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Il Canale di Panama


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l Canale di Panama è il canale che permette di passare dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico senza circumnavigare l’America Meridionale. È lungo 81 chilometri e costituisce da sempre una delle vie di comunicazioni più importanti nel mondo.
Questo passaggio è stato pensato per la prima volta nel 1534 da Carlo V, che ordinò anche di verificare la fattibilità del luogo. Però si aspettarono più di 300 anni prima di iniziare a materializzare il progetto. Infatti i lavori iniziarono nel 1880, dopo aver visto il successo ottenuto dal Canale di Suez. A quell’epoca il cantiere era nelle mani della Francia e i lavori erano tenuti sotto controllo dal francese Ferdinand de Lesseps, il padre del progetto tra il Mar Rosso e il Mediterraneo. Per la realizzazione dell’opera la Francia spese più di 280 milioni di dollari.

Il problema ci fu dopo 10 anni di fallimenti dovuti a errori di progettazione, continue frane e febbri malariche quando il cantiere andò in bancarotta. Un’occasione d’oro per gli Stati Uniti, che ne approfittarono per farsi avanti e rilevare l’intera opera. Ma non fu così facile. Ci vollero infatti altri 10 anni per arrivare a compromessi con la Columbia, che possedeva a quel tempo la zona su cui sorge il canale. Il presidente statunitense Roosevelt firmò il trattato, ma il senato colombiano si rifiutò, così la tensione salì alle stelle e gli Stati Uniti passarono alle maniere forti.
Gli Stati Uniti bloccarono l’accesso al canale con le loro navi e poi appoggiarono l’insurrezione dei ribelli panamensi, così facendo nel giro di poco tempo misero in atto la secessione del nuovo stato di Panama. A quel punto, tagliata fuori la Columbia, Roosevelt comprò il cantiere francese e aprì ufficialmente i lavori nel maggio del 1904.
Per arrivare al completamento dell’opera ci vollero 10 anni e un’incessante lotta contro i funzionari locali.
Il sistema di chiuse del Canale di Panama solleva le navi fino a 26 metri dal livello del mare con tre salti successivi ed è la struttura di cemento armato più imponente mai costruita.

L’America Centrale


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l Canale di Panama attraversa lo stato di Panama che si trova nell’America Centrale.
L’America Centrale collega le due grandi masse continentali del nord e del sud. È bagnata a est dall’Oceano Atlantico e a ovest dall’Oceano Pacifico. È costituita da una parte continentale e da una insulare. La prima è occupata prevalentemente dal Messico, mentre la seconda comprende l’Arcipelago delle Antille, che racchiude il Mar dei Caraibi.

La parte continentale è caratterizzata da climi e ambienti tropicali, caldi e umidi, in cui cresce la tipica foresta pluviale. Le temperature decrescono nelle zone degli altopiani e delle montagne, dove predominano ambienti più secchi.

Identità geografica

L’America Centrale è una terra giovane e instabile, come mostrano la presenza di vulcani ancora attivi (per esempio, Pico de Orizaba) e la frequenza dei fenomeni sismici. Questa regione è percorsa da due catene montuose: la Sierra Madre Occidentale e la Sierra Madre Orientale, che racchiudono al loro interno l’Altopiano del Messico.
Sulla costa atlantica si estende la piatta penisola dello Yucatán, dal suolo calcareo.
Data la scarsa estensione in longitudine del territorio, i fiumi hanno quasi sempre un corso breve e incidono con forza i monti, scavando gole profonde (i canyon). Il maggiore è Río Bravo che scorre tra il Messico e gli Stati Uniti e si getta nel Golfo del Messico. Negli altopiani interni scorrono fiumi privi di sbocchi nel mare che finiscono in profondi bacini, detti bolsones.
I laghi sono numerosi e il più importante è il Nicaragua.


Le isole dei Caraibi

Una collana di isole racchiude il Mar dei Caraibi e lo separa dal Golfo del Messico e dall’Oceano Atlantico: sono le Antille (o Caraibi). Queste si dividono in due gruppi: le Grandi Antille, le maggiori, come Cuba, Giamaica e Haiti; e le Piccole Antille, sono innumerevoli ma le più importanti sono Martinica e Guadalupa, le quali appartengono alla Francia come Dipartimento d’Oltremare.

Identità demografica

La popolazione dell’America Centrale ha una densità media più elevata rispetto al resto del continente. Gli abitanti si concentrano prevalentemente sulle isole e lungo i litorali. Oltre ai sempre più consistenti flussi migratori diretti verso gli Stati Uniti, si registrano notevoli flussi migratori interni, dalle aree depresse a quelle più progredite e dalle zone rurali ai centri urbani. La conseguenza è che le campagne a poco a poco si spopolano mentre le città si allargano a macchia d’olio. In particolare troviamo il più grande agglomerato del mondo, quello di Città del Messico che conta più di 19 milioni di abitanti.

Oggi l’America Centrale presenta due diverse e ben distinte realtà etniche socio-economiche. Nelle isole dell’Arcipelago delle Antille prevale la popolazione nera, mentre i bianchi, discendenti dagli antichi colonizzatori europei, costituiscono una minoranza. A questo panorama etnico fa eccezione Cuba, dove la maggioranza della popolazione è di origine europea, soprattutto spagnola.
Nell’area continentale prevale il gruppo etnico amerindo, insieme a quello meticcio.
In entrambe le aree prevale la religione cattolica e la lingua più parlata è lo spagnolo. Gli amerindi usano ancora le loro lingue originarie, mentre dove esiste una forte concentrazione di neri e mulatti si parla il creolo, lingua nata dal miscuglio tra varie lingue europee e dialetti africani.

Identità economica

L’America Centrale è un’area economicamente arretrata: lo sviluppo della regione è stato condizionato dai colonizzatori spagnoli e dalle compagnie commerciali che hanno sfruttato le abbondanti risorse del territorio.
L’America Centrale resta una delle aree meno sviluppate del continente proprio a causa della sua debolezza economica e delle forti differenze sociali.

L’economia di questi stati si basa sull’agricoltura di piantagione e dipende dalla produzione di uno o due prodotti da esportare sotto il controllo delle compagnie straniere. Il caffè, le banane e lo zucchero sono state l’unica fonte di reddito per alcune isole.
A Cuba è stato eliminato il latifondo e le colture sono state diversificate ma con risultati poco brillanti. La riforma agraria è stata però ostacolata dai rapporti commerciali con gli USA.
I prodotti tipici della regione sono mais, frumento, agrumi, frutta tropicale, canna da zucchero, tabacco, caffè, cotone, soia, arachidi, patate. Le coltivazioni sono favorite da un clima caldo-umido.


L’industria e il terziario sono poco sviluppati

L’unico paese dove l’industria riveste una certa importanza è il Messico, che sfrutta le sue ricche risorse minerarie. In genere le industrie sono a bassa tecnologia, con impiego di manodopera non specializzata.
Le vie di comunicazione sono carenti, escluso il trasporto marittimo, grazie al Canale di Panama.
Il settore turistico è in continua crescita nelle località balneari e all’interno, grazie anche al patrimonio archeologico.

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