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  • Versione di greco "Menone tessalo"

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MarcoMelissa
MarcoMelissa - Erectus - 126 Punti
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Mi aiutate per favore? Non riesco a farla.. Grazie a chi ci proverà

Aggiunto 18 ore 55 minuti più tardi:

No non è tutta quella roba, ma grazie lo stesso.. A me serve non copiata da internet perché non c'è.
Chi mi aiuta a farla?
laura98
laura98 - Sapiens Sapiens - 1169 Punti
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Dario e Parisatide ebbero due figliuoli: Artaserse, che fu il maggiore, e Ciro, che fu il secondo. E poichè Dario infermò e giudicossi spedito, volendosi veder l'uno e l'altro accanto, e trovandosi il primo in Corte, chiamò Ciro dalla provincia che esso gli aveva dato a governare con titolo di satrapo, e fattolo anche Generale di tutte le genti d'arme che si sogliono ragunare nella campagna di Castòlo. Venne Ciro, menando seco Tissaferne come persona amica, e trecento soldati greci di armatura grave comandati da Senia parrasio. Morto Dario, e succeduto nel regno Artaserse, il predetto Tissaferne incominciò a mormorare a costui contro il fratello, dicendo che l'insidiava, tanto che il Re si persuase, e fece prendere Ciro per ammazzarlo: se non che la madre s'interpose a pregare il Re, e rimandò Ciro nella sua provincia.

Quivi Ciro, trovandosi essere stato disonorato e messo in pericolo, dispose di sottrarsi dalla potestà del fratello, e di regnare in iscambio di costui, se potesse. Primieramente aveva in suo favore la madre, la quale gli portava più affetto che ad Artaserse. Poi, venendo gente del Re nella sua provincia, esso aveva cura di trattarla in modo, che tutti, al partirsi, volevano meglio a lui che al fratello. Similmente i Barbari che erano sottoposti al suo governo, studiava di farsegli affezionati, e che si venissero formando ai servigi della guerra. Operava ancora di mettere insieme una quantità di soldati greci nascostamente, per modo che egli ne avesse a cogliere il Re più sprovvisto che si potesse. E ogni volta che faceva la rassegna generale delle genti d'arme che aveva nelle Terre, ordinava ai comandanti delle guarnigioni che tirassero dal Peloponneso quanta più gente, e la migliore che sapessero, allegando che le Terre portavano pericolo per rispetto di Tissaferne. Perocchè le città dell'Ionia erano state per l'addietro di Tissaferne, concedutegli dal Re; ma in quel tempo si diedero tutte nelle mani di Ciro, salvo solamente Mileto. Dove Tissaferne avvedutosi di alcuni che macchinavano di fare il medesimo, altri ne uccise, altri ne confinò, ricevuti da Ciro; il quale fatto un esercito, assediava Mileto per terra e per mare; volendo rimettere i fuorusciti. E questa si era un'altra scusa perch'egli potesse far leva di soldatesche. Anche mandò ad Artaserse pregando, che poichè gli era fratello, fosse contento di assegnare a lui quelle Terre, piuttosto che fossero di Tissaferne; e la madre gli dava favore in questa domanda. Per le quali cose il Re non venne in sospetto delle insidie che se gli apparecchiavano, anzi si persuase che Ciro spendesse in gente d'arme a cagione della guerra con Tissaferne. E non si diede pensiero alcuno di questa guerra, perocchè Ciro gli mandava i tributi che si raccoglievano dalle città che erano state del medesimo Tissaferne.

