bibbina..
bibbina.. - Sapiens - 410 Punti
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perfavore mi serve la verisone : "gli uomini buoni dopo morti tornano a dio da cicerone
inizio :socrates nec patronum quaesivit ad iudicium capitis nec iudicibus supplex fuit
vi prego salvatemiiiiiiiiiii grazie
Noel
Noel - Eliminato - 36674 Punti
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La morte è infatti quasi una partenza e un distacco e una separazione di quelle parti, che prima della morte erano tenute (assieme) da un qualche legame.
Socrate indotto da queste e (altre) simili ragioni né chiese in difensore per il giudizio di morte né fu supplice verso i giudici e tenne un contegno fiero derivante dalla grandezza d'animo, non dalla superbia, e nell'ultimo giorno di vita ragionò molto su questo stesso; e pochi giorni prima allorchè poteva facilmente esser tratto di prigione, non volle;e allora tenendo si può dire quella tazza motifera in mano, così parlò, da sembrare non che fosse tratto a morte, ma invero stesse per salire in cielo.
bibbina..
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sei sicura che sia qst???
grazie cmq..
Noel
Noel - Eliminato - 36674 Punti
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Dovrebbe partire da:Socrate indotto da queste e (altre) simili ragioni né chiese in difensore per il giudizio di morte...
bibbina..
bibbina.. - Sapiens - 410 Punti
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mmm spero sia cosi.. xo manca un pezzo.. cinque rige..se qualcuno me le puo trovare mi salva la vita grazie.. cmq grazie noel sei stata veramente d'aiuto
Noel
Noel - Eliminato - 36674 Punti
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Tela posto tutta così guardi se coincide:

In animi autem cognitione dubitare non possumus, nisi plane in physicis plumbei sumus, quin nihil sit animis admixtum, nihil concretum, nihil copulatum, nihil coagmentatum, nihil duplex: quod cum ita sit, certe nec secerni, nec dividi, nec discerpi, nec distrahi potest, ne interire (quidem) igitur. est enim interitus quasi discessus et secretio ac diremptus earum partium, quae ante interitum iunctione aliqua tenebantur. His et talibus rationibus adductus Socrates nec patronum quaesivit ad iudicium capitis nec iudicibus supplex fuit adhibuitque liberam contumaciam a magnitudine animi ductam, non a superbia, et supremo vitae die de hoc ipso multa disseruit et paucis ante diebus, cum facile posset educi e custodia, noluit, et tum, paene in manu iam mortiferum illud tenens poculum, locutus ita est, ut non ad mortem trudi, verum in caelum videretur escendere.

Pertanto nella conoscenza (che abbiamo) dell'animo non possiamo dubitare, se non siamo completamente ignoranti in fisica che niente ha di mescolato all'animo, niente di composto, niente di legato, niente di connesso, niente di duplice. Essendo questo così, di certo nè può (l'animo) essere separato né diviso né lacerato né distolto, (e) neppure pertanto morire. La morte è infatti quasi una partenza e un distacco e una separazione di quelle parti, che prima della morte erano tenute (assieme) da un qualche legame.
Socrate indotto da queste e (altre) simili ragioni né chiese in difensore per il giudizio di morte né fu supplice verso i giudici e tenne un contegno fiero derivante dalla grandezza d'animo, non dalla superbia, e nell'ultimo giorno di vita ragionò molto su questo stesso; e pochi giorni prima allorchè poteva facilmente esser tratto di prigione, non volle;e allora tenendo si può dire quella tazza motifera in mano, così parlò, da sembrare non che fosse tratto a morte, ma invero stesse per salire in cielo.



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