ciaooo
Rispondi Cita Salva
Inizio: Alexander ante prima signa ibat identidem manu suos inhibens,ne suspesi acrius ob nimiam festinationem concitato spiritu capesserent...

Please, me la trovate?
pukketta
pukketta - Mito - 72506 Punti
Rispondi Cita Salva
nulla:(
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti
Rispondi Cita Salva
Iam in conspectu, sed extra teli iactum utraque acies erat, cum priores Persae inconditum et trucem sustulere clamorem. Redditur et a Macedonibus, maior exercitus numero, iugis montium vastisque saltibus repercussus: quippe semper circumiecta nemora petraeque, quantamcumque accepere vocem, multiplicato sono referunt. Alexander ante prima signa ibat identidem manu suos inhibens, ne suspensi acrius ob nimiam festinationem concitato spiritu capesserent proelium. Cumque agmini obequitaret, varia oratione, ut cuiusque animis aptum erat, milites adloquebatur. Macedones, tot bellorum in Europa victores, ad subigendam Asiam atque ultima Orientis non ipsius magis quam suo ductu profecti inveteratae virtutis admonebantur: illos terrarum orbis liberatores emensosque olim Herculis et Liberi patris terminos non Persis modo, sed etiam omnibus gentibus inposituros iugum; Macedonum provincias Bactra et Indos fore; minima esse, quae nunc intuerentur, sed omnia victoria aperiri. Non in praeruptis petris Illyriorum et Thraciae saxis sterilem laborem fore: spolia totius Orientis offerri. Vix gladio futurum opus: totam aciem suo pavore fluctuantem umbonibus posse propelli. Victor ad haec Atheniensium Philippus pater invocabatur; domitaeque nuper Boeotiae et urbis in ea nobilissimae ad solum dirutae species repraesentabatur animis. Iam Granicum amnem, iam tot urbes aut expugnatas aut in fidem acceptas, omniaque quae post tergum erant, strata et pedibus ipsorum subiecta memorabat. Cum adierat Graecos, admonebat ab his gentibus inlata Graeciae bella, Darei prius, deinde Xerxis insolentia aquam ipsos terramque poscentium, ut neque fontium haustum nec solitos cibos relinquerent deditae: bis templa ruinis et ignibus esse deleta, urbes eorum expugnatas, foedera divini humanique iuris violata referebat. Illyrios vero et Thracas, rapto vivere adsuetos, aciem hostium auro purpuraque fulgentem intueri iubebat, praedam non arma gestantem: irent, et inbellibus feminis aurum viri eriperent; aspera montium suorum iuga nudasque calles et perpetuo rigentes gelu ditibus Persarum campis agrisque mutarent.

Ormai le due armate erano l’una di fronte all’altra, ma fuori del tiro dei giavellotti, quando le avanguardie persiane sollevarono il loro minaccioso e disordinato grido di guerra: ad esso fa seguito quello dei Macedoni, più numerosi come esercito, amplificato dai gioghi dei monti e dalle ampie gole, poiché sempre i boschi e le rocce riportano, dopo averne amplificata l’intensità, qualunque suono ricevano. Alessandro cavalcava davanti alle prime insegne, trattenendo incessantemente i suoi con un cenno di mano, affinché, trattenuti a stento, per l’eccessiva fretta non si gettassero nella mischia con animo acceso. E mentre cavalcava per tutto lo schieramento, si rivolgeva ai soldati trovando le parole più adatte allo stato d’animo in cui era ciascuno di essi. I Macedoni, vittoriosi in Europa di tante guerre, partiti alla conquista dell’Asia e delle estreme terre d’Oriente non tanto per suo ordine, quanto per il loro stesso convincimento, venivano spronati al loro antico valore. Essi erano i liberatori del mondo: e dopo aver varcato i confini una volta di Ercole e del padre Bacco, avrebbero imposto il loro giogo non solo ai Persiani, ma anche a tutti gli altri popoli. Battra e l’India sarebbero diventate province macedoni. Erano piccole cose, quelle alle quali per il momento aspiravano, ma ogni cosa si acquisisce con la vittoria. Non si trattava di una sterile fatica tra le scoscese rocce dell’Illiria e le pietraie della Tracia, ma si offrivano loro le spoglie dell’intero Oriente. Avrebbero appena fatto uso delle spade: l’intero esercito nemico, ondeggiante per la paura, avrebbe potuto esser respinto solo con gli scudi.
In aggiunta a queste parole, veniva invocato il nome del padre Filippo, vincitore degli Ateniesi e rievocato, ai loro animi, lo spettacolo della Beozia, da poco domata, e della nobilissima città in essa rasa al suolo. Già richiamava alla memoria il fiume Granico, tante città o espugnate o rese suddite, ogni cosa alle loro spalle, spianata e distesa ai loro piedi. Quando si avvicinava ai Greci, ricordava loro le guerre portate da queste genti alle Grecia, dapprima per l’arroganza di Dario, quindi per quella di Serse, che pretendevano la loro acqua e la loro terra, in modo da non lasciare ai vinti né un sorso d’acqua né i consueti cibi. Raccontava che da costoro i templi erano stati devastati con distruzioni ed incendi, le loro città espugnate, violati i fondamenti del diritto divino e di quello umano. Ordinava poi agli Illiri e ai Traci, abituati a vivere di rapine, di guardare l’esercito dei nemici, fulgente di oro e di porpora, come recante non armi, ma bottino: andassero e da uomini strappassero l’oro alle femmine imbelli, scambiassero gli scoscesi passi dei loro monti e le deserte strettoie, irrigidite in un perenne gelo, con le ricche pianure ed i campi dei Persiani.

Questa risposta è stata cambiata da pukketta (17-09-07 14:52, 9 anni 16 giorni )
pukketta
pukketta - Mito - 72506 Punti
Rispondi Cita Salva
mario ti ho modif il messaggio x evidenziare l'inizio vero e proprio della versione....
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti
Rispondi Cita Salva
pukketta : mario ti ho modif il messaggio x evidenziare l'inizio vero e proprio della versione....
ok ;)
Questo topic è bloccato, non sono ammesse altre risposte.
Come guadagno Punti nel Forum? Leggi la guida completa
In evidenza
Classifica Mensile
Vincitori di agosto
Vincitori di agosto

Come partecipare? | Classifica Community

Community Live

Partecipa alla Community e scala la classifica

Vai al Forum | Invia appunti | Vai alla classifica

Registrati via email