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  • 1 marzo - Contestiamo l\'inaugurazione dell\'anno accademico

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1 marzo 2008 ore 9 PIAZZA TEATRO MASSIMO

CONTESTIAMO L’INAUGURAZIONE DELL’ANNO ACCADEMICO

CONTRO L’ATENEO DI CATANIA PER LA DIFESA DEI NOSTRI DIRITTI.

UNIVERSITÀ, GIU LE MANI DALLA SCUOLA MANZONI E DAL CENTRO POPOLARE EXPERIA


- Giovedì 28 febbraio ore 19 assemblea pubblica al Centro Popolare Experia, via Plebiscito 782;
- Venerdì 29 febbraio ore 11 conferenza stampa Centro Popolare Experia, via Plebiscito 782;
- Sabato 1 marzo ore 9:00 presidio in Piazza Teatro Massimo;
- Sabato 1 marzo ore 22:00 concerto al C.P.O. Experia.

L’1 marzo 2008 l’Ateneo di Catania festeggerà l’inaugurazione dell’anno accademico. L’Università quest’anno fa le cose in grande per autocelebrarsi: sceglie il Teatro Massimo Bellini e invita anche le alte cariche istituzionali.
Ma cosa c’è da festeggiare? Negli ultimi anni abbiamo assistito solamente ad attacchi al diritto allo studio: l’autonomia ha ceduto l’università pubblica al volere delle imprese, mentre i vari DDL Moratti hanno aumentato la precarietà già esistente soprattutto tra i ricercatori.
A causa dei ritmi sempre più frenetici dettati dalla “corsa ai crediti” molti studenti lavoratori sono tagliati fuori dal sistema universitario.
Inoltre ormai da anni l’Università, nel tentativo di espandersi, porta avanti speculazioni di ogni genere, anche attuando politiche di svuotamento dei quartieri popolari. L’Antico Corso, data la presenza dei Benedettini e della facoltà di Giurisprudenza è, ancora più di altri quartieri, soggetto a questo processo. L’ingresso dell’Università in quartiere ha sempre comportato numerosi disagi: dal caroaffitti, al carovita, al problema dell’intasamento del quartiere dovuto agli incredibili livelli di traffico e alla carenza di parcheggi.
In particolare, oggi viene progettato dall’Università l’acquisto del plesso ex G.I.L., l’edificio in cui si trovano la scuola media Manzoni e il C.P.O. Experia. Ciò vuol dire che per fare spazio a nuove strutture universitarie, si progetta di chiudere una scuola e uno dei pochi centri di aggregazione dell’Antico Corso, presente da ben 15 anni nel quartiere
L’attacco che viene fatto alla Manzoni è simile a quello che è stato portato avanti contro l’Andrea Doria, nel quartiere di San Cristoforo: cambiano i soggetti (il Comune nel caso della Doria e l’Università nel caso della Manzoni), ma gli intenti sono sempre gli stessi: chiudere gli spazi negando per l’ennesima volta dei diritti che in questi quartieri privi di strutture sono già quasi inesistenti. Niente servizi sociali, niente spazi di aggregazione e adesso anche la chiusura della Manzoni, con la scusa che sarebbe inutilizzata. Un’affermazione falsa, perché la scuola, come è stato dichiarato anche su “La Sicilia”, è pienamente funzionante. E non dimentichiamo che chiudere la Manzoni vuol dire anche chiudere il campo di calcio, l’unica struttura sportiva della zona.
Chiudere il C.P.O. Experia vuol dire chiudere uno spazio di aggregazione pubblica e di confronto che si è sempre schierato contro lo sfruttamento, contro il precariato, contro il degrado dei quartieri popolari; che con le sue attività (feste e cene popolari, la palestra, i concerti ecc.) è stato ed è un importante centro di aggregazione.
Questo è il modo in cui l’Università garantisce il diritto allo studio: non crea nuove case dello studente, non aumenta le borse di studio, non diminuisce le tasse. La necessità di nuovi spazi per aule o uffici non giustifica l’incursione selvaggia dell’Ateneo in un quartiere già congestionato da un massiccio afflusso quotidiano (non serve una laurea in urbanistica per capire che l’Antico Corso non può diventare una cittadella universitaria) e duramente segnato dalle feroci speculazioni delle immobiliarie.
Come se non bastasse, con la scusa di indirizzare meglio la domanda degli studenti, si vuole introdurre una sorta di numero chiuso perché, come dice il prof. Giuseppe Cozzo, delegato alla didattica e presidente della Commissione paritetica d’Ateneo: << è un’assurdità che uno studente che non ha mai studiato latino si iscriva alla facoltà di Lettere>>.
Cosa vuol dire? Che uno studente che proviene da un istituto tecnico non può iscriversi a Lettere e se lo fa parte svantaggiato solo perché non è stato così bravo da scegliere un liceo? Assurdo che il destino di uno studente venga segnato già dalla scuola!
Come se gli studenti non avessero già abbastanza problemi da affrontare: strutture fatiscenti, tagli ai fondi delle scuole pubbliche e incentivi a quelle private, riforme (come la Fioroni) che, introducendo gli esami a settembre e non fornendo agli studenti gli strumenti per superarli, tendono sempre più a ridurne il numero.
Insomma, le battaglie sono tante, ma il nemico è sempre lo stesso:

Chiediamo l’immediato ritiro da parte dell’Università del progetto di acquisto del plesso ex G.I.L.

DOCUMENTAZIONE:

Piano triennale opere pubbliche: http://www.bda.unict.it/Public/Uploads/article/prog2008.pdf

Articolo su Universitinforma:

http://www.universitinforma.it/open_page.php?id=161
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