Roberto1992
Roberto1992 - Erectus - 50 Punti
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Cerco la versione La Formica e la mosca
Formica et musca acerrime inter se contendebant.

Ragazzi aiutatami anke se sono nuovo.
lessy
lessy - Genius - 2490 Punti
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ho trovato solo questa mi disp...nn so se è quella esatta...

Una formica ed una mosca disputavano energicamente
su chi (fra loro) valesse di più. La mosca iniziò per prima così:
Puoi tu accostare il mio valore al tuo?
Io mi fermo fra gli altari, visito i tempi degli dei;
quando si fa un sacrificio assaggio per prima tutte le viscere;
siedo sulla testa del re quando mi pare,
e assaggio i casti baci delle matrone;
Non lavoro per niente e fruisco delle cose migliori.
Ti capita mai qualcosa simile a queste cose, o campagnola?"La convivenza con gli dei è certamente motivo di gloria,
ma lo è per chi viene invitato, non per chi viene rifiutato.
Visiti abitualmente gli altari? Sì, certo, ma vieni cacciata non appena vi arrivi.
Menzioni i re e i baci delle matrone?
Ostenti anche oltre ciò che il pudore deve (invece) nascondere.
Non lavori affatto? Perciò, quando ne hai bisogno, non hai niente.
Io quando accumulo con diligenza il grano per l'inverno
ti vedo nelle vicinanze di un muro che ti nutri di escrementi;
quando il freddo ti costringe a rattrappirti e a morire
una casa ben fornita mi accoglie incolume.
In estate mi provochi; quando invece è inverno taci.
Senza dubbio ho rintuzzato abbastanza la tua superbia."
Tale favoletta distingue i tipi di uomini,
quelli che si decorano di falsi meriti
e quelli la cui virtù rivela un vero decoro


oppure...

[La favoletta esorta a non fare nulla che non sia utile.] La formica e la mosca disputavano con accanimento chi di loro due valesse di più. La mosca cominciò per prima così: "Puoi tu paragonare la tua gloria alla mia? Mi soffermo tra gli altari, vado girando per tutti i templi; quando si fanno sacrifici, assaggio per prima le viscere offerte agli dèi. Sto posata sulla testa del re quando mi pare e assaporo i casti baci delle matrone. Non lavoro affatto e godo delle cose migliori. Quale privilegio simile a questi ti capita mai, rozza villana?" "Certo vivere con gli dèi è motivo di vanto, ma per chi è invitato, non per chi è inviso. Frequenti gli altari? Sì, ma sei cacciata non appena vi giungi. Parli dei re e dei baci delle matrone? Arrivi al punto di vantarti di una cosa che il pudore dovrebbe nascondere. Non lavori affatto? Per questo, quando hai bisogno, non hai nulla. Io, quando ammucchio con zelo il grano per l'inverno, ti vedo lungo i muri nutrirti di sterco. In estate mi provochi, quando è inverno, taci. Quando il freddo ti rattrappisce e ti costringe a morire, io sono accolta, sana e salva, da una casa ben fornita. Ora basta. Senza dubbio ho rintuzzato la tua boria". La favoletta distingue due tipi di uomini: quelli che si bardano di falsi meriti e quelli il cui valore rivela un motivo fondato di gloria.
Roberto1992
Roberto1992 - Erectus - 50 Punti
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grazie,senti ho cercato pure questa..
Rem publicam quirites,vitamque omnium vestrum
Cicerone ma non la trovo, puoi vedere sela trovi tu?
lessy
lessy - Genius - 2490 Punti
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come si kiama la versione...??
Roberto1992
Roberto1992 - Erectus - 50 Punti
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Cicerone reclama per sè il merito di aver salvato roma da catilina
lessy
lessy - Genius - 2490 Punti
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mi disp tanto ma x ora nn la trovo...ora continuo la ricerca...ma credo prp ke nn ci sia...:blush
mariapia
mariapia - Sapiens - 460 Punti
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questa frase è nel forum ora provo a trovare il resto


rem publicam,quirites,vitamque omnium vestrum,deorum immortalium summo erga vos amore,laboribus,consiliis, periculis meis e flamma atque ferro ac paene ex faucibus fati ereptam et vobis conservatam ac restituitam videtis (cicerone)


è lo Stato, Quiriti, è la vita di voi tutti,è tutto questo che, oggi, vedete strappato al fuoco e al ferro, quasi alle fauci di un destino funesto, che vedete salvo e a voi restituito grazie alla suprema benevolenza che gli dèi immortali vi concedono e grazie ai miei sforzi, alle mie iniziative, ai pericoli che ho affrontato.
SuperGaara
SuperGaara - Mito - 120307 Punti
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Queste parti le trovi su splash :yes:

[2] Et si non minus nobis iucundi atque inlustres sunt ii dies, quibus conservamur, quam illi, quibus nascimur, quod salutis certa laetitia est, nascendi incerta condicio, et quod sine sensu nascimur, cum voluptate servamur, profecto, quoniam illum, qui hanc urbem condidit, ad deos inmortalis benivolentia famaque sustulimus, esse apud vos posterosque vestros in honore debebit is, qui eandem hanc urbem conditam amplificatamque servavit. Nam toti urbi, templis, delubris, tectis ac moenibus subiectos prope iam ignis circumdatosque restinximus, idemque gladios in rem publicam destrictos rettudimus mucronesque eorum a iugulis vestris deiecimus.

[2] E se il giorno in cui abbiamo salva la vita non ci è meno caro e prezioso del giorno in cui nasciamo, perché è certa la gioia della salvezza, ma incerta la condizione del nascere, e perché nasciamo senza averne consapevolezza, ma ci salviamo con soddisfazione, dal momento che, per riconoscenza, abbiamo elevato al rango degli dèi immortali il fondatore di questa città, sarà doveroso, per voi e i vostri posteri, onorare chi ha salvato questa stessa città, una città che è cresciuta dai tempi della sua fondazione. Avevano quasi ormai appiccato i fuochi tutt'intorno a Roma, nei templi, nei santuari, nelle case, alle mura: li abbiamo spenti. Avevano sguainato le spade contro lo Stato: le abbiamo respinte. Avevano puntato i pugnali alla vostra gola: li abbiamo abbattuti.
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