Un altro esercito si componeva a conto di Ciro nel Chersoneso in questa maniera. Avvenne che un cotal Clearco da Lacedemone, essendo fuoruscito, si trovò con Ciro, il quale ne pigliò stima grande, e diedegli diecimila dàrici. Colui, preso quest'oro, andò e con quel danaio raccolse un esercito; e movendosi dal Chersoneso, faceva guerra ai Traci che stanno di sopra dell'Ellesponto. E perciocchè egli operava queste tali imprese a beneficio dei Greci, avveniva che le città poste vicino allo Ellesponto provvedevano di volontà loro ai soldati, contribuendo il bisognevole in danari. E così questo esercito che si manteneva per Ciro, stava, si può dir, nascoso. Fu anche un ospite di Ciro, detto per nome Aristippo, di nazione tessalo, il quale travagliato in casa dalla fazione contraria, venne e pregò Ciro che gli desse intorno a duemila fanti forestieri e il soldo per tre mesi, avendo speranza, se avesse ottenuto questo, di prevalere agli avversari. E Ciro, datogli come quattromila forestieri e il soldo per la metà di un anno, lo richiese che non si aggiustasse colla parte contraria, che prima non ne avesse conferito con esso lui. Così anche questo esercito di Tessaglia si alimentava per Ciro segretamente.

Oltre di ciò commise a Pròsseno di Beozia, amico suo, che togliendo quel maggior numero d'uomini che avesse potuto, venisse, che i Pìsidi gl'infestavano il paese, ed esso aveva in animo di uscir loro incontra. A Sofèneto stinfàlio e Socrate acheo, l'uno e l'altro ospiti suoi, fece intendere che venissero, e conducessero più gente che fosse stato in poter loro, che esso aveva a far guerra a Tissaferne cogli esuli di Mileto. E quelli ubbidivano.

Ora quando gli parve tempo di muoversi, pigliò per pretesto che voleva scacciare affatto i Pìsidi fuori de' suoi confini; e come per questo effetto si pose a raunare quello che si trovava appresso tanto di Barbari quanto di Greci. E mandato avvisare a Clearco di condurgli la gente che aveva, e similmente ad Aristippo che, pacificatosi colla parte contraria, gli ritornasse l'esercito, comandò a Senia d'Arcadia capitano dei forestieri allogati nelle guarnigioni, che venisse e glieli menasse, eccetto quella quantità che si richiedeva a poter custodire le cittadelle. Richiamò eziandio quelli che stavano all'assedio di Mileto, e volle che gli esuli parimente l'accompagnassero in arme, promettendo loro che se quella guerra gli succedeva secondo il suo disegno, era deliberato di non cessare che prima non gli avesse ridotti a casa. I quali gli compiacquero di buona voglia per la fede che gli avevano, e pigliate le armi, vennero a Sardi. Venne anche Senia con forse quattromila fanti di armatura greve, tolti dalle guarnigioni. Venne Pròsseno con circa millecinquecento dalla detta armatura, e cinquecento altri armati leggermente. Venne Sofèneto stinfàlio con mille uomini di armatura greve. E Socrate acheo venne dall'assedio di Mileto con quasi cinquecento dalla stessa armatura, e Pasiòne megarese altresì dal predetto assedio con circa settecento uomini.

Tutti questi vennero a Sardi. Ma Tissaferne, ponendo mente, e giudicando che questo così fatto apparecchio fosse cosa maggiore che non bisognava contro ai Pìsidi, corse al Re in tutta fretta con presso a cinquecento cavalli. E il Re, udito che ebbe da costui l'armamento di Ciro, si stava preparando.

