Sorry_1
Sorry_1 - Ominide - 4 Punti
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PER QUALCHE TEMPO NON HO POTUTO FREQUENTARE LA SCUOLA, E ADESSO HO BISOGNO DI 1 RIASSUNTO DI STORIA, TUTTO IL DOPOGUERRA(BIENNIO ROSSO, LA NASCITA DEL FASCISMO, LA CRISI DEL 29, ECC)
lino17
lino17 - Eliminato - 24509 Punti
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Sara.96
Sara.96 - Sapiens - 368 Punti
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IL DOPOGUERRA IN EUROPA IL DOPOGUERRA IN EUROPA Gli effetti del primo conflitto mondiale non finirono in una distruzione di vite umane, e nello sconvolgimento tra gli stati. La guerra era stata la più grande esperienza di massa mai vissuta fino ad allora, e aveva agito come acceleratore dei fenomeni sociali. Infatti finita la guerra, le donne avevano preso i posti dell'uomo nelle fabbriche, nel lavoro dei campi, negli uffici, e questo fu una cosa molto insolita davanti agli occhi delle persone che erano andate in guerra. L'abbigliamento si fece più libero e disinvolto: abiti più sportivi per gli uomini, più corti e più leggeri per le donne. Ma il primo problema che si pose con urgenza alle classi dirigenti di tutti i paesi fu il reinserimento dei reduci. Per far valere i propri diritti e per affermare le proprie rivendicazioni sembrava necessario associarsi e organizzarsi in gruppi il più possibili numerosi. Da qui si ebbe la massificazione della politica. (partiti e sindacati si videro aumentare ovunque il loro numero di iscritti). Con la sola eccezione degli Stato Uniti, tutti i paesi belligeranti uscirono dal conflitto in condizioni di gravissimo dissesto economico. Per rimediare a questo i governi avevano sopperito al fabbisogno di denaro stampando carta moneta in eccedenza e mettendo in moto un rapido processo inflazionistico. Se la guerra aveva creato fortune improvvise soprattutto fra gli industriali e gli speculatori ( detti anche pescecani), l'inflazione distruggeva posizioni economiche solidissime ed erodeva i risparmi dei ceti medi. Gli Stati Uniti e il Giappone avevano aumentato le esportazioni, sostituendosi ai mercati già esistenti come quelli dell'Asia e del Sud America. Invece della piena libertà degli scambi auspicata da Wilson, si ebbe nel dopoguerra una ripresa del nazionalismo economico e di protezionismo doganale, soprattutto da parte dei nuovi Stati che volevano sviluppare una propria industria. Tra la fine del 1918 e l'estate del 1920, il movimento operaio europeo, uscito dalla forzata compressione degli anni di guerra, fu protagonista di un'impetuosa avanzata politica cha assunse a tratti l'aspetto di una grande ventata rivoluzionaria. I partiti socialisti registrarono quasi ovunque notevoli incrementi elettorali. I lavoratori organizzati dai sindacati diedero vita ad un'imponente ondata di agitazioni che consentì agli operai dell'industria di difendere o migliorare i livelli reali delle loro retribuzioni e di ottenere fra l'altro la riduzione dell'orario di lavoro a otto ore giornaliere a parità di salario. La grande ondata di lotte operaie del biennio rosso non si esaurì nelle rivendicazioni sindacali. Alimentate dalle vicende russe, si manifestavano aspirazioni più radicali, che investivano direttamente il potere nelle fabbriche e nello Stato. Già alla firma dell'armistizio, lo Stato tedesco si trovava in una situazione tipicamente rivoluzionaria. L'esercito si disgregò completamente e centinaia di migliaia di soldati
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