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  • UFFOLINA...ANCORA IN AGONIA...:(

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Avril_91
Avril_91 - Sapiens Sapiens - 1210 Punti
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Allora, dovete sapere che il mio professore è...beh, un professore...è da giorni che m dice che mi deve nterrgoare...e oggi co'ha fatto?!? Non mi ha chiamato...quindi sono ancora in agonia...beh, inoltre si è arrabbiato (il motivo ancora non si sa) e ci ha assegnato due versioniiii!!! Aiutatemi....please!

La prima si chiama "Vittoria di Tarquinio Prisco sui Sabini" ed è di Livio...
inizia così:

Collatia et quidquid citra Collatiam agri erat, Sabinis ademptum [est];

e l'ultima frase è:

Bello Sabino perfecto, Tarquinius tiumphans Romam rediit.

La seconda si chiama "La leggenda sull'origine dell'aruspicina è priva di senso" ed è di Cicerone...
inizia così:

Ortum videamus haruspicinae; sic facillime quid habeat auctoritatis iudicabimus.

e l'ultima frase è:

Unde porro illa, quae docebat, potuit ipse didicisse?

Se mi poteste aiutare mi fareste un enorme favore...
aleio1
aleio1 - Mito - 18949 Punti
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ecco la prima...

Collatia et quidquid citra Collatiam agri erat Sabinis ademptum; Egerius--fratris hic filius erat regis--Collatiae in praesidio relictus. Deditosque Collatinos ita accipio eamque deditionis formulam esse: rex interrogavit: "Estisne vos legati oratoresque missi a populo Collatino ut vos populumque Collatinum dederetis?"--"Sumus."--"Estne populus Collatinus in sua potestate?"--"Est."--"Deditisne vos populumque Collatinum, urbem, agros, aquam, terminos, delubra, utensilia, divina humanaque omnia, in meam populique Romani dicionem?"--"Dedimus."--"At ego recipio."
Bello Sabino perfecto Tarquinius triumphans Romam redit.


Ai Sabini furono tolti Collazia e il territorio oltre Collazia. A governarla con una guarnigione rimase Egerio, nipote di Tarquinio. A quanto ne so, ecco in che termini e come avvenne la resa dei Collatini. Il re chiese: "Siete voi i legati e i portavoce mandati dai Collatini con l'incarico di consegnare voi stessi e il popolo collatino?" "Sì." "Il popolo collatino è padrone di se stesso?" "Sì." "Consegnate dunque voi stessi e il popolo collatino, la città, le campagne, l'acqua, i confini, i templi, la mobilia, e tutti gli oggetti sacri e profani all'autorità mia e del popolo romano?" "Sì." "E io accetto." Conclusa così la guerra coi Sabini, Tarquinio rientra a Roma in trionfo.
aleio1
aleio1 - Mito - 18949 Punti
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ed ecco la seconda....

Ortum videamus haruspicinae; sic facillume quid habeat auctoritatis iudicabimus. Tages quidam dicitur in agro Tarquiniensi, cum terra araretur et sulcus altius esset impressus, exstitisse repente et eum adfatus esse qui arabat. Is autem Tages, ut in libris est Etruscorum, puerili specie dicitur visus, sed senili fuisse prudentia. Eius adspectu cum obstipuisset bubulcus clamoremque maiorem cum admiratione edidisset, concursum esse factum, totamque brevi tempore in eum locum Etruriam convenisse. Tum illum plura locutum multis audientibus, qui omnia verba eius exceperint litterisque mandarint. Omnem autem orationem fuisse eam qua haruspicinae disciplina contineretur; eam postea crevisse rebus novis cognoscendis et ad eadem illa principia referendis. Haec accepimus ab ipsis, haec scripta conservant, hunc fontem habent disciplinae. 51 Num ergo opus est ad haec refellenda Carneade? Num Epicuro? Estne quisquam ita desipiens, qui credat exaratum esse, deum dicam an hominem? Si deum, cur se contra naturam in terram abdiderat, ut patefactus aratro lucem adspiceret? Quid? Idem nonne poterat deus hominibus disciplinam superiore e loco tradere? Si autem homo ille Tages fuit, quonam modo potuit terra oppressus vivere? Unde porro illa potuit, quae docebat alios, ipse didicisse?

Vediamo l'origine dell'aruspicìna; così giudicheremo nel modo più facile quale autorità essa abbia. Si dice che un contadino, mentre arava la terra nel territorio di Tarquinia, fece un solco più profondo del solito; da esso balzò su all'improvviso, un certo Tagete e rivolse la parola all'aratore. Questo Tagete, a quanto si legge nei libri degli etruschi, aveva l'aspetto di un bambino, ma il senno di un vecchio. Essendo rimasto stupito da questa apparizione il contadino, e avendo levato un alto grido di meraviglia, accorse molta gente, e in poco tempo tutta l'Etruria si radunò colà. Allora Tagete parlò a lungo dinanzi alla folla degli ascoltatori, i quali stettero a sentire con attenzione tutte le sue parole e le misero poi per iscritto. L'intero suo discorso fu quello in cui era contenuta la scienza dell'aruspicìna; essa poi si accrebbe con la conoscenza di altre cose che furono ricondotte a quegli stessi principi. Ciò abbiamo appreso dagli etruschi stessi, quegli scritti essi conservano, quelli considerano come la fonte della loro dottrina. C'è dunque bisogno di Carneade per confutare cose del genere? O c'è bisogno di Epicuro? Può esserci qualcuno tanto insensato da credere che un essere vivente, non saprei dire se dio o uomo, sia stato tratto di sotterra da un aratro? Se devo considerarlo un dio, perché, contro la natura degli dèi, si era nascosto sotterra, sì da veder la luce solo quando fu messo allo scoperto da un aratro? Non poteva, essendo un dio, esporre agli uomini la sua dottrina dall'alto? Se, d'altra parte, quel Tagete era un uomo, come poté vivere soffocato dalla terra? Da chi, inoltre, poté aver appreso egli stesso ciò che andava insegnando agli altri?
Avril_91
Avril_91 - Sapiens Sapiens - 1210 Punti
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ma io mi chiedo come si possa fare a non amare dei tipi come voi sempre disposti ad aiutare tanti "poveri disperati" come me?!? :D:D:D

GRAZIE, GRAZIE E GRAZIE ANCORA!!!
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