In questo mezzo esso Ciro, colla gente detta di sopra, si mosse da Sardi; e fatto per mezzo alla Lidia in tre giorni ventidue parasanghe, arrivò al Meandro: fiume largo due peltri, che aveva un ponte sostenuto da sette barche. Passato questo fiume, andò per la Frigia otto parasanghe in un dì, tanto che giunse a Colossa, città popolata, grande e ricca, dove si fermò sette giorni. E venne Menòne tessalo con mille fanti armati alla greve e cinquecento peltati fra dòlopi, eniani e olinti. Quivi allo spazio di venti parasanghe, dopo tre giorni, arrivò a Celène di Frigia, città ricca, grande e popolata, dove era la reggia di Ciro, e un orto grande, pieno di salvaggiume, il quale esso Ciro andava cacciando quando si voleva esercitare e tenere i cavalli in opera. Per mezzo all'orto ci corre il Meandro, le cui scaturigini si veggono dentro alla reggia. E corre somigliantemente esso Meandro per mezzo a Celène, dove anche il re di Persia ha una reggia munita che è posta sotto alla Fortezza, in sulle fonti del Marsia, il quale eziandio corre per lo traverso della città, e sbocca nel Meandro, ed è largo venticinque piedi. In questo luogo si racconta che Apollo scorticasse Marsia, vinto che egli l'ebbe, quando essi vennero a concorrenza qual fosse il più dotto dei due, e che appiccasse la pelle dentro alla caverna dove sono le sorgenti. Per la qual cosa il fiume ebbe questo nome del Marsia. È fama che il re Serse, vinto dai Greci in battaglia, e fuggendo, fabbricasse la fortezza di Celène e la detta reggia. Ciro soprastette in questo luogo trenta dì; e venne Clearco lacedemonio con mille fanti armati alla greve, ottocento Traci peltati e dugento saettatori cretesi. Quivi si trovarono eziandio Sosia da Siracusa e Sofèneto di Arcadia con mille armature grevi l'uno. E Ciro fece la rassegna e il novero dei soldati greci nell'orto, che furono in tutto undicimila armature grevi a piedi e circa duemila peltati.

Dopo questo, levato il campo, e fatto in due giornate venti parasanghe, venne a Pelta, città popolata, e quivi sostenne tre dì; nel qual tempo Senia celebrò le feste lupercali con sacrifizi e giuochi, dando stregghie d'oro a chi vinceva. E si trovò Ciro medesimo a vedere i giuochi. Di poi, fatte in due giornate dodici parasanghe, venne a Piazza degli stovigli, città popolata, che è l'ultima della Misia. Quindi a trenta parasanghe, in tre alloggiamenti, arrivò a Campo di Caistro, città popolata, dove si fermò cinque giorni. E l'esercito aveva a essere pagato di tre mesi e più, tanto che spesso, andando alle porte di Ciro, gliene chiedevano. Il quale gli menava con buone speranze; ma si lasciava scoprire che stava di mala voglia: perocchè non era secondo il suo fare che, avendo il danaio, non pagasse quel che doveva. In questo la moglie di Siènnesi re della Cilicia, di nome Epiassa, venne agli alloggiamenti di Ciro, e corse voce che gli desse molta moneta. E Ciro soddisfece all'esercito delle paghe di quattro mesi. Aveva la detta Epiassa alcune guardie del corpo, che erano parte di Cilicia, parte della città di Aspendo. E si ragionava che Ciro usasse colla Reina.

Di là, fatte in due giornate dieci parasanghe, arrivò a Timbrio, città popolata. Accanto alla strada era una fontana che si chiama la fontana di Mida, il quale fu re di Frigia; e si narra che presso alla detta fonte pigliò Sileno satiro, avendola meschiata di vino. Mosso che fu da Timbrio, fece in altre due giornate altre dieci parasanghe, e venne a Tirièo, città popolata, dove si fermò tre giorni. E la Donna di Cilicia, per quello che si racconta, pregò Ciro che le mostrasse l'esercito: laonde esso Ciro fece la rivista sì dei Greci e sì dei Barbari nella campagna; e comandò ai Greci che si schierassero e stessero fermi in battaglia all'usanza loro, e che ciascuno mettesse in ordinanza i suoi. Per tanto si disposero in quattro file; e Menòne colla sua gente ebbe l'ala diritta, Clearco la sinistra, e gli altri Capitani il Mezzo. Ciro passando dinanzi all'esercito sopra un carro, e quella di Cilicia sopra un cocchio, andavano riguardando primieramente i Barbari e poscia i Greci. I Barbari erano distribuiti per isquadre e per battaglioni, e così si movevano. Tutto l'esercito portava celate di rame, toniche rossette e gambiere, co' suoi scudi nettati. Visto ch'ebbe tutto l'esercito, fermossi di rincontro al mezzo della falange in sul carro e mandando Pigrete interprete ai Capitani dei Greci, comandò che la falange, recatasi le arme davanti, si movesse tutta in un tempo. QUESTA FORSE Fà A CASO TUO! :D :hi

