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chiarat
chiarat - Erectus - 120 Punti
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mi servirebbe l'analisi del testo di alcuni brani latini di sallustio (con preposizioni, complementi, etc)sotto il testo latino riporto anche la traduzione del testo.


1

Sed ubi labore atque iustitia res pubblica crevit, reges meagni bello domiti, nationes ferae et populi ingentes vi subacti, Chartago aemula imperi Romani ab stirpe interiit, cuncta maria terraque patebant, saevire fortuna ac miscere omnia coepit. Qui labores, pericula, dubias atque asperas res facile toleraverant, iis otium divitiaeque, optanda alias,oneri miseriaeque fuere.Igitur primo pecuniae, deinde imperi cupido crevit: ea quasi materies omnium malorum fuere. Namque avaritia fidem probitatem ceterasque artis bonas subvortit; pro his superbiam, crudelitatem, deos neglegere, omnia venalia habere edocuit. Ambitio multos mortalis falsos fieri subegit, aliud clausum in pectore, aliud in lingua promptum habere, amicitias inimicitiasque non ex re, sed ex commodo aextumare, magisque voltum quam ingenium bonum habere. Haec primo paulatim crescere, interdum vindicari; post ubi contagio quasi pestilentia invasit, civitas inmutata, imperium ex iustissumo atque optumo crudele intolerandumque factum.

Ma quando la repubblica si fu ingrandita col lavoro e la giustizia, quando i grandi re furono domati con la guerra, quando le nazioni selvagge e tutti i popoli furono sottomessi con la forza, quando Cartagine rivale dell'Impero Romano fu distrutta alla radice e quando ormai erano aperti tutti i mari e le terre, la sorte cominciò a infuriare e a mettere sottosopra tutte le cose. Coloro i quali avevano tollerato facilmente lavori pesanti, pericoli, situazioni aspre e dubbie, proprio a loro in altri momenti l'ozio e le ricchezze furono di peso e di rovina. Dunque per prima cosa crebbe il desiderio di ricchezze e quindi quello del potere; queste cose per così dire furono l'origine di tutti i mali. Ed infatti l'avidità sovvertì la fiducia, l'onestà e tutte le altre qualità del comportamento; al posto di queste si insegnò la superbia , la crudeltà, a rinnegare gli dei e ad avere tutto come oggetto di prezzo. L'ambizione spinse molti mortali a diventare disonesti , ad avere una cosa chiusa nel cuore ed un'altra manifesta sulla lingua, a stimare amicizie ed inimicizie non dai fatti ma dai vantaggi e a reputare migliore l'aspetto esteriore dell'intelligenza. Queste cose sulle prime incominciarono a crescere a poco a poco e talora ad essere vendicate; ma dopo, quando la contaminazione si estese quasi come una pestilenza, il governo/la città mutò e l'impero da giustissimo e ottimo divenne crudele ed intollerante.


2

Postquam divitiae honori esse coepere et eas gloria, imperium, potentia sequebatur, hebescere virtus, paupertas probro haberi, innocentia pro malivolentia duci coepit: Igitur ex divitiis iuventutem luxuria atque avaritia cum superbia invasere; rapere, consumere, sua parvi pendere, aliena cupere, pudorem, pudicitiam, divina atque humana promiscua, nihil pensi neque moderati habere. Operae pretium est, cum domos atque villas cognoveris in urbium modum exaedificatas, visere templa deorum quae nostri maiores, religiosissumi mortales, fecere. Verum illi delubra deorum pietate, domos suas gloria decorabant; neque victis quicquam praeter iniuriae licentiam eripiebant. At hi contra, ignavissumi homines, per summum scelus omnia ea sociis adimere, quae fortissumi viri victores reliquerant: proinde quasi iniuriam facere, id demum esset imperio uti.


