesi, ebbe inizio la creazione delle prime colonie europee sulle coste del golfo di Guinea. Questi insediamenti costieri per alcuni secoli costituirono le basi di partenza della tratta degli schiavi verso le colonie americane.
Nella seconda metà dell'Ottocento, dopo le esplorazioni compiute da alcuni scienziati e viaggiatori europei nelle regioni interne ancora sconosciute, anche l'Africa centrale e meridionale, come quella settentrionale, fu conquistata e completamente spartita tra le potenze europee. Alla vigilia della prima guerra mondiale, nell'Africa subsahariana era rimasto indipendente solo il piccolo Stato della Liberia, creato nel 1822 da una colonia di schiavi americani affrancati.
La decolonizzazione e la nascita degli Stati attuali si sono verificate dopo la seconda guerra mondiale; le ultime a diventare Stati indipendenti sono state, nel 1974, le colonie portoghesi dell'Angela e del Mozambico.
La decolonizzazione, però, non aveva risolto la situazione del Sudafrica e della Rodhesia, due Stati indipendenti ma governati dalla minoranza dei discendenti europei, che aveva imposto una politica segregazione razziale (apartheid) nei confronti della maggioranza nera. Questa situazione di grave discriminazione è stata superata con libere elezioni multirazziali prima (1980) in Rodhesia, che da allora ha assunto il nome di Zimbabwe, e poi 1994) in Sudafrica. Intanto, nel 1990, le autorità sudafricane avevano cessato l'occupazione dell'Africa del Sud-Ovest, che nello stesso anno ha acquistato l'indipendenza con il nome di Namibia.

POPOLAZIONE

L'Africa subsahariana viene chiamata anche Africa Nera (in contrapposizione all'Africa Bianca) perché è prevalentemente abitata da popolazioni di pelle più scura.
Il principale gruppo etnico-linguistico è quello dei popoli che parlano lingue nigercongolesi, vale a dire i Sudanesi, che vivono nella fascia settentrionale guineense, e i Bantù, per 10 più stanziati nella parte centro-meridionale. Altre popolazioni sono i Nilotici, presenti nella regione del lago Vittoria, i Khoisan, cioè i Boscimani del Kalahari, e i Malgasci, che parlano una lingua del gruppo malese-polinesiano. Una consistente minoranza di Bianchi (circa 5 milioni e mezzo di individui) vive in Sudafrica.
Molti Stati della regione hanno adottato il francese e l'inglese come lingua ufficiale unica o come seconda lingua ufficiale.
Nell'Africa Nera precoloniale il fenomeno urbano era raro: città con funzioni religiose e politiche sorgevano solo nella regione sudanese e nella fa-scia orientale. La colonizzazione europea "occidentalizzò" le città preesistenti e favori la nascita di nuovi centri urbani di questo tipo lungo le coste o nelle zone minerarie, che furono spesso costruiti prevedendo una netta separazione tra la minoranza bianca e la maggioranza nera.
Fino a pochi decenni fa l'Africa, subsahariana era la regione del continente con la più bassa percentuale di popolazione urbana del mondo, ma ultimamente essa ha registrato un'urbanizzazione impetuosa, tanto da diventare il continente con il più rapido tasso di crescita urbana.
Oggi le città milionarie sono circa 15 e tra queste si distinguono per numero di abitanti Lagos, in Nigeria, il cui agglomerato urbano supera i 10 milioni, Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, che ne ha oltre 4 milioni, Abidjan in Costa d'Avorio e la capitale del Kenya Nairobi, entrambe con più di 3 milioni, Accra, capitale del Ghana, che supera i 2 milioni, mentre Città del Capo e Durban in Sudafrica, ne hanno entrambe oltre 2 milioni e mezzo.
Purtroppo la migrazione di milioni di Africani verso queste città cresciute in fretta ha fatto sorgere attorno a esse squallide baraccopoli, dove le condizioni di vita spesso sono al limite della sopravvivenza. Dopo l'indipendenza, alcuni Stati hanno costruito nuove capitali, perché le vecchie spesso risultavano troppo decentrate rispetto al territorio nazionale: è il caso di Dodoma, capitale della Tanzania dal 1988, Yamoussoukro, capitale della Costa d'Avorio dal 1990, Abuja, capitale della Nigeria dal 1992.

ECONOMIA

Quelle del settore primario sono le principali attività economiche della Africa subsahariana: circa il 70% della popolazione è dedita all'agricoltura e alla pastorizia. Prevale, però, quasi ovunque, un'agricoltura di sussistenza che, malgrado il clima favorevole, ha rendimenti molto bassi, con uno o due raccolti annui, a causa di suoli poco fertili, aridità di vaste regioni, tecniche colturali arretrate.
Tra i principali prodotti destinati all'alimentazione locale sono da annoverare i cereali, in particolare miglio, mais e riso, ma anche tuberi e radici, come igname, manioca e patate dolci.
Nelle zone agricole più fertili viene praticata anche un'agricoltura commerciale, che produce soprattutto caffè, tè, canna da zucchero e cacao: un terzo della produzione mondiale di cacao proviene dalle piantagioni della Costa d'Avorio, mentre il Kenya è il quarto produttore mondiale di tè.
Nei pascoli della savana è diffuso l'allevamento nomade di ovini e bovini, mentre nel Sudafrica è sviluppato quello estensivo di razze selezionate. La foresta tropicale è sfruttata per la produzione di legnami pregiati, in particolare nel Congo, in Nigeria e Uganda
La regione è ricchissima di risorse energetiche e minerarie. Dalle coste orientali del golfo di Guinea si estraggono grandi quantità di petrolio: la Nigeria, con più di 100 milioni di tonnellate di greggio annue, ne è la maggiore produttrice africana, seguita dall'Angola, dal Gabon e dalla Repubblica del Congo.
Ancora più importante risulta l'estrazione di oro e diamanti. Il Sudafrica è il primo produttore mondiale di oro e il quarto di diamanti, estratti in notevoli quantità anche in Botswana, Namibia, Repubblica Democratica del Congo, Angola, Ghana e Sierra Leone. La Repubblica Democratica del Congo è invece la massima produttrice mondiale di coltan, un minerale fondamentale per le industrie high-tech. Purtroppo, però, le esportazioni di queste ricchezze finora sono per lo più servite a pagare gli ingenti debiti internazionali dei paesi africani, a importare beni di lusso per le elite al potere, a finanziare le guerre locali, sostenute anche attraverso il commercio illegale di minerali e legname.
Le attività industriali, che potrebbero dare forte impulso alla economia regionale, sono ancora paco sviluppate; in genere si tratta di piccole industrie alimentari e tessili, destinate ai consumi locali, oppure collegate alla lavorazione dei minerali. Unica importante eccezione è il Sudafrica, il paese più industrializzato del continente, dotato delle più efficienti infrastrutture e vie di comunicazione.

POVERTÀ

L'Africa subsahariana costituisce il cuore del cosiddetto Quarto Mondo, cioè della parte più arretrata e povera del pianeta.
Le popolazioni di quasi tutti gli Stati della regione hanno una disponibilità pro capite di calorie inferiore alle 2.300 quotidiane, indispensabili per non soffrire di malnutrizione, e una speranza di vita inferiore ai 55 anni. Circa 20 Stati della regione hanno i più bassi indici ISU del mondo; in Nigeria, Zambia, Burkina Faso, Gambia, Repubblica Centroafricana e Sierra Leone metà della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno.

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