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Dario e Parisatide ebbero due figliuoli: Artaserse, che fu il maggiore, e Ciro, che fu il secondo. E poichè Dario infermò e giudicossi spedito, volendosi veder l'uno e l'altro accanto, e trovandosi il primo in Corte, chiamò Ciro dalla provincia che esso gli aveva dato a governare con titolo di satrapo, e fattolo anche Generale di tutte le genti d'arme che si sogliono ragunare nella campagna di Castòlo. Venne Ciro, menando seco Tissaferne come persona amica, e trecento soldati greci di armatura grave comandati da Senia parrasio. Morto Dario, e succeduto nel regno Artaserse, il predetto Tissaferne incominciò a mormorare a costui contro il fratello, dicendo che l'insidiava, tanto che il Re si persuase, e fece prendere Ciro per ammazzarlo: se non che la madre s'interpose a pregare il Re, e rimandò Ciro nella sua provincia.

Quivi Ciro, trovandosi essere stato disonorato e messo in pericolo, dispose di sottrarsi dalla potestà del fratello, e di regnare in iscambio di costui, se potesse. Primieramente aveva in suo favore la madre, la quale gli portava più affetto che ad Artaserse. Poi, venendo gente del Re nella sua provincia, esso aveva cura di trattarla in modo, che tutti, al partirsi, volevano meglio a lui che al fratello. Similmente i Barbari che erano sottoposti al suo governo, studiava di farsegli affezionati, e che si venissero formando ai servigi della guerra. Operava ancora di mettere insieme una quantità di soldati greci nascostamente, per modo che egli ne avesse a cogliere il Re più sprovvisto che si potesse. E ogni volta che faceva la rassegna generale delle genti d'arme che aveva nelle Terre, ordinava ai comandanti delle guarnigioni che tirassero dal Peloponneso quanta più gente, e la migliore che sapessero, allegando che le Terre portavano pericolo per rispetto di Tissaferne. Perocchè le città dell'Ionia erano state per l'addietro di Tissaferne, concedutegli dal Re; ma in quel tempo si diedero tutte nelle mani di Ciro, salvo solamente Mileto. Dove Tissaferne avvedutosi di alcuni che macchinavano di fare il medesimo, altri ne uccise, altri ne confinò, ricevuti da Ciro; il quale fatto un esercito, assediava Mileto per terra e per mare; volendo rimettere i fuorusciti. E questa si era un'altra scusa perch'egli potesse far leva di soldatesche. Anche mandò ad Artaserse pregando, che poichè gli era fratello, fosse contento di assegnare a lui quelle Terre, piuttosto che fossero di Tissaferne; e la madre gli dava favore in questa domanda. Per le quali cose il Re non venne in sospetto delle insidie che se gli apparecchiavano, anzi si persuase che Ciro spendesse in gente d'arme a cagione della guerra con Tissaferne. E non si diede pensiero alcuno di questa guerra, perocchè Ciro gli mandava i tributi che si raccoglievano dalle città che erano state del medesimo Tissaferne.

Un altro esercito si componeva a conto di Ciro nel Chersoneso in questa maniera. Avvenne che un cotal Clearco da Lacedemone, essendo fuoruscito, si trovò con Ciro, il quale ne pigliò stima grande, e diedegli diecimila dàrici. Colui, preso quest'oro, andò e con quel danaio raccolse un esercito; e movendosi dal Chersoneso, faceva guerra ai Traci che stanno di sopra dell'Ellesponto. E perciocchè egli operava queste tali imprese a beneficio dei Greci, avveniva che le città poste vicino allo Ellesponto provvedevano di volontà loro ai soldati, contribuendo il bisognevole in danari. E così questo esercito che si manteneva per Ciro, stava, si può dir, nascoso. Fu anche un ospite di Ciro, detto per nome Aristippo, di nazione tessalo, il quale travagliato in casa dalla fazione contraria, venne e pregò Ciro che gli desse intorno a duemila fanti forestieri e il soldo per tre mesi, avendo speranza, se avesse ottenuto questo, di prevalere agli avversari. E Ciro, datogli come quattromila forestieri e il soldo per la metà di un anno, lo richiese che non si aggiustasse colla parte contraria, che prima non ne avesse conferito con esso lui. Così anche questo esercito di Tessaglia si alimentava per Ciro segretamente.

