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Questa risposta è stata cambiata da ShattereDreams (27-08-13 15:15, 3 anni 3 mesi 10 giorni )
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I servi a Roma


La condizione dei servi Romani fu così insopportabile che spesso essi fuggivano dalla città e cercavano cibo nei campi. I prigionieri e la massa di gente che era arrivata dalle province aveva accresciuto il loro numero (cioè il numero dei servi). Spesso i padroni furono superbissimi, crudelissimi e ingiuriosissimi nei loro confronti: imponevano loro lavori pesantissimi, reprimevano ogni mormorio con la sferza. All'epoca di Nerone, il filosofo Seneca, pieno d'umanità, riprese i padroni affinché non si accanissero contro i servi, e così prescrisse: "Vivi mitemente con il servo, anche affettuosamente, ammettili nella conversazione e nel convitto". I servi di città vivevano meglio di quelli di campagna. A Roma accadeva che i servi dotati di ingegno venivano nella stima dei padroni. Gli mettevano insieme anche il peculio, affinché ricevessero più facilmente la libertà dal padrone, che talvolta li liberava di propria iniziativa. Il servo affrancato prendeva il nome di liberto.
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