Dopo che la ricchezza cominciò ad essere un merito e procurò gloria, potere, potenza, la virtù iniziò a svigorirsi, la povertà cominciò ad essere considerata una vergogna, l'integrità ad essere ritenuta posseduta per malanimo. Allora, in conseguenza alle ricchezze, la lussuria e l'avarizia unita alla superbia invasero la gioventù; essi rapivano, consumavano, consideravano di poco conto le proprie cose e desideravano quelle d'altri, disprezzavano il pudore, la castità, senza distinguere fra cose umane e divine, non avevano nessuno scrupolo né ritegno. Varrebbe la pena, dopo avere visto case e ville costruite alla maniera di città, visitare i tempi degli dei che hanno edificato i nostri avi, religiosissimi mortali. In verità essi decoravano i tempi degli dei per fede e le loro case per la gloria; e non toglievano nulla ai vinti, tranne la possibilità di nuocere. Mentre, al contrario, oggi questi, uomini oltremodo vili, con estrema scelleratezza portano via agli alleati tutto ciò che i vincitori un tempo avevano lasciato loro: come se l'esercizio del potere fosse solo commettere degli atti ingiuriosi.


3


Quibus rebus permota civitas atque immutata urbis facies erat. Ex summa laetitia atque lascivia, quae diuturna quies pepererat, repente omnis tristitia invasit; festinare, trepidare, neque loco neque homini cuiquam satis credere, neque bellum gerere neque pacem habere, suo quisque metu pericula metiri. Ad hoc mulieres, quibus rei publicae magnitudine belli timor insolitus incesserat, afflictare sese, manus supplices ad caelum tendere, miserari parvos liberos, rogitare, omnia pavere, superbia atque deliciis omissis sibi patriaeque diffidere. At Catilinae crudelis animus eadem illa movebat, tametsi praesidia parabantur et ipse lege Plautia interrogatus erat ab L. Paulo. Postremo dissimulandi causa aut sui expurgandi, si cuius iurgio lacessitus foret, in senatum venit. Tum M. Tullius consul, sive praesentiam eius timens sive ira commotus, orationem habuit luculentam atque utilem rei publicae, quam postea scriptam edidit. Sed ubi ille adsedit, Catilina, ut erat paratus ad dissimulanda omnia, demisso voltu, voce supplici postulare a patribus coepit, ne quid de se temere crederent; ea familia ortum ita se ab adulescentia vitam instituisse, ut omnia bona in spe haberet; ne existumarent sibi, patricio homini, cuius ipsius atque maiorum pluruma beneficia in populum Romanum essent, perdita re publica oipus esse, cum eam servaret M. Tullius, inquilinus civis urbis Romae. Ad hoc male dicta alia cum adderet, obstrepere omnes, hostem atque parricidam vocare. Tum ille furibundus "quoniam quidem circumventus" inquit "ab inimicis praeceps agor, incendium meum ruina restinguam."


La cittadinanza era stata scossa da questi fatti e era stato trasformato l'aspetto della civiltà. Dalla massima gaiezza e spensieratezza, che aveva prodotto la lunga pace, di colpo la tristezza invase tutti: si muovevano in fretta, erano agitati, non si fidavano abbastanza né di alcun luogo né di alcuna persona, non portavano guerra né avevano pace, ciascuno misurava i pericoli con la sua paura. Inoltre le donne, nelle quali si era insinuata una paura insolita a causa della grandezza dello Stato, si affliggevano, tendevano supplici le mani al cielo, consolavano i figli piccoli, facevano domande in continuazione su tutto, erano terrorizzate, prendevano tutto, deposto la superbia e l'orgoglio, disperavano per sé e per la patria. Ma l'animo crudele di Catilina perseguiva le stesse cose, anche se si preparavano i presidi ed egli stesso era stato chiamato in giudizio da Lucio Paolo per la legge Plauzia. Infine per nascondere o per giustificarsi, come se fosse stato provocato da un insulto, venne in senato. Allora il console Marco Tullio, o temendo la sua presenza o scosso dall'ira, fece la sua orazione stupenda e utile allo stato, che in seguito scrisse e pubblicò (lett.: pubblicò dopo averla scritta). Ma appena quello si sedette, Catilina, preparato com'era a negare tutto, a volto basso e a voce supplice, cominciò a chiedere che non si prestasse fede a voci infondate sul suo conto (lett.: su di lui senza fondamento): (disse che) era discendente di una famiglia tale, (e che) aveva stabilito la sua vita dall'adolescenza in modo tale che si poteva sperare in ogni bene; che non pensassero che lui, uomo patrizio, i benefici del quale e dei cui antenati verso la plebe Romana erano moltissimi, aveva bisogno della rovina dello stato, mentre Marco Tullio, cittadino inquilino della città di Roma, la salvava. Inoltre aggiungendo ingiurie, tutti protestavano, (lo chiamavano) nemico e assassino (della patria). Allora quello furibondo: «Poiché certamente circondato - disse - da nemici sono spinto a capofitto, estinguerò il mio incendio con la rovina».