Oltre di ciò commise a Pròsseno di Beozia, amico suo, che togliendo quel maggior numero d'uomini che avesse potuto, venisse, che i Pìsidi gl'infestavano il paese, ed esso aveva in animo di uscir loro incontra. A Sofèneto stinfàlio e Socrate acheo, l'uno e l'altro ospiti suoi, fece intendere che venissero, e conducessero più gente che fosse stato in poter loro, che esso aveva a far guerra a Tissaferne cogli esuli di Mileto. E quelli ubbidivano.

Ora quando gli parve tempo di muoversi, pigliò per pretesto che voleva scacciare affatto i Pìsidi fuori de' suoi confini; e come per questo effetto si pose a raunare quello che si trovava appresso tanto di Barbari quanto di Greci. E mandato avvisare a Clearco di condurgli la gente che aveva, e similmente ad Aristippo che, pacificatosi colla parte contraria, gli ritornasse l'esercito, comandò a Senia d'Arcadia capitano dei forestieri allogati nelle guarnigioni, che venisse e glieli menasse, eccetto quella quantità che si richiedeva a poter custodire le cittadelle. Richiamò eziandio quelli che stavano all'assedio di Mileto, e volle che gli esuli parimente l'accompagnassero in arme, promettendo loro che se quella guerra gli succedeva secondo il suo disegno, era deliberato di non cessare che prima non gli avesse ridotti a casa. I quali gli compiacquero di buona voglia per la fede che gli avevano, e pigliate le armi, vennero a Sardi. Venne anche Senia con forse quattromila fanti di armatura greve, tolti dalle guarnigioni. Venne Pròsseno con circa millecinquecento dalla detta armatura, e cinquecento altri armati leggermente. Venne Sofèneto stinfàlio con mille uomini di armatura greve. E Socrate acheo venne dall'assedio di Mileto con quasi cinquecento dalla stessa armatura, e Pasiòne megarese altresì dal predetto assedio con circa settecento uomini.

Tutti questi vennero a Sardi. Ma Tissaferne, ponendo mente, e giudicando che questo così fatto apparecchio fosse cosa maggiore che non bisognava contro ai Pìsidi, corse al Re in tutta fretta con presso a cinquecento cavalli. E il Re, udito che ebbe da costui l'armamento di Ciro, si stava preparando.

In questo mezzo esso Ciro, colla gente detta di sopra, si mosse da Sardi; e fatto per mezzo alla Lidia in tre giorni ventidue parasanghe, arrivò al Meandro: fiume largo due peltri, che aveva un ponte sostenuto da sette barche. Passato questo fiume, andò per la Frigia otto parasanghe in un dì, tanto che giunse a Colossa, città popolata, grande e ricca, dove si fermò sette giorni. E venne Menòne tessalo con mille fanti armati alla greve e cinquecento peltati fra dòlopi, eniani e olinti. Quivi allo spazio di venti parasanghe, dopo tre giorni, arrivò a Celène di Frigia, città ricca, grande e popolata, dove era la reggia di Ciro, e un orto grande, pieno di salvaggiume, il quale esso Ciro andava cacciando quando si voleva esercitare e tenere i cavalli in opera. Per mezzo all'orto ci corre il Meandro, le cui scaturigini si veggono dentro alla reggia. E corre somigliantemente esso Meandro per mezzo a Celène, dove anche il re di Persia ha una reggia munita che è posta sotto alla Fortezza, in sulle fonti del Marsia, il quale eziandio corre per lo traverso della città, e sbocca nel Meandro, ed è largo venticinque piedi. In questo luogo si racconta che Apollo scorticasse Marsia, vinto che egli l'ebbe, quando essi vennero a concorrenza qual fosse il più dotto dei due, e che appiccasse la pelle dentro alla caverna dove sono le sorgenti. Per la qual cosa il fiume ebbe questo nome del Marsia. È fama che il re Serse, vinto dai Greci in battaglia, e fuggendo, fabbricasse la fortezza di Celène e la detta reggia. Ciro soprastette in questo luogo trenta dì; e venne Clearco lacedemonio con mille fanti armati alla greve, ottocento Traci peltati e dugento saettatori cretesi. Quivi si trovarono eziandio Sosia da Siracusa e Sofèneto di Arcadia con mille armature grevi l'uno. E Ciro fece la rassegna e il novero dei soldati greci nell'orto, che furono in tutto undicimila armature grevi a piedi e circa duemila peltati.

