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  • la giornata di un Civis Romanus! D:

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TaniaFells
TaniaFells - Ominide - 12 Punti
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salve a tutti ragazzi :) Ho urgenza di sapere come si svolgeva l'intera giornata di un "civis Romanus"Grazie in anticipo a tutti :)
Achille95
Achille95 - Sapiens Sapiens - 1759 Punti
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Ciao,Visto che mi hai fatto capire che preferivi una traccia su COME fare, ti do una piccola guida per svolgere questo compito nel modo migliore possibile.

Innanzitutto,io inizierei a parlare del cittadino romano medio,del periodo in cui si parla,dei lavori che si svolgevano,delle attivita' che si praticavano. Dopodichè metti una dopo l'alotra le informazioni oggettive a noi risalite. Ti incollo una mia ricerca con relazione che feci ispirato a lo scrittore Angela,che inquadro' alla perfezione quello di cui stiamo parlando. Leggiti cio' che c'è scritto e struttura un tema espositivo (ovvero un tema nel quale esponi in modo ordinato e coerente le tue conoscenze).
Consiglio:dai un titolo coerente,puoi anche riciclare il mio scrivendo "Tema ssulla vita del cittadino romano, il Civis Romanus".



RELAZIONE SULLA VITA DEGLI ABITANTI DI ROMA.


Gli abitanti hanno le stesse leggi,
possono intendersi parlando latino e greco, si
scambiano regolarmente merci e prodotti. Da un
anno l’imperatore ha acquisito il titolo di
Optimus, per le sue straordinarie vittorie militari
ma soprattutto per la sua politica di equilibrio,
rispettosa del senato e aperta verso le nuove
forze sociali dell’Impero. La conquista della
ricchissima Dacia, scolpita intorno alla Colonna
Traiana eretta per l’occasione nel Foro, viene
celebrata per quattro mesi con feste, giochi e
spettacoli. Traiano ha ordinato la costruzione e il
consolidamento di numerose opere pubbliche –
strade, canali, ponti – e ha fatto bonificare le paludi pontine, realizzando porti ad Ostia,
ad Ancora e Civitavecchia. Infine, con la creazione del Foro, dei suoi mercati e
dell’imponente Basilica Ulpia, ha per sempre cambiato l’aspetto della capitale. Si trattò
di un’ingente politica di spesa che, secondo la moderna storiografia, depauperò
eccessivamente le finanze pubbliche a danno delle generazioni seguenti…
Da sempre siamo stati abituati a studiare la storia di Roma attraverso la sua
magnifica storia politica, le imprese dei suoi grandi condottieri e le sue istituzioni; a
celebrare la potenza militare di un Impero – che allargò i suoi confini su tutte le terre
fino ad allora conosciute – e i grandi personaggi della letteratura e della cultura latina.
Un’immagine per molti perduta nella memoria dei tempi di scuola, e oggi ancora più
sfuocata da quando i programmi ministeriali, sempre più sfrangiati, costringono ad una
trattazione troppo sintetica della storia antica, come fosse solo un’età di raccordo.
Eppure, passeggiando tra le antiche rovine dell’Urbe, ciascuno di noi si sarà
chiesto come in realtà potesse essere la vita quotidiana dei cittadini, della gente del
popolo, alle prese tutti i giorni con una vera e propria “metropoli” dell’antichità che
all’epoca contava circa un milione e mezzo di abitanti. Una giornata nell’antica Roma Vincenzo Blasi








Dionysus ex machina luglio 2010 2
Come viveva e come lavorava un civis romanus? Che cosa mangiava? Quali erano
le sue occupazioni? Quali le sue abitudini sociali e private? Come trascorreva il tempo
libero?
Alberto Angela immagina di trascorrere un’intera giornata, dall’alba fino a notte
fonda, nell’Urbe. Come un cittadino di quasi duemila anni fa. Ma con gli occhi e la
sensibilità di chi da tempo, studiando e visitando i siti archeologici, racconta con
entusiasmo la vita nell’antica Roma. Con il consueto stile chiaro ed efficace, utilizzato
con successo anche nei suoi documentari televisivi, l’autore ci guida in questa
incantevole passeggiata per le vie e per i vicoli della Roma di Traiano, entrando nelle
case e nei palazzi, nei mercati e nelle taverne, alle terme o al Colosseo, per scoprire e
indagare tutte le curiosità e i piccoli grandi dettagli della vita dei nostri antenati latini.
Dai ricchi patrizi ai poveri plebei.