4

Igitur eis genus, aetas, eloquentia, prope aequalia fuere; magnitudo animi par, item gloria, sed alia alii. 2. Caesar beneficiis ac munificentia magnus habebatur, integritate vitae Cato. Ille mansuetudine et misericordia clarus factus, huic severitas dignitatem addiderat. 3. Caesar dando, sublevando ignoscendo, Cato nihil largiundo gloriam adeptus est. In altero miseris perfugium erat, in altero malis pernicies. Illius facilitas, huius costantia laudabatur. 4. Postremo Caesar in animum induxerat laborare, vigilare, negotiis amicorum intentus sua neglegere, nihil denegare quod dono dignum esset; sibi magnum imperium, exercitum, bellum novum exoptabat ubi virtus enitescere posset. 5. At Catoni studium modestiae, decoris, sed maxume severitatis erat. 6. Non divitiis cum divite neque factione cum factioso, sed cum strenuo virtute, cum modesto pudore, cum innocente abstinentia certabat. Esse quam videri bonus malebat; ita, quo minus petebat gloriam, eo magis illum assequebatur.


Essi ebbero dunque la stessa origine, età, eloquenza quasi uguali; uguale grandezza d'animo, parimenti la gloria, ma diversa nell'uno e nell'altro. 2. Cesare era considerato grande per i favori e per la generosità, Catone per l'integrità della vita. Quello era diventato famoso per la mitezza e per la pietà, a questo l'austerità aveva aggiunto dignità. 3. Cesare conseguì la gloria col dare, con l'aiutare, con il perdonare, Catone con il non concedere niente.In uno c'era rifugio per i miseri, nell'altro rovina per i malvagi. Di quello veniva lodata l'indulgenza, di questo la coerenza. 4. Alla fine Cesare si era deciso a darsi da fare, a vegliare, interessato agli affari degli amici, a trascurare i propri, non negando niente che fosse degno di un dono. Desiderava per sé un grande potere, un esercito, una nuova guerra dove il valore potesse risplendere. 5. Ma Catone aveva la passione della modestia, del decoro, ma soprattutto dell'austerità. 6. Gareggiava non in ricchezza con il ricco, non in faziosità con il fazioso, ma con il valoroso in valore, con il modesto in pudore, con l'onesto in temperanza. Preferiva essere buono piuttosto che apparire; così quanto meno aspirava alla gloria tanto più questa lo inseguiva.


GRAZIE MILLE
Lovely_pink
Lovely_pink - Sapiens Sapiens - 1749 Punti
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per quando ti serve??? poi nn ho capito bn cs devi fare
chiarat
chiarat - Erectus - 120 Punti
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mi serve entro stasera, ho bisogno dell'analisi del testo latino: con i complementi le preposizioni etc
Lovely_pink
Lovely_pink - Sapiens Sapiens - 1749 Punti
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ahhh ok provo a farlo ma nn so se ci riuscirò perche sto facendo anke altri compiti
chiarat
chiarat - Erectus - 120 Punti
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grazie mille..
Lovely_pink
Lovely_pink - Sapiens Sapiens - 1749 Punti
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nn riesco mi disp
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