• Latino
  • Sallustio Hist. fragmenta ampliora 2, 47, 1-14 (Cotta);

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lily54
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qualcuno mi aiuta a tradurre il brano specificato nel titolo? Grazieeee
ShattereDreams
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Dovresti scrivere il brano latino :)
lily54
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Quirites, multa mihi pericula domi militiaeque, multa aduorsa fuere; quorum alia toleraui, partim reppuli deorum auxiliis et uirtute mea. In quis omnibus numquam animus negotio defuit neque decretis labos. Malae secundaeque res opes, non ingenium, mihi mutabant. At contra in his miseriis cuncta me cum fortuna deseruere. Praeterea senectus per se grauis curam duplicat, cui misero acta iam aetate ne mortem quidem honestam sperare licet. Nam si parricida uostri sum et, bis genitus hic, deos penatis meos patriamque et summum imperium uilia habeo, quis mihi uiuo cruciatus satis est aut quae poena mortuo? Quin omnia memorata apud inferos supplicia scelere meo uici.

A prima adulescentia in ore uostro, priuatus et in magistratibus, egi. Qui lingua, qui consilio meo, qui pecunia uoluere, usi sunt; neque ego callidam facundiam neque ingenium ad male faciundum exercui. Auidissumus priuatae gratiae maxumas inimicitias pro re publica suscepi; quis uictus cum illa simul, cum egens alienae opis plura mala expectarem, uos, Quirites, rursus mihi patriam deosque penatis cum ingenti dignitate dedistis. Pro quibus beneficiis uix satis gratus uidear, si singulis animam, quam nequeo, concesserim. Nam uita et mors iura naturae sunt; ut sine dedecore cum ciuibus fama et fortunis integer agas, id dono datur atque accipitur.

Consules nos fecistis, Quirites, domi bellique impeditissuma re publica. Namque imperatores Hispaniae stipendium, milites, arma, frumentum poscunt; et id res cogit, quoniam defectione sociorum et Sertori per montis fuga neque manu certare possunt neque utilia parare. Exercitus in Asia Ciliciaque ob nimias opes Mithridatis aluntur; Macedonia plena hostium est, nec minus Italiae marituma et prouinciarum; cum interim uectigalia parua et bellis incerta uix partem sumptuum sustinent. Ita classe, quae commeatus tuebatur, minore quam antea nauigamus. Haec si dolo aut socordia nostra contracta sunt, agite, ut monet ira, supplicium sumite; sin fortuna communis asperior est, quare indigna uobis nobisque et re publica incipitis?

Atque ego, cuius aetati mors propior est, non deprecor, si quid ea uobis incommodi demitur; neque mox ingenio corporis honestius quam pro uostra salute finem uitae fecerim. Adsum en C. Cotta consul; facio quod saepe maiores asperis bellis fecere: uoueo dedoque me pro re publica, quam deinde cui mandetis circumspicite. Nam talem honorem bonus nemo uolet, cum fortunae et maris et belli ab aliis acti ratio reddunda aut turpiter moriundum sit. Tantum modo in animis habetote non me ob scelus aut auaritiam caesum, sed uolentem pro maxumis beneficiis animum dono dedisse.

Per uos, Quirites, et gloriam maiorum, tolerate aduorsa et consulite rei publicae. Multa cura summo impeno inest, multi ingentes labores, quos nequiquam abnuitis et pacis opulentiam quaeritis, cum omnes prouinciae, regna, maria terraeque aspera aut fessa bellis sint.
ShattereDreams
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Per quando ti servono?
lily54
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Entro questa settimana perchè la prossima ho esame ;( grazieee mille!!!!
ShattereDreams
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Ce la facciamo :) Oggi traduco qualche frammento e lo posto :)
lily54
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Ma grazie ti lovvo <3
ShattereDreams
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Secondo frammento:

"Dalla prima adolescenza, da privato e nelle magistrature, ho vissuto sotto il vostro sguardo. Quelli che hanno voluto, hanno goduto della mia eloquenza, del mio consiglio, del (mio) denaro; e io non ho esercitato un'astuta oratoria né il talento per fare del male. Avidissimo di favore privato, mi sono addossato grandissime inimicizie per la repubblica; vinto assieme a lei, quando, bisognoso dell'aiuto altrui, aspettavo tanti mali, voi, o Romani, mi avete reso nuovamente la patria e gli dei Penati con altissima dignità. Per i quali benefici a stento sembrerei abbastanza riconoscente se a ognuno donassi la vita, cosa che non posso. Infatti la vita e la morte sono diritti di natura; vivere senza vergogna con i concittadini, integro nella stima e nelle sostanze, è qualcosa dato e ricevuto in dono".

