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Raul
Raul - Genius - 1931 Punti
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Titolo: LA CITTA' DI CROTONE

Inizio: Urbs Croto murum in circuitu patentem duodecim milia passuum habuit ante Pyrrhi in Italiam adventum.Post vastitatem eo bello factam vix pars dimidia habitabatur.....

Autore: LIVIO

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dj142
dj142 - Genius - 12048 Punti
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ho trovato il testo integrale ke è questo preso da qui:
3. Urbs Croto murum in circuitu patentem duodecim milia passuum habuit ante Pyrrhi in Italiam adventum; post vastitatem eo bello factam vix pars dimidia habitabatur; flumen, quod medio oppido fluxerat, extra frequentia tectis loca praeterfluebat, <erat> et arx procul eis quae habitabantur. sex milia aberat inde [urbe nobili] templum, ipsa urbe [erat] nobilius, Laciniae Iunonis, sanctum omnibus circa populis; lucus ibi frequenti silva et proceris abietis arboribus saeptus laeta in medio pascua habuit, ubi omnis generis sacrum deae pecus pascebatur sine ullo pastore, separatimque greges sui cuiusque generis nocte remeabant ad stabula, nunquam insidiis ferarum, non fraude violati hominum. magni igitur fructus ex eo pecore capti columnaque inde aurea solida facta et sacrata est; inclitumque templum divitiis etiam, non tantum sanctitate fuit. ac miracula aliqua adfinguntur ut plerumque tam insignibus locis: fama est aram esse in vestibulo templi cuius cinerem nullo unquam moveri vento. sed arx Crotonis, una parte imminens mari, altera vergente in agrum, situ tantum naturali quondam munita, postea et muro cincta est qua per aversas rupes ab Dionysio Siciliae tyranno per dolum fuerat capta. ea tum arce satis ut videbatur tuta Crotoniatum optimates tenebant se circumsedente cum Bruttiis eos etiam plebe sua. postremo Bruttii, cum suis viribus inexpugnabilem viderent arcem, coacti necessitate Hannonis auxilium implorant. is condicionibus ad deditionem compellere Crotoniates conatus ut coloniam Bruttiorum eo deduci antiquamque frequentiam recipere vastam ac desertam bellis urbem paterentur, omnium neminem praeter Aristomachum movit. morituros se adfirmabant citius quam immixti Bruttiis in alienos ritus mores legesque ac mox linguam etiam verterentur. Aristomachus unus, quando nec suadendo ad deditionem satis valebat nec, sicut urbem prodiderat, locum prodendae arcis inveniebat, transfugit ad Hannonem. Locrenses brevi post legati, cum permissu Hannonis arcem intrassent, persuadent ut traduci se in Locros paterentur nec ultima experiri vellent; iam hoc ut sibi liceret impetraverant et ab Hannibale missis ad is ipsum legatis. ita Crotone excessum est deductique Crotoniatae ad mare naves conscendunt; Locros omnis multitudo abeunt. in Apulia ne hiemps quidem quieta inter Romanos atque Hannibalem erat. Luceriae Sempronius consul, Hannibal haud procul Arpis hibernabat. inter eos levia proelia ex occasione aut opportunitate huius aut illius partis oriebantur meliorque eis Romanus et in dies cautior tutiorque ab insidiis fiebat.