Dopo questo, levato il campo, e fatto in due giornate venti parasanghe, venne a Pelta, città popolata, e quivi sostenne tre dì; nel qual tempo Senia celebrò le feste lupercali con sacrifizi e giuochi, dando stregghie d'oro a chi vinceva. E si trovò Ciro medesimo a vedere i giuochi. Di poi, fatte in due giornate dodici parasanghe, venne a Piazza degli stovigli, città popolata, che è l'ultima della Misia. Quindi a trenta parasanghe, in tre alloggiamenti, arrivò a Campo di Caistro, città popolata, dove si fermò cinque giorni. E l'esercito aveva a essere pagato di tre mesi e più, tanto che spesso, andando alle porte di Ciro, gliene chiedevano. Il quale gli menava con buone speranze; ma si lasciava scoprire che stava di mala voglia: perocchè non era secondo il suo fare che, avendo il danaio, non pagasse quel che doveva. In questo la moglie di Siènnesi re della Cilicia, di nome Epiassa, venne agli alloggiamenti di Ciro, e corse voce che gli desse molta moneta. E Ciro soddisfece all'esercito delle paghe di quattro mesi. Aveva la detta Epiassa alcune guardie del corpo, che erano parte di Cilicia, parte della città di Aspendo. E si ragionava che Ciro usasse colla Reina.

Di là, fatte in due giornate dieci parasanghe, arrivò a Timbrio, città popolata. Accanto alla strada era una fontana che si chiama la fontana di Mida, il quale fu re di Frigia; e si narra che presso alla detta fonte pigliò Sileno satiro, avendola meschiata di vino. Mosso che fu da Timbrio, fece in altre due giornate altre dieci parasanghe, e venne a Tirièo, città popolata, dove si fermò tre giorni. E la Donna di Cilicia, per quello che si racconta, pregò Ciro che le mostrasse l'esercito: laonde esso Ciro fece la rivista sì dei Greci e sì dei Barbari nella campagna; e comandò ai Greci che si schierassero e stessero fermi in battaglia all'usanza loro, e che ciascuno mettesse in ordinanza i suoi. Per tanto si disposero in quattro file; e Menòne colla sua gente ebbe l'ala diritta, Clearco la sinistra, e gli altri Capitani il Mezzo. Ciro passando dinanzi all'esercito sopra un carro, e quella di Cilicia sopra un cocchio, andavano riguardando primieramente i Barbari e poscia i Greci. I Barbari erano distribuiti per isquadre e per battaglioni, e così si movevano. Tutto l'esercito portava celate di rame, toniche rossette e gambiere, co' suoi scudi nettati. Visto ch'ebbe tutto l'esercito, fermossi di rincontro al mezzo della falange in sul carro e mandando Pigrete interprete ai Capitani dei Greci, comandò che la falange, recatasi le arme davanti, si movesse tutta in un tempo. QUESTA FORSE Fà A CASO TUO! :D :hi
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