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  • Versione x Domani su Cicerone

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xPannaMontatax
xPannaMontatax - Sapiens - 300 Punti
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Ciao! Potreste tradurmi qst versione per domani? Grazie in anticipo!

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Olim, dum quaestor Syracusis sum, Archimedem, insignem illius urbis civem, a pulvere excitavi. Nam sepulcrum eius, ignoratum a Syracusanis, saeptum undique et vestitum vepribus ac dumetis, indagavi. Syracusani omnino negabant id esse (= che esso esistesse), sed ego tenebam senariolos, inscriptos in eius monumento ex quibus (= secondo i quali) in summo Archimedis sepulcro sphaera cum cylindro posita erat. Ego autem omnia oculis collustravi (est enim apud portam sacram urbis magna frequentia sepulcrorum), et paululum postea columellam non multum e dumis eminentem animadverti. In ea erat sphaerae figura et cylindri. Atque ego statim Syracusanis (erant autem mecum principes civitatis) dixit: "Ecce illud quod (= che, accus.) quaerebam!". Immissi cum falcibus multi purgaverunt et aperuerunt locum; deinde ad sepulcrum accessimus. Apparebat in illo epigramma fere dimidiatum: erat illud Archimedis sepulcrum. Ita nobilis Siciliae civitas ab homine Arpinati locum monumenti unius insignis civis sui didicit.
italocca
italocca - Genius - 16560 Punti
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[67] Rex maximo conventu Syracusis in foro, ne quis forte me in crimine obscuro versari atque adfingere aliquid suspicione hominum arbitretur,--in foro, inquam, Syracusis flens ac deos hominesque contestans clamare coepit candelabrum factum e gemmis, quod in Capitolium missurus esset, quod in templo clarissimo populo Romano monumentum suae societatis amicitiaeque esse voluisset, id sibi C. Verrem abstulisse; de ceteris operibus ex auro et gemmis quae sua penes illum essent se non laborare, hoc sibi eripi miserum esse et indignum. Id etsi antea iam mente et cogitatione sua fratrisque sui consecratum esset, tamen tum se in illo conventu civium Romanorum dare donare dicare consecrare Iovi Optimo Maximo, testemque ipsum Iovem suae voluntatis ac religionis adhibere. Quae vox, quae latera, quae vires huius unius criminis querimoniam possunt sustinere? Rex Antiochus, qui Romae ante oculos omnium nostrum biennium fere comitatu regio atque ornatu fuisset, is cum amicus et socius populi Romani esset, amicissimo patre, avo, maioribus, antiquissimis et clarissimis regibus, opulentissimo et maximo regno, praeceps provincia populi Romani exturbatus est.

Il principe, con il massimo affollamento, a Siracusa, nel foro, - perché nessuno per caso pensi che io mi occupo di un capo d'accusa non accertato e invento dei particolari sulla base di un semplice sospetto nei confronti di Verre e del principe - nel foro, dicevo, a Siracusa piangendo e chiamando testimoni gli dei e gli uomini, cominciò a strillare che il candelabro fatto di pietre preziose e gemme, che avrebbe voluto mandare sul Campidoglio, che avrebbe voluto che in quello nobilissimo tempio fosse segno tangibile della sua alleanza ed amicizia per il popolo romano, Caio Verre l'aveva portato via; intorno alle altre opere d'arte, fatte di oro e di gemme, che, pur essendo sue, si trovavano in mano a Verre, disse che egli non si preoccupava. Disse invece che il fatto che gli fosse stato rubato questo (candelabro) era una cosa miserevole e indegna. Questo sebbene fosse già stato precedentemente offerto in voto per proposito e decisione sua e di suo fratello, in quel momento egli, dinanzi a quella folla di cittadini romani, lo dava, lo donava, lo dedicava, lo consacrava a Giove Ottimo Massimo e chiamava come testimonio della sua volontà e del suo sacro impegno lo stesso Giove. Quale voce, quali polmoni, quali forze possono sostenere i lamenti di un solo delitto? Il principe Antioco, che pure era stato a Roma per quasi due anni, davanti agli occhi di tutti noi, accompagnato da una scorta e da un apparato veramente regali, benché egli fosse amico e alleato del popolo romano, figlio e nipote di re a noi molto amici, discendente di tre antichissime e illustri, erede di un regno

Non è uguale..sarà un adattamento..

Questa risposta è stata cambiata da Mario (21-10-07 13:09, 9 anni 1 mese 19 giorni )
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti
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olim, dum quaestor Syracusis sum, Archimedem, insignem illus urbis civem, a pulvere excitavi. Nam sepulcrum eius, ignoratum a Syracusanis, saeptum undique et vestitum vepribus ac dumetis, indagavi. syracusani omnino negabant id esse ( ke esso esistesse), sed ego tenebam senariolos, inscriptos in eius monumento ex quibus (secondo i quali) in summo Archimedis sepulcro sphaera cum cylindro posita erat. ego autem omnia oculis collustravi ( est enim apud portam sacram urbis magna frequentia sepulcrorum), et paululum postea columellam non multum e dumis eminentem animadverti. in ea erat sphaerae figura et cylindri. Atque ego statim syracusanis ( erant autem mecum principes civitatis) dixit: "Ecce illud quod (che, acc.) quaerebam!". Immissi cum falcibus multi purgaverunt et aperuerunt locum; deinde ad sepulcrum accessimus. Apparebat in illo epigramma fere dimidiatum: erat illud Archimedis sepulcrum.Ita nobilis Siciliae civitas ab homine Arpinati locum monumenti unius insignis civis sui dedicit.

Una volta, mentre ero questore a Siracusa, ho tirato fuori dalla polvere Archimete, insigne cittadino di quella città. Infatti ho trovato il suo sepolcro, ignorato dai Siracusani, ricoperto da ogni parte da siepi e cespugli. I siracusani negavano che quello esistesse, ma io avevo dei senari, inscritti su quel monumeto secondo i quali nella sommità del sepolcro di Archimede vi era posta una sfera con un cilindro. Io tuttavia ho guardato ogni cosa con gli occhi (vi è infatti presso la porta sacra della città una grande frequenza di sepolcri), e a poco a poco mi sono accorto di una colonna non molto eminente dai cespugli. In quella vi era la figura della sfera e del cilindro..
E io subito dissi ai Siracusani (erano infatti con me i capi della città): ecco quello che cercavo! Entrati molti con le falci pulirono e aprirono il luogo, infine entrammo nel sepolcro. Appariva in quello un epigramma a metà: era quello il sepolcro di Archimede. Così la città della nobile sicilia dal nome di Arpinato aggiunse un monumento di un suo insigne cittadino.
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