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yuco15
yuco15 - Erectus - 50 Punti
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Mi servirebe questa versione super difficile per domani:

Fateor grammaticae praeceptiones initio austeras esse magisque necessarias esse quam iucundus. Verum his quoque bonam molestiae partem adimet praeceptoris dexteritas. Optima tantum primum ac simplicissima praecipienda sunt.Nonnulli litteratores, ut ostendent eruditionem suam, solent studiose nonnihil difficultates addere. Quod vitium reddit paene disciplinarum omnium initia perplexa molestaque. Vitanda est igitur omni difficultas vel non necessaria , vel intempestiva. Mollius fit quod suo tempore geritur. Verum ubi iam devoranda est necessaria difficultas, praeceptori imitandi sunt probi et amici medici, qui cum absinthiatum pharmacum porrecturi sunt, ut inquit Lucretius, poculorum oras melle illinunt, quo puer illectus dulcedinis voluptate salutiferam amaritudinem non reformidet.

Grazie ++++++++
freddytvb
freddytvb - Genius - 10322 Punti
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Fateor grammaticae praecpitiones initio austeras esse magisque necessarias esse quam iucundas. Verum his quoque bonam molestiae partem adimet praecptoris dextertitas.
Optima tantum primum ac simplicissima praecipienda sunt. Nonulli litteratores, ut ostentent eruditionem suam, solent studiose nonnihil difficultates addere. Quod vitium reddit paene disciplinarum omnium initia perplexa molestaque. Vitanda est igitur omnis difficultas vel non necessaria difficultas, praecptori imitandi sunt probi et amici medici, qui cum absinthiatum pharmacum porrecturi sunt, ut inquit Lucretius, poculorum oras melle illinunt, quo puer illectus dulcedinis voluptate salutiferam amaritudinem non reformidet.
Affermo che all'inizio le nozioni di grammatica sono dure e che sono più necessarie che piacevoli. Invero, anche la capacità dell'insegnante toglierà a queste una buona parte di noia. Dapprima bisogna soltanto insegnare le cose migliori e molto semplici.
Alcuni maestri , per dar dimostrazione della propria cultura, sono soliti aggiungere delle difficoltà in una maniera alquanto pedante.
Questo difetto rende gli inizi di quasi tutte le discipline contorte e noiose.
Quindi, è da evitare ogni difficoltà, o meglio la difficoltà non necessaria, l' insegnante deve imitare i medici buoni ed amici , i quali , quando stanno per somministrare una medicina all'assenzio, come dice Lucrezio, cospargono gli orli delle coppe con del miele, grazie a cui il fanciullo, atratto dal piacere della dolcezza, non temerà l' amarezza che porta la salute.
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti
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Fateor grammaticae praeceptiones initio austeras esse magisque necessarias esse quam incundas.Verum his quoque bonam molestiae partem adimet praeceptoris dexteritas.Optima tantum primum ac semplicissima praecipienda sunt.Nonnulli litteratores,ut ostenterent eruditionem suam,solent studiose nonnihil difficultates addere.Quod vitium reddit paene disciplinarum omnium inizia perplexa molestaque.Vitanda est igitur omnis difficultas vel non necessaria,vel intempestiva.Mollius fit quod suo tempore geritur.Verum ubi iam devoranda est necessaria difficultas,praeceptori imitandi sunt probi et amici medici,qui cum absinthiatum pharmacum porrecturi sunt,ut inquit Lucretius,po****rum oras melle illinunt,quo puer illectus dulcendis voluptate salutiferam amaritudinem non reformidet.

Riconosco che i precetti della grammatica all'inizio siano severi e più necessari che piacevoli. In verità a questi toglie una buona parte di fastidio l'abilità del precettore. All'inizio bisogna insegnare le cose migliori e più semplici. Alcuni letterati, per mostrare la propria erudizione, sono soliti aggiungere di proposito alcune difficoltà. Tale vizio porta a degli inizi difficili e perplessi di molte discipline. Bisogna dunque evitare ogni difficoltà o non necessaria o inopportuna. Diventa più facile quello che è fatto nel suo tempo. In verità quando deve essere divorata la difficoltà necessaria allora bisogna imitare i buoni maestri e gli amici medici che stanno per porgere il farmaco dell'assenzio, come dice Lucrezio, ungono con il miele la bocca (inserisci la parola con gli asterischi) da cui il fanciullo abbagliato dal dolce desiderio non temi la salubre amarezza.
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