Terzo frammento:

"Mi avete eletto console, o Romani, in una repubblica travagliatissima a casa e fuori. Infatti in Spagna i generali chiedono la paga, soldati, armi, frumento; e la situazione costringe a ciò, poiché per l'abbandono degli alleati e per la fuga di Sertorio per i monti, non possono né combattere né procacciarsi le cose utili. In Asia e in Cilicia vengono mantenuti eserciti a causa (per) delle enormi ricchezze di Mitridate; la Macedonia è piena di nemici, e non meno le regioni costiere dell'Italia e delle province; mentre nel frattempo tributi scarsi e incerti per le guerre a stento reggono una parte delle spese. Così navighiamo con una flotta, che trasportava le vettovaglie (i viveri), più piccola di prima. Se queste cose sono state cagionate dal tradimento o dalla nostra negligenza, orsù, come esorta l'ira, puniteci; se la sventura comune è troppo dura, perché intraprendete cose indegne di voi, di noi e della repubblica?".

Inizia a vedere questi, dopo metto gli altri :)

Aggiunto 23 minuti più tardi:

Primo frammento:

"Romani, a me furono molti pericoli, in pace e in guerra, molte avversità; alcune delle quali le sopportai, in parte le allontanai con l'aiuto degli dei e la mia virtù. In tutti questi (si riferisce ai pericoli) non mi è mai mancato il coraggio per l'azione né la forza per le decisioni. Le avversità e la prosperità mutavano a me le risorse, non il carattere (o l'indole, il cuore). Ma al contrario in queste sventure tutte le cose mi hanno abbandonato assieme alla fortuna. Inoltre la vecchiaia, di per sé grave (nel senso di pesante), raddoppia l'affanno, a me misero, vissuta ormai la vita, non è consentito neppure sperare una morte dignitosa. Infatti se sono vostro parricida e, due volte nato qui, ritengo di scarso valore i miei dei Penati, la patria e la suprema dignità, quale supplizio, da vivo, sarà per me sufficiente o quale pena, da morto? Ché con la mia scelleratezza ho superato tutti i supplizi ricordati presso gli inferi".

Aggiunto 1 ora 52 minuti più tardi:

Quarto frammento:

"Ed io, al quale la morte è più vicina per l'età, non la rifiuto, se questa vi toglie qualche incomodo (o male); [da neque a fecerim non mi torna, al massimo la scrivo in un secondo momento]. Sono qui, ecco C. Cotta console; faccio ciò che spesso gli antenati fecero durante aspre guerre: mi voto e mi sacrifico per la repubblica, che poi riflettere a chi l'affidate. Infatti nessun buono vorrà un tale onore, quando si deve render conto della sorte, del mare e della guerra condotta da altri o morire turpemente. Tenete soltanto a mente che non sono stato messo a morte per scelleratezza o avarizia, ma che ho dato volente la mia vita in dono per (vostri) grandissimi benefici".

Quinto frammento:

"Per voi, Romani, e per la gloria degli avi, tollerate le avversità e abbiate cura della repubblica. In un sommo potere ci sono molte preoccupazioni, molti immensi affanni, che rifiutate invano e cercate l'opulenza della pace, mentre tutte le province, i regni, i mari e le terre sono devastate o sfinite dalle guerre".

Spero d'averti aiutata, ho cercato di tradurre il più letterale possibile :) :hi e in bocca al lupo per l'esame!
lily54
lily54 - Ominide - 11 Punti
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Grazie milleeee :)
Scusa, solo una domanda: il primo frammento?
Quirites, multa mihi pericula domi militiaeque, multa aduorsa fuere; quorum alia toleraui, partim reppuli deorum auxiliis et uirtute mea. In quis omnibus numquam animus negotio defuit neque decretis labos. Malae secundaeque res opes, non ingenium, mihi mutabant. At contra in his miseriis cuncta me cum fortuna deseruere. Praeterea senectus per se grauis curam duplicat, cui misero acta iam aetate ne mortem quidem honestam sperare licet. Nam si parricida uostri sum et, bis genitus hic, deos penatis meos patriamque et summum imperium uilia habeo, quis mihi uiuo cruciatus satis est aut quae poena mortuo? Quin omnia memorata apud inferos supplicia scelere meo uici.

Grazie e scusa!!!
ShattereDreams
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L'avevo postato, eccolo:

Primo frammento:

"Romani, a me furono molti pericoli, in pace e in guerra, molte avversità; alcune delle quali le sopportai, in parte le allontanai con l'aiuto degli dei e la mia virtù. In tutti questi (si riferisce ai pericoli) non mi è mai mancato il coraggio per l'azione né la forza per le decisioni. Le avversità e la prosperità mutavano a me le risorse, non il carattere (o l'indole, il cuore). Ma al contrario in queste sventure tutte le cose mi hanno abbandonato assieme alla fortuna. Inoltre la vecchiaia, di per sé grave (nel senso di pesante), raddoppia l'affanno, a me misero, vissuta ormai la vita, non è consentito neppure sperare una morte dignitosa. Infatti se sono vostro parricida e, due volte nato qui, ritengo di scarso valore i miei dei Penati, la patria e la suprema dignità, quale supplizio, da vivo, sarà per me sufficiente o quale pena, da morto? Ché con la mia scelleratezza ho superato tutti i supplizi ricordati presso gli inferi".
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