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La città di Crotone, prima dell'arrivo di Pirro in Italia, aveva una cerchia di mura lunga dodici miglia; dopo la devastazione di quella guerra, a stento una metà era abitata; il fiume, che passava in mezzo alla città, scorreva in una zona fuori dei luoghi abitati ed anche la rocca si trovava lontano da quelli. Distava sei miglia da lì il tempio di Giunone Lacinia, più celebre della stessa città, venerato da tutti i popoli intorno; qui un bosco sacro, con folta vegetazione e circondato da alti abeti, aveva in mezzo ricchi pascoli dove pascolava senza alcun pastore bestiame di ogni razza sacro alla dea, e di notte le greggi di ciascuna specie tornavano separatamente verso le proprie stalle, mai insidiate dalle fiere, né maltrattate dagli uomini. Si ricavarono grandi introiti da quel bestiame e fu poi costruita e consacrata una colonna tutta d'oro; perciò il tempio fu celebre non solo per la sua sacralità, ma anche per le sue ricchezze. Gli si attribuiscono, inoltre, virtù miracolose come spesso a luoghi tanto famosi: si racconta che all'entrata del tempio vi fosse un altare la cui cenere non veniva mai portata via da nessun vento. Ma la rocca di Crotone, che da una parteè a picco sul mare e dall'altra guarda la campagna, una volta era protetta soltanto dalla posizione naturale; in seguito fu circondata da un muro, per dove attraverso le opposte rupi era stata occupata con un inganno da Dionisio, tiranno di Sicilia. Essendo allora, come sembrava, quella rocca abbastanza sicura, gli ottimati di Crotone la occupavano, mentre anche la loro plebe li assediava insieme con i Bruzzi. Alla fine questi, vedendo di non poter espugnare la rocca con le loro forze, costretti dalla necessità, imploravano l'aiuto di Annone. Questi pur avendo tentato di spingere i Crotoniati alla resa a condizione che permettessero di fondare là una colonia di Bruzzi, e che la città devastata e spopolata dalle guerre recuperasse l'antico numero di abitanti, non persuase nessuno tranne Aristomaco. Dichiaravano che sarebbero morti piuttosto che, mescolandosi ai Bruzzi, mutare con quelli di altri popoli i riti, i costumi e le leggi e perfino la lingua. Solo Aristomaco passò dalla parte di Annone, dal momento che non era in grado di persuadere i suoi alla resa, né trovava un modo di prendere col tradimento la rocca come aveva fatto con la città. Poco dopo, degli ambasciatori locresi, essendo entrati nella rocca con il permesso di Annone, li persuasero a lasciarsi trasferire a Locri e a non voler sperimentare il pericolo estremo; avevano già ottenuto da Annibale di poter fare ciò, dopo avergli per questo mandato degli ambasciatori. Così Crotone fu evacuata e i Crotoniati condotti al mare si imbarcarono sulle navi; tutta la popolazione se ne andò a Locri. In Apulia nemmeno l'inverno passò tranquillo tra i Romani ed Annibale. Il console Sempronio svernava a Luceria, Annibale non lontano da Arpi. Tra loro scoppiavano scaramucce secondo l'occasione o l'opportunità dell'una o dell'altra parte e grazie a queste i Romani diventavano più forti ed ogni giorno più cauti e più sicuri contro le insidie.

oppure questa da qui ke è una traduzione ridotta:
La città di Crotone, aveva una cinta muraria che, prima dell'arrivo di Pirro in Italia, si sviluppava per dodici miglia. Dopo la devastazione causata da quel conflitto, appena una metà era abitata: il fiume, che precedentemente ta~liava in due la città, lambiva col suo corso la parte in cui sorgeva Il maggior numero di case; la rocca si elevava lontano dal centro abitato. Sul territorio di una città rinomata sorgeva un tempio più rinomato della città stessa, quello di Giunone Lacinia, santo per tutte le popolazioni circostanti. Lì, in mezzo ad un bosco sacro circondato da una fitta foresta e da maestosi abeti, erano racchiusi fertili pascoli, dove animali di ogni specie, consacrati alla dea, pascolavano senza alcun pastore. Gli armenti tornavano per conto loro, al sopraggiungere della notte, nelle rispettive stalle senza mai subire agguati da belve o essere profanati da inganni umani. E dunque erano grandi i guadagni che si ricavavano da quel bestiame, tanto che con quel denaro venne fusa e consacrata una colonna d'oro massiccio: il tempio acquistò dunque rinomanza non solo per la sua sacralità ma anche per la sua ricchezza.
Raul
Raul - Genius - 1931 Punti
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