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ragazzi/e c'è qualcuno bravo in italiano che deve fare l'esame di stato? può valutarmi gentilmente gli appunti che ho sul verga e dire se siano utili o meno? grazie in aticipo

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gli appunti sono questi..... LA POETICA



Verga, a differenza di altri scrittori, non espose le proprie idee sulla letteratura e sull’arte in opere compiute; preferisce invece immergersi nel suo scrupoloso e concreto lavoro di scrittore. Il canone fondamentale a cui si ispira è quello dell’impersonalità (per altro comune ai veristi), che egli intende innanzi tutto come “schietta ed evidente manifestazione dell’osservazione coscienziosa”. Verga vuole indagare nel misterioso processo dei sentimenti umani presentando il fatto nudo e schietto come è stato “raccolto per viottoli dei campi, press’a poco con le medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare”, sacrificando “l’effetto della catastrofe, allo sviluppo logico, necessario delle passioni e dei fatti verso la catastrofe resa meno imprevedibile ma non meno fatale”; l’obiettivo è quello di giungere a un romanzo in cui l’affinità di ogni sua parte sarà completa, in cui il processo della creazione rimarrà un mistero, la mano dell’artista rimarrà invisibile e “l’opera d’arte sembrerà essersi fatta da sé”. Verga vuole rappresentare la lotta per la vita ripercorrendo la scala sociale, dai livelli più bassi a quelli più elevati e questo sia per la sua esigenza personale di rimeditare la propria esperienza umana e artistica e anche per estendere l’indagine che si era in genere limitata ai ceti popolari, alle classi più alte. Le tecniche narrative
riguardano il rapporto tra autore e materia rappresentata, le tecniche espressive, la sintassi e il lessico. La novità di Verga sta nella distinzione tra autore e narratore e nella definizione e invenzione del narratore regredito. L’autore per essere impersonale deve rinunciare ai suoi pensieri e giudizi, alla sua morale e cultura perché non deve esprimere se stesso ma si deve nascondere impedendo così al lettore di percepire la sua presenza. Verga cerca di realizzare l’eclissi dell’autore delegando la funzione narrante a un narratore che è perfettamente inserito nell’ambiente rappresentato, regredito al livello sociale e culturale dei personaggi rappresentati che assume la loro mentalità e non fa trapelare l’idea dell’autore. Il narratore assume così, un aspetto camaleontico evidente soprattutto nei Malavoglia. Verga vuole essere impersonale fino in fondo e, oltre a rinunciare alla sua mentalità ai suoi ideali e principi rinuncia anche alla sua lingua e cerca di adottare un tipo di espressione più vicina possibile agli umili rappresentati; l’autore cerca, infatti, di studiare la sintassi del dialetto siciliano e tenta di riprodurre tale struttura della frase nella lingua italiana, citando spesso proverbi che appartengono alla cultura locale. L’autore utilizza anche la tecnica del discorso indiretto libero tutte le volte che ha bisogno, nel descrivere fatti e luoghi, di far risuonare i modi tipici del linguaggio popolano e di identificarsi col pensiero della gente del posto. E’ utilizzato anche l’artificio dello straniamento realizzato attraverso un modo di raccontare i fatti secondo cui quello che è normale appare strano e viceversa.



LA CONCEZIONE DELLA VITA



Il Verga ebbe una concezione dolorosa e tragica della vita. Pensava che tutti gli uomini fossero sottoposti a un destino impietoso e crudele che li condanna non solo all’infelicità e al dolore, ma ad una condizione di immobilismo nell’ambiente familiare, sociale ed economico in cui sono venuti a trovarsi nascendo. Chi cerca di uscire dalla condizione in cui il destino lo ha posto, non trova la felicità sognata, ma va incontro a sofferenze maggiori, come succede a’Ntoni Malavoglia e a Mastro Don Gesualdo. Con questa visione un po’ pietrificata della società il Verga rinnova il mito del fato ( cioè la credenza in una potenza oscura e misteriosa che regola imperscrutabilmente le vicende degli uomini), ma senza accompagnarlo con il sentimento della ribellione in quanto non crede nella possibilità di un qualsiasi cambiamento o riscatto. Per il Verga non rimane che la rassegnazione eroica e dignitosa al proprio destino. Questa concezione fatalistica e immobile dell’uomo sembra contraddire la fede nel progresso propria delle dottrine positivistiche ed evoluzionistiche. In verità, Verga non nega il progresso, ma lo riduce alle sole forme esteriori ed appariscenti; in ogni caso, è un progresso che comporta pene infinite. La visione verghiana del mondo sarebbe la più squallida e desolata di tutta la letteratura italiana se non fosse confortata da tre elementi positivi. Il primo è quel sentimento della grandezza e dell’eroismo che porta il Verga ad assumere verso i “vinti” un atteggiamento misto di pietà e di ammirazione: pietà per le miseria e le sventure che li travagliano, ammirazione per la loro rassegnazione. Secondo elemento positivo è la fede in alcuni valori che sfuggono alla dure leggi del destino e della società: la religione, la famiglia, la casa, la dedizione al lavoro, lo spirito del sacrificio e l’amore nutrito di sentimenti profondi ma fatto di silenzi, sguardi furtivi e di pudore. Il terzo elemento è la saggezza che ci viene dalla coscienza dei nostri limiti e ci porta a sopportare le delusioni.





LE OPERE PRINCIPALI
Nell’attività letteraria del Verga si distinguono tre periodi; il periodo romantico patriottico, il periodo romantico passionale e il periodo verista. Al primo periodo appartengono i romanzi giovanili Amore e patria (incompiuto), I carbonari della montagna, Sulle lagune, tutti ispirati alla storia del Risorgimento e a motivi patriottici e amorosi. Al secondo periodo romantico passionale appartengono i romanzi scritti durante il soggiorno fiorentino e milanese quando il Verga viene a contatto con la cultura positivistica e con gli ambienti della Scapigliatura. Sono romanzi in cui si narrano torbide storie d’amore e di morte in ambienti aristocratici e borghesi.

UNA PECCATRICE

È la storia dell’amore tra la contessa Narcisa e il giovane scrittore Pietro Brusio, il quale, dopo aver destato in lei una tormentosa passione, la trascura, spingendola al suicidio.

STORIA DI UNA CAPINERA

Pubblicato nel ’71 dove Verga svolge un tema che in passato aveva ispirato vari autori tra i quali Manzoni. La fanciulla Maria, costretta dalla matrigna a farsi novizia, torna per breve tempo in famiglia conoscendo la libertà e innamorandosi di Nino, il fidanzato della sorellastra. Il ritorno al convento con la definitiva assunzione dei voti scatena in lei una follia mortale. Il romanzo ha il carattere di una confessione intima, orientata verso la resa dei sentimenti e di nascoste passioni ma vi è anche la documentazione dell’inflessibile autorità familiare e del rigido cerimoniale dei conventi.

EVA

Attraverso la vicenda del pittore Enrico Lanti, che conquista una danzatrice e, dopo averla lasciata, muore, si ripresenta il tema dell’amore passione che a un certo punto si esaurisce nella sazietà e nell’apatia.

TIGRE REALE

Compare un altro contrasto doloroso, anch’esso di stampo romantico, quello tra la seduzione di una passione d’amore e l’opposto richiamo alla semplicità degli affetti familiari: il diplomatico Giorgio La Ferlita è diviso tra Nata, la contessa russa sua amante, e la moglie Erminia.

EROS

Il marchese Alberto Alberti, dopo aver interrotto la sua relazione con l’amante Velleda, sposa la virtuosa e riservata Adele, ma, in seguito ad un nuovo incontro con Velleda, si rituffa nella vita dissoluta; la conclusione è il suicidio di Alberto sul letto di morte di Adele, ammalatasi per il dolore provato dopo l’abbandono del marito.

La svolta verista si ha con la novella Nedda del 1874 ed è dovuta alla scoperta dei naturalisti francesi, all’amicizia col Capuana, alla letteratura della prosa asciutta e distaccata di un giornale di bordo.

NEDDA

Nella novella si narra la storia triste di Nedda che lavora come raccoglitrice di olive per curare la madre malata. Ella si innamora di un giovane, Janu, ma prima perde il suo uomo, morto per la caduta da un albero, poi la bambina nata da questa relazione. Con Nedda il Verga abbandona i personaggi passionali, evoluti e raffinati dei romanzi giovanili e ritrae la vita degli umili, che vivono rassegnati e silenziosi tra gli stenti e le fatiche; abbandona anche le complicate analisi psicologiche ed i lirismi dei primi romanzi iniziando una narrazione in un linguaggio semplice e scarno.

A Nedda seguono le grandi opere d’ispirazione verista, le due raccolte di novelle Vita dei campi e Novelle rusticane e i due capolavori, i romanzi I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo.
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