La giornata inizia alle prime luci dell’alba. Si assiste al diverso risveglio di schiavi
e padroni. Prima nella domus, la grande casa di città, e poi nei “condomini” a più piani,
le insulae (da qui il nome di isolato), dove abitavano i meno abbienti. All’interno della
domus, ci soffermiamo sul rituale della vestizione del dominus, ci vengono svelati i
segreti dell’abbigliamento e del trucco della padrona di casa. Viene quindi servita la
prima colazione (ientaculum), uno dei pasti “forti” della giornata.
La casa signorile, documentata soprattutto dagli scavi di Pompei e di Ercolano,
era all’esterno molto modesta e priva di ornamenti, ma nell’interno abbastanza
complessa, spaziosa e articolata in diverse sezioni (regiones), disposte quasi sempre su
un solo piano: il vestibulum, dove il dominus attendeva sin dall’alba i clientes, l’atrium,
il locale più vasto e frequentato dal quale si accedeva alle altre stanze (cubicula,
triclinia, tablinum e balnea), e il peristylium, il giardino cinto da porticati. Possiamo
esplorare la casa con le sue pareti ricche di affreschi vivi e colorati, con il suo
arredamento fatto di panche e sgabelli ma anche di suppellettili egiziane o etrusche.
Ma bastano poche pagine per essere trasportati all’interno di un’insula, un
esempio di edilizia popolare, riccamente documentata dagli scavi di Ostia. Nella città
portuale, alle foci del Tevere, sono infatti venute alla luce numerose insulae, caseggiati
anche di cinque o sei piani destinati ad abitazioni di affitto. Fin dai tempi antichi, Roma
cercò di risolvere il problema dello spazio con la costruzione di alti palazzi, spesso dei
veri e propri “mostri” dell’edilizia: un vero shock per chi, dai numerosi villaggi
circostanti, arrivasse per la prima volta nella capitale.
I diversi appartamenti (cenacula) delle insulae, collegati tra loro da ballatoi, erano
indipendenti e serviti da scale che si aprivano direttamente sulla strada o nei cortili
interni. Le insulae più modeste sorgevano schiena contro schiena, formando una
struttura lunga e stretta che si affacciava su due stradine parallele (vici), quando non
erano semplici passaggi (angiporti) o sentieri (semitiae). Salendo le scale possiamo Una giornata nell’antica Roma Vincenzo Blasi








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attraversare in verticale la diversità sociale di Roma: ai piani superiori gli appartamenti
erano occupati da famiglie sempre più povere.
Scopriamo insieme il «volto umano e disumano» del quartiere delle insulae. È qui
che vediamo muoversi confusamente una varia umanità: portinai, ex legionari, schiavi
impegnati nei lavori più diversi, ma anche avidi amministratori di condominio pronti a
riscuotere affitti e subaffitti. E ancora urla, schiamazzi e litigi. E ovunque sporcizia,
poiché nonostante la progettazione organica e razionale, le insulae erano poco sicure e
prive di servizi igienici.
Ci riversiamo allora nelle affollate e rumorose strade. Al pianterreno delle insulae
attraversiamo una lunga serie di botteghe (tabernae), negozi e laboratori artigiani
(officinae). Tra gli empori e le case della Roma popolana è quasi impossibile
camminare. Siamo colpiti dai colori accesi delle statue, delle vesti e delle mercanzie
esposte; dalla straordinaria varietà dei visi che possiamo incrociare; dai personaggi
dediti a ogni sorta di traffici commerciali e dalle frotte di bambini che corrono; dai motti
arguti e dagli audaci graffiti incisi sui muri scrostati delle case popolari. Roma come
l’India o come New York.
I proprietari delle botteghe si fanno pubblicità come possono: qui, un barbiere
(tonsor) espone specchi e forbici; là, un fornaio mette in mostra rotonde pagnotte; sopra
la porta di un macellaio (lanius) si nota un bassorilievo con una fila di cosce di maiale,
mentre sul muro di un’osteria fa bella mostra l’affresco di un bevitore. Ecco che un
gruppo di ragazzi del popolo circonda un venditore di torta di ceci di cui i Romani sono
ghiotti, mentre un altro gruppo vociante gioca alle noci. Nel frastuono indescrivibile, a
fatica si distinguono le voci degli ambulanti (circulatores). Ovunque vetture trainate da
cavalli e lettighe (lecticae) portate da schiavi.
Finalmente, qualche pagina più avanti, si apre la grande spianata del Foro, il cuore
economico e politico della città. Vi si può trovare la gente di ogni tipo: oziosi e parassiti
confusi fra una folla di clientes. Qui si possono apprendere le notizie. L’enorme piazza è
circondata dalla Basilica Iulia, dove si celebrano i processi, dalla Basilica Aemilia e
dalla Curia, la sede del Senato.
Dopo aver consumato un rapido e frugale pasto (prandium) in un bar dell’epoca
(taberna) o più comodamente seduti in una locanda (popina), non manca di certo la
sosta alle terme. Qui, pagando una cifra minima o addirittura gratuitamente, dal primo
pomeriggio all’ora di cena si riversa una rumorosa folla di frequentatori di ambo i sessi.
In questo «“affollamento” dei corpi», fra palestre, piscine e massaggi, si possono
ascoltare dottissime arringhe o triviali barzellette. Scorrendo con gli occhi la descrizione
di questo luogo alla sua ora di punta, non possiamo non ricordare la testimonianze e le
lagnanze di Seneca (Lettere a Lucilio, VI 55) che abitava proprio sopra un bagno
pubblico: «Immagina un vocío, un gridare in tutti i toni, che ti fa desiderare di essere
sordo; sento il mugolío di coloro che fanno ginnastica: emettono sibili e respirano
affannosamente. Se qualcuno se ne sta buono buono a farsi fare il massaggio, sento il Una giornata nell’antica Roma Vincenzo Blasi








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picchío della mano sulla spalla e un suono diverso a seconda che il colpo è dato con la
mano piatta o incava. Quando poi viene uno di quelli che non può giocare a palla, se
non grida e incomincia a contare i colpi ad alta voce, è finita. C’è anche l’attaccabrighe,
il ladro colto sul fatto, il chiacchierone, che, quando parla, sta a sentire il suono della
sua voce; e quelli che fanno il tuffo nella vasca per nuotare, mentre l’acqua spruzza
rumorosamente da tutte le parti. Ma per lo meno questi mettono fuori la voce che è la
loro. Pensa al depilatore, che non sta zitto e che quando strappa i peli a qualcuno strilla
insieme a chi gli sta sotto. Senza contare l’urlío dei venditori di bibite, di salsicce, di
pasticcini e degli inservienti delle bettole che vanno in giro, offrendo la loro merce,
ciascuno con una speciale modulazione di voce».
Ma un boato attira la nostra attenzione. Proviene dal vicino Colosseo. Possiamo
entrare gratuitamente, basta procurarsi un permesso (generalmente una tessera d’osso).
La folla è in delirio. Dopo l’esecuzione dei condannati di turno, sbranati da feroci belve,
e l’intrattenimento di alcuni acrobati, si assiste finalmente ai combattimenti (munera)
dei leggendari gladiatori. Un agile trace, armato con una corta spada e un piccolo scudo
rettangolare, affronta un massiccio mirmillone, nascosto dietro un enorme scudo e un
pesante elmo. Qualche pagina dopo, un altro combattimento osservato dalla soggettiva
di un gladiatore, immaginando di essere nello scudo di un mirmillone che affronta un
retiarius, il gladiatore munito di rete e tridente, generalmente avversario del secutor. Si
tratta di combattenti letteralmente osannati dal pubblico, amati dalle donne e famosi in
tutto l’impero.
Nella seconda parte del pomeriggio c’è la cena, l’ultimo pasto prima della notte.
Siamo invitati in casa di un patrizio al suo opulento banchetto, un eccezione rispetto alla
stragrande maggioranza dei romani che mangiano molto più sobriamente. Con uno
speciale permesso possiamo accedere alle cucine, osservare il lavoro dei cuochi ed
apprendere alcune loro ricette.
Infine, dopo la commissario, una sorta di gara finale di brindisi, abbiamo il tempo
di indagare sui segreti inconfessabili e sui vizi della vita sessuale di patrizi e plebei; sui
grandi mutamenti che, dopo le conquiste nel mondo medio-orientale, spinsero le donne
verso un più alto livello di autonomia e portarono nella capitale la leggerezza dei
costumi dell’Est.
Grandi scoperte e piccole curiosità animano dunque questo libro che risveglia il
volto intimo e quotidiano dell’antica Roma, offrendo un omaggio a quella storia fatta,
non dai grandi personaggi, ma da ogni singolo individuo, da quei cittadini che con le
loro attività quotidiane e le loro energie hanno contribuito alla grandezza e alla potenza
di un Impero. Frutto di studi storici rigorosi e di dati raccolti in oltre quindici anni di
riprese sui siti archeologici dell’antica Roma e del suo vasto Impero, vi si intrecciano
divulgazione ed erudizione. Il racconto conserva un lineare equilibrio, tra la narrazione
soggettiva e quasi diaristica della giornata-tipo di un cittadino e la riflessione
“partecipata” sugli aspetti più interessanti e sulle curiosità dell’antichità romana. Una giornata nell’antica Roma Vincenzo Blasi








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Scorrendo le pagine si ha davvero l’impressione di addentrarsi nei vicoli della
Suburra, di penetrare nell’affollata spianata del Foro, di vivere gli ultimi istanti di vita
di un gladiatore, di immergersi nelle calde acque e nei vapori delle terme...
Un’avventura in un mondo lontano eppure tanto simile al nostro, dove si riscontrano
molte somiglianze con i nostri usi e costumi contemporanei.
Sui muri scrostati e unti di un’insula torniamo ad osservare un graffito che
rappresenta il combattimento tra due gladiatori. I tratti del disegno sono infantili. È
sicuramente l’opera di un bambino. Vi sono scritti anche i nomi dei due combattenti:
Sedulus e Thelonicus, due beniamini delle folle che accendono la fantasia dei bambini,
proprio come avviene oggi con i calciatori, con i cartoni animati o con i divi della
musica e dello spettacolo. Più avanti altri graffiti: uno con un messaggio osceno, simile
a quelli che vediamo negli odierni bagni pubblici, un altro che testimonia di un amore
adolescenziale, un altro ancora scritto da una donna che si offre a buon mercato. «Sesso,
amore, invettive, agonismo; questo hanno trovato gli archeologi inciso sui muri
romani». Sembra davvero che, dopo duemila anni, non sia cambiato nulla. O quasi.



Riporta in modo riassuntivo questi passaggi e andrai alla grande. Ricordati sempre di cogliere i punti fondamentali e di non scrivere all'inizio cose inutili, ma costruisci gradualmente i punti fondamentali per poi fiorirlo in modo metrico,retorico e schematico come preferisci. Spero di esserti stato utile e che ti vada alla grande,in bocca al lupo.
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