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Sperando di fare cosa gradita...

Filosofo in odore di eresia, esule per forza e trasgressivo per scelta, Giovanni Pico conte della Mirandola, uomo ricchissimo e d'intelligenza e memoria portentose, muore cinque secoli fa assassinato a soli 31 anni. La sua breve vita, densa di scoperte, di avvenimenti e di misteri costituisce, insieme ai suoi segreti, il plot di 999 L'ultimo custode, l'avvincente thriller culturale di Carlo A. Martigli che, in libreria per Castelvecchi appena qualche settimana fa, ha già conquistato un posto in classifica.

Con un linguaggio preciso e coinvolgente, Martigli riesce a ricostruire la vita del bellissimo Pico, coinvolgendo chi legge in un'epoca di intrighi e caccia alle streghe, molto concedendo alla fantasia, ma sempre dentro un solido impianto storico. Al centro del racconto "Le 900 tesi" pubblicate da Pico a soli 23 anni, un insieme di massime etiche e magiche che si proponevano di ricondurre le tre religioni monoteiste a un unico Dio. Papa Innocenzo VIII le mandò al rogo e scomunicò l'ardito filosofo, ma altre 99 tesi si salvarono e, nascoste chissà dove, diventarono il motore delle oscure trame che avrebbero portato all'omicidio di Pico per avvelenamento.

La storia parte dai giorni nostri quando un plico, con all'interno una lettera e due manoscritti, viene consegnato a Guido de Mola, voce narrante dell'incipit. Ed è così che l'uomo scopre che i suoi avi erano stati, nel tempo, i custodi del mistero di Pico. Il romanzo narra la caccia alla soluzione di quell'arcano e si svolge lungo diversi filoni temporali: dalla Firenze di Lorenzo il Magnifico all'Italia fascista degli anni Trenta con, sullo sfondo, le speranze della Germania di Hitler di frantumare il potere della Chiesa. Un libro fascinoso che conquista anche i non appassionati di templari.

Perché nel 2007, a Firenze, venne riaperta la tomba di Pico, addirittura alla presenza dei Ris?
"Questo è un mistero. Nessuna spiegazione sufficientemente convincente è mai stata data. I Ris svolgono un'attività tecnico scientifica per rilevare, ad esempio, in che modo sia stato commesso un delitto. Ma il fatto che Pico sia stato avvelenato è certezza, non opinione, condivisa da tutti gli studiosi dello straordinario genio di Mirandola da anni e anni. Al punto che anche i padri domenicani, custodi della Chiesa di San Marco a Firenze dove è avvenuto lo scempio, hanno debolmente provato a opporsi. E non credo che i Ris fossero presenti per individuare un mandante di 500 anni fa. Allora viene naturale domandarsi se fosse altro quello che cercavano, forse proprio quella terza misteriosa cassetta rinvenuta nel sepolcro, insieme alle povere ossa di Pico e del suo amico Poliziano. Che cosa si aspettassero di trovare in quella cassetta o che cosa ci fosse veramente dentro forse non lo sapremo mai, hanno detto che era vuota. Può essere vero, e io spero davvero che sia così, vuol dire che il segreto di Pico è ancora ben conservato".

Pico è stato davvero avvelenato?
"Pico è stato ucciso con l'arsenico ed è morto lentamente tra atroci sofferenze a soli 31 anni. Si parla spesso di gelosia, come movente. Piero de' Medici, figlio di Lorenzo, era geloso del bene che il Magnifico riservava al conte di Mirandola. Il filosofo Marsilio Ficino era geloso del suo giovane genio, sulla falsariga di quanto pare accadde tra Salieri e Mozart. A Giuliano Mariotto de' Medici, Giovanni Pico rapì la bellissima moglie Margherita. Anche molti uomini si innamorarono di lui e pare siano stati respinti. D'altra parte Pico era di rara bellezza, alto 1,88, con dei lunghi capelli biondi e dotato di una smisurata ricchezza, che dilapidò in libri e documenti che però stranamente volle in parte bruciare alla sua morte. Secondo me è qui che sta il vero motivo del suo omicidio (come nel caso presunto di Innocenzo VIII, lì sarebbe davvero il caso di indagare), nei suoi scritti, nelle sue scoperte, per ragioni sepolte (per sempre?) con lui, magari proprio quelle che sono state cercate nel suo sepolcro".

Nel suo libro, lei racconta la realtà dell'epoca che in qualche modo riguarda anche la sua famiglia e la cosparge di fantasia. Prevale la storia o l'invenzione?
"Chi legge il libro ha subito l'impressione di trovarsi immerso nel mondo rinascimentale, odori e sapori compresi. Ma 999 L'ultimo custode è un romanzo, un thriller storico, e al suo interno mi sono divertito a immaginare alcune vicende realmente accadute alla mia famiglia. Ferruccio, il servo di spada difensore di Pico, coprotagonista del romanzo e che dà origine alla stirpe dei custodi, è il nome di un mio antenato della fine del '400. Uno spadaccino pericoloso che assediò Capua difesa dal famoso Ettore Fieramosca con il quale forse si scontrò. All'epoca in effetti ci chiamavamo M'artigli, per via di un'arma con degli artigli che serviva a disarcionare gli avversari inventata due secoli prima da un antenato capitano di ventura. In questo romanzo però non so se prevalga la storia o l'invenzione. Io amo mescolare realtà e fantasia, e cerco di stringere entrambe in una logica appassionata e rigorosa, e lascio poi che sia il lettore a crogiolarsi in quella che trova più consona alle sue emozioni. Una donna per esempio mi ha lasciato stupito, mi ha scritto che alla fine del libro aveva i lucciconi, perché in 999 L'Ultimo custode aveva trovato dentro due storie d'amore meravigliose".

la repubblica

Non so se lo leggerò